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Art. 1193 codice civile: Imputazione del pagamento

Chi ha più debiti della medesima specie (1) verso la stessa persona può dichiarare, quando paga, quale debito intende soddisfare (2).

In mancanza di tale dichiarazione, il pagamento deve essere imputato al debito scaduto; tra più debiti scaduti, a quello meno garantito; tra più debiti ugualmente garantiti, al più oneroso per il debitore; tra più debiti ugualmente onerosi, al più antico. Se tali criteri non soccorrono, l’imputazione è fatta proporzionalmente ai vari debiti (3).


Commento

Imputazione del pagamento: si ha quando un soggetto, avendo una pluralità di debiti nei confronti dello stesso creditore, dichiara quale di essi intende adempiere con un dato pagamento.

 

Scaduto: è tale il debito esigibile, che può cioè essere richiesto, in quanto è scaduto il termine per l’adempimento [v. 1184 ss.].

 

Garantito: è tale il debito il cui adempimento è assicurato da garanzie reali o personali [v. 1179].

 

(1) I debiti devono essere omogenei, nel senso che devono avere tutti ad oggetto una somma di denaro o cose fungibili dello stesso genere (es.: grano, vino etc.).

 

(2) Il debitore ha il potere di imputare il pagamento ad un determinato debito e il creditore non può fare alcuna opposizione; ciò in quanto il debitore è titolare di un diritto potestativo.

 

(3) L’imputazione spetta, innanzitutto, al debitore e, in mancanza, al creditore [v. 1195]; se anche il creditore non procede all’imputazione, si osservano le regole contenute nel comma 2 (criteri legali di imputazione).

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Nel caso in cui il debitore abbia provato il pagamento integrale di una fattura sulla base della dicitura "pagamento effettuato" manoscritta sul documento e mai contestata dal creditore, grava su quest'ultimo l'onere di controdedurre e dimostrare che quel pagamento deve imputarsi ad un credito diverso. Rigetta,App. Torino, 19/09/2012

Cassazione civile sez. VI  21 novembre 2014 n. 24837  

 

In tema di imputazione di pagamento, qualora un datore di lavoro abbia una pluralità di debiti verso un ente previdenziale, il pagamento parziale va imputato alla estinzione del debito relativo alle sanzioni civili, in quanto credito meno garantito, piuttosto che al capitale rappresentato dalle contribuzioni omesse, poiché il primo è assistito da un privilegio, per ordine di soddisfazione e per entità dell'importo coperto, pari a metà (artt. 2754 e 2778 n. 8 cod. civ.), suvvalente rispetto al secondo, assistito da privilegio di grado poziore e per l'intero importo (artt. 2753 e 2778 n. 1 cod. civ.). Cassa e decide nel merito, App. Firenze, 05/08/2008

Cassazione civile sez. lav.  06 maggio 2014 n. 9648  

 

In tema di pagamento, quando il debitore abbia dimostrato di avere corrisposto somme idonee a estinguere il debito, incombe al che pretenda di imputare l'adempimento ad altro credito - l'onere della prova delle condizioni di una diversa imputazione.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2014 n. 4377  

 

L'imputazione di pagamento, disciplinata dagli articoli 1193-1195 c.c., presuppone per sua stessa natura la preesistenza di una pluralità di rapporti obbligatori tra le parti stesse, ed assolve alla funzione di individuare il debito, tra i più, cui l'adempimento di riferisce. Per cui, in assenza di tale pluralità di rapporti, la relativa disciplina non può essere utilizzata.

Cassazione civile sez. II  15 ottobre 2013 n. 23341  

 

La disposizione dell'art. 1193 c.c. presuppone una pluralità di rapporti obbligatori tra le stesse parti e ha lo scopo di eliminare l'incertezza circa la sorte degli stessi, evitando che a ciascun atto di pagamento non segua l'effetto solutorio di una ben determinata obbligazione, sicché tale disposizione non è applicabile, e la questione dell'imputazione del pagamento non è proponibile, quando tra le parti sussista un unico debito. Rigetta, App. Venezia, 10/11/2005

Cassazione civile sez. II  03 ottobre 2013 n. 22639  

 

In tema di imputazione di pagamento, quando il debitore non si avvalga della facoltà di dichiarare quale debito intenda soddisfare, la scelta, come desumibile dall’art. 1195 c.c., spetta al creditore, il quale, nello stesso documento di quietanza, può dichiarare di imputare il pagamento ad uno o più debiti determinati, subentrando i criteri legali di cui all’art. 1193 c.c., che hanno carattere suppletivo, soltanto quando né il debitore né il creditore abbiano effettuato l’imputazione. La dichiarazione di imputazione del creditore deve però essere accettata dal debitore e, qualora sia inserita nello stesso documento contenente la quietanza, la ricezione del documento da parte del debitore si riferisce solo alla quietanza in esso contenuta e soddisfa il suo interesse a conservare la prova documentale dell’avvenuto pagamento, ma non presuppone un accordo sull’imputazione; perché la ricezione del documento assuma valore di prova dell’accettazione dell’imputazione operata dal creditore è necessario, difatti, che da parte del debitore essa non venga immediatamente o prontamente contestata, atteso che la mancata tempestiva contestazione assume il valore dell’acquiescenza.

Tribunale Parma  03 luglio 2013 n. 991  

 

 

Imposta di fabbricazione

Posto che le rate mensili di versamento dell'accisa sul gas corrispondono a modalità di adempimento di un unico debito, la parzialità dell'adempimento delle rate non ancora scadute comporta la tardività dei pagamenti via via susseguitisi, volta per volta scomputati dalle quote da imputare ad indennità di mora ed interessi nel frattempo maturati in relazione alle rate scadute. Conferma Comm. trib. reg. Puglia, sede di Foggia, 5 maggio 2010

Cassazione civile sez. trib.  12 febbraio 2014 n. 3100  

 

Le rate mensili di versamento dell'accisa sul gas metano non costituiscono distinti adempimenti di autonomi debiti, ma modalità di pagamento di un unico debito annuale, così frazionato, come chiaramente desumibile dall'art. 26, comma 8, del d.lg. 26 ottobre 1995, n. 504 (nel testo utilizzabile "ratione temporis"), sicchè, in ipotesi di mancata corresponsione di alcune di esse seguita dal tempestivo adempimento di quelle ulteriori, non è applicabile l'art. 1193 c.c., dovendo, piuttosto, ai sensi dell'art. 1194 c.c., imputarsi i relativi importi agli interessi ed alle indennità maturatisi in relazione alle prime, e solo dopo al capitale, salvo il consenso del creditore ad una diversa imputazione. (Così statuendo la S.C., confermando la sentenza impugnata, ha ritenuto corretto, con riferimento a ciascun debito annuale di accisa lo scomputo, dai versamenti tempestivamente operati dal contribuente in relazione alle rate non ancora scadute, di importi corrispondenti ad interessi ed indennità maturati con riguardo a quelle rimaste impagate, con conseguente parziarietà e tardività "a cascata" dei menzionati adempimenti delle prime). Rigetta, Comm. Trib. Reg. Puglia, sez. dist. Foggia, 05/03/2010

Cassazione civile sez. trib.  12 febbraio 2014 n. 3100  

 



 
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