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Art. 1195 codice civile: Quietanza con imputazione

Chi, avendo più debiti, accetta una quietanza nella quale il creditore ha dichiarato di imputare il pagamento a uno di essi, non può pretendere un’imputazione diversa, se non vi è stato dolo o sorpresa (1) da parte del creditore.


Commento

Quietanza: [v. 1199].

 

(1) Il debitore non può pretendere che il creditore imputi il pagamento ad un debito diverso da quello dichiarato nella quietanza, a meno che il creditore abbia agito con dolo (inducendo il debitore in errore, tramite raggiri) o con sorpresa (es.: comportandosi diversamente rispetto a quanto già manifestato).

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

L'imputazione di pagamento, disciplinata dagli articoli 1193-1195 c.c., presuppone per sua stessa natura la preesistenza di una pluralità di rapporti obbligatori tra le parti stesse, ed assolve alla funzione di individuare il debito, tra i più, cui l'adempimento di riferisce. Per cui, in assenza di tale pluralità di rapporti, la relativa disciplina non può essere utilizzata.

Cassazione civile sez. II  15 ottobre 2013 n. 23341  

 

In tema di imputazione di pagamento, quando il debitore non si avvalga della facoltà di dichiarare quale debito intenda soddisfare, la scelta, come desumibile dall’art. 1195 c.c., spetta al creditore, il quale, nello stesso documento di quietanza, può dichiarare di imputare il pagamento ad uno o più debiti determinati, subentrando i criteri legali di cui all’art. 1193 c.c., che hanno carattere suppletivo, soltanto quando né il debitore né il creditore abbiano effettuato l’imputazione. La dichiarazione di imputazione del creditore deve però essere accettata dal debitore e, qualora sia inserita nello stesso documento contenente la quietanza, la ricezione del documento da parte del debitore si riferisce solo alla quietanza in esso contenuta e soddisfa il suo interesse a conservare la prova documentale dell’avvenuto pagamento, ma non presuppone un accordo sull’imputazione; perché la ricezione del documento assuma valore di prova dell’accettazione dell’imputazione operata dal creditore è necessario, difatti, che da parte del debitore essa non venga immediatamente o prontamente contestata, atteso che la mancata tempestiva contestazione assume il valore dell’acquiescenza.

Tribunale Parma  03 luglio 2013 n. 991  

 

In tema di imputazione di pagamento, quando il debitore non si avvalga della facoltà di dichiarare quale debito intenda soddisfare, la scelta, come desumibile dall'art. 1195 c.c., spetta al creditore, il quale, nello stesso documento di quietanza, può dichiarare di imputare il pagamento ad uno o più debiti determinati, subentrando i criteri legali di cui all'art. 1193 c.c., che hanno carattere suppletivo, soltanto quando né il debitore né il creditore abbiano effettuato l'imputazione.

Cassazione civile sez. VI  05 febbraio 2013 n. 2672  

 

In tema di imputazione del pagamento, quando il debitore non si avvalga della facoltà di dichiarare quale debito intenda soddisfare, la scelta, come desumibile dall'art. 1195 c.c., spetta al creditore, il quale, nello stesso documento di quietanza, può dichiarare di imputare il pagamento ad uno o più debiti determinati, subentrando i criteri legali di cui all'art. 1193 c.c., che hanno carattere suppletivo, solo quando né il debitore, né il creditore abbiano effettuato l'imputazione. La dichiarazione di imputazione del creditore deve però essere accettata dal debitore e, qualora sia inserita nello stesso documento contenente la quietanza, la ricezione del documento da parte del debitore si riferisce solo alla quietanza in esso contenuta e soddisfa il suo interesse a conservare la prova documentale dell'avvenuto pagamento, ma non presuppone un accordo sull'imputazione; perché la ricezione del documento assuma valore di prova dell'accettazione dell'imputazione operata dal creditore è necessario, difatti, che da parte del debitore essa non venga immediatamente o prontamente contestata, atteso che la mancata tempestiva contestazione assume il valore dell'acquiescenza.

Cassazione civile sez. III  16 gennaio 2013 n. 917  

 

In tema di imputazione del pagamento, quando il debitore non si avvale della facoltà di dichiarare quale debito intende soddisfare, la scelta, come desumibile dall'art. 1195 c.c., spetta al creditore, il quale, nello stesso documento di quietanza, potrà dichiarare di imputare il pagamento a uno o più debiti determinati con dichiarazione che necessariamente dovrà essere accettata dal debitore. In assenza delle dette dichiarazioni subentrano i criteri legali dettati dall'art. 1193, comma 2, c.c. (Nella fattispecie, non avendo né il debitore né il creditore effettuato alcuna dichiarazione di imputazione, il tribunale ha imputato il pagamento al debito più risalente nel tempo, rigettando in tal guisa la domanda attrice per insussistenza di inadempimento all'epoca della presentazione della domanda di risoluzione).

Tribunale Roma sez. VI  25 settembre 2012 n. 18885  

 

La quietanza a saldo è dichiarazione rilasciata dal creditore il quale dà atto di aver ricevuto una determinata somma a totale soddisfacimento di ogni sua spettanza e di non aver altro a pretendere. In questa forma essa assume il valore di mera dichiarazione di scienza perché formulata in termini generici e non ancorata a un oggetto determinato cui riferire una consapevole volontà dismissiva. Rispetto a tale attestazione di pagamento è diversa la situazione in cui possa farsi emergere il valore negoziale di rinuncia o transazione qualora la dichiarazione esprima, alla stregua del contesto in cui è estrinsecata, la volontà del lavoratore di privarsi di determinati o determinabili diritti, dei quali abbia chiara e piena consapevolezza.

Corte appello Potenza sez. lav.  23 gennaio 2008

 

In tema di imputazione del pagamento, quando il debitore non si avvalga della facoltà di dichiarare quale debito intenda soddisfare, la scelta, come desumibile dall'art. 1195 c.c., spetta al creditore, il quale, nello stesso documento di quietanza, può dichiarare di imputare il pagamento ad uno o più debiti determinati, subentrando i criteri legali di cui all'art. 1193 c.c., che hanno carattere suppletivo, solo quando né il debitore né il creditore abbiano effettuato l'imputazione. La dichiarazione di imputazione del creditore deve però essere accettata dal debitore e, qualora sia inserita nello stesso documento contenente la quietanza, la ricezione del documento da parte del debitore si riferisce solo alla quietanza in esso contenuta e soddisfa il suo interesse a conservare la prova documentale dell'avvenuto pagamento, ma non presuppone un accordo sull'imputazione; perché la ricezione del documento assuma valore di prova dell'accettazione dell'imputazione operata dal creditore è necessario, difatti, che da parte del debitore essa non venga immediatamente o prontamente contestata, atteso che la mancata tempestiva contestazione assume il valore dell'acquiescenza.

Cassazione civile sez. II  13 dicembre 2005 n. 27405  



 
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