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Art. 120 codice civile: Incapacità di intendere o di volere

Il matrimonio può essere impugnato (1) da quello dei coniugi che, quantunque non interdetto, provi di essere stato incapace di intendere o di volere, per qualunque causa, anche transitoria, al momento della celebrazione del matrimonio (2).

 L’azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che il coniuge incapace ha recuperato la pienezza delle facoltà mentali.


Commento

Incapacità di intendere e di volere: [v. 428].

 

 

(1) Si tratta di un’ipotesi di matrimonio annullabile.

(2) Il soggetto deve essere affetto da una menomazione della sfera intellettiva e volitiva tale da impedire una corretta valutazione dei propri atti e da annullare o diminuire fortemente la sua capacità di determinarsi. La prova dell’incapacità può essere acquisita con una consulenza tecnica disposta dal giudice, ma non sulla base di un semplice certificato medico o di dichiarazioni concordanti delle parti.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

Al fine di annullare il matrimonio per incapacità naturale non è necessaria la prova che, al compimento dell'atto, il soggetto fosse affetto da una malattia idonea ad escludere in modo totale ed assoluto le sue facoltà mentali, ma è sufficiente l'accertamento di un perturbamento psichico tale da menomare gravemente, pur senza farle venire completamente meno, le capacità intellettive e volitive, e quindi da impedire o ostacolare una seria valutazione dei propri atti e la formazione di una cosciente volontà.

Cassazione civile sez. I  10 ottobre 2014 n. 21493  

 

Il bilanciamento tra il diritto personalissimo del soggetto di autodeterminarsi in ordine al proprio matrimonio, proponendo l'azione di impugnazione, e l'interesse degli eredi a far valere l'incapacità del medesimo allo scopo di ottenere l'annullamento del matrimonio, con indubbi riflessi nei loro confronti sia sul piano personale che su quello patrimoniale, è rimesso alla valutazione del legislatore, che in modo non irragionevole ha ritenuto preminente l'esigenza di tutela della autodeterminazione e, quindi, della dignità di colui che, non interdetto, ha contratto matrimonio. La questione di legittimità costituzionale degli art. 120 e 127 c.c., per violazione dell'art. 3 Cost., nella interpetazione per cui sarebbe precluso agli eredi l'impugnazione del matrimonio contratto dal loro congiunto in stato di incapacità di intendere e volere, è quindi manifestamente infondata, stante la ragionevolezza della scelta legislativa.

Cassazione civile sez. I  30 giugno 2014 n. 14794  

 

L'art. 428 cod. civ., che disciplina il regime di impugnazione degli atti negoziali compiuti da persona incapace di intendere e di volere, non si applica in ambito matrimoniale, il cui regime delle invalidità è disciplinato da norme speciali, le quali, nel bilanciamento tra il diritto personalissimo del soggetto di autodeterminarsi in ordine al matrimonio e l'interesse degli eredi a far valere l'incapacità del "de cuius" allo scopo di ottenere l'annullamento del suo matrimonio, assegnano preminenza, in modo non irragionevole, all'esigenza di tutela del primo e, quindi, della dignità di colui che, non interdetto, ha contratto matrimonio. Ne consegue la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 120 e 127 cod. civ., con riferimento all'art. 3 Cost., laddove esclude la legittimazione piena ed autonoma degli eredi ad impugnare direttamente il matrimonio contratto dal loro congiunto in stato di incapacità di intendere e di volere. Rigetta, App. Roma, 30/11/2011

Cassazione civile sez. I  30 giugno 2014 n. 14794  

 

In tema di riconoscimento dell'obbligazione indennitaria ex art. 129 bis cod. civ., solo il positivo accertamento della derivazione causale della nullità dall'incapacità d'intendere e volere al momento della celebrazione del matrimonio determina in via generale l'applicabilità dell'articolo richiamato, in quanto produttivo di una condizione soggettiva incolpevole d'incapacità, temporanea o definitiva, di prestare il consenso, mentre le altre cause, riconosciute in sede ecclesiastica e delibate positivamente, o direttamente accertate dal giudice italiano, devono essere valutate concretamente. Ne consegue che, ai fini del riconoscimento della relativa indennità, va accertata non solo la riferibilità oggettiva della causa d'invalidità al coniuge e la sua consapevolezza certa o probabile di essa, ma anche la circostanza che egli abbia posto in essere un comportamento, commissivo od omissivo, contrario al generale dovere di correttezza, il quale abbia contribuito alla celebrazione del matrimonio nullo. Rigetta, App. Firenze, 03/05/2007

Cassazione civile sez. I  18 aprile 2013 n. 9484  

 

Delibazione

È ostativa alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario la convivenza prolungata dei coniugi successivamente alla celebrazione del matrimonio e non la semplice durata del matrimonio medesimo, in quanto l'ordine pubblico interno matrimoniale evidenzia un palese favor per la validità del matrimonio, inteso come matrimonio-rapporto, fondato sulla convivenza dei coniugi; è, pertanto, irrilevante in sé la mera durata ventennale dello stesso, laddove non sia dedotta e provata, nella fase di delibazione della sentenza ecclesiastica (nella specie, di nullità del matrimonio concordatario per grave difetto di discrezione di giudizio del marito), l'effettiva convivenza dei coniugi nello stesso periodo.

Cassazione civile sez. I  15 giugno 2012 n. 9844  

In tema di delibazione della sentenza di un tribunale ecclesiastico dichiarativa della nullità di un matrimonio concordatario, per difetto di consenso, la situazione di vizio psichico (ob defectum discretionis iudicii) da parte di uno dei coniugi, assunta in considerazione dal giudice ecclesiastico siccome comportante inettitudine del soggetto ad intendere i diritti ed i doveri del matrimonio al momento della manifestazione del consenso, non si discosta sostanzialmente dall'ipotesi di invalidità contemplata dall'art. 120 c.c., cosicché è da escludere che il riconoscimento dell'efficacia di una tale sentenza trovi ostacolo nei principi fondamentali dell'ordinamento italiano (confermata, nella specie, la sentenza che aveva dichiarato efficace nel territorio italiano la sentenza del tribunale ecclesiastico che aveva dichiarato nullo il matrimonio, per una condizione di sostanziale immaturità del marito, tanto grave da escludere un valido consenso matrimoniale e da essere suscettibile di percezione e di valutazione nel suo esistere).

Cassazione civile sez. I  15 giugno 2012 n. 9844  



 
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