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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1211 codice civile: Cose deperibili o di dispendiosa custodia

Se le cose non possono essere conservate o sono deteriorabili (1), oppure se le spese della loro custodia sono eccessive, il debitore, dopo l’offerta reale o l’intimazione di ritirarle, può farsi autorizzare dal tribunale a venderle nei modi stabiliti per le cose pignorate e a depositarne il prezzo.

 

 


Commento

(1) Art. così modificato ex d.lgs. 19-2-1998, n. 51 (art. 150) (Giudice unico di primo grado), a decorrere dal 2-6-1999, ex art. 247, d.lgs. cit.


Giurisprudenza annotata

Ripetizione di indebito

In materia di vendita, il compratore il quale, lamentando vizi della merce acquistata, la restituisca al venditore e non ne accetti poi la riconsegna, può comunque agire, ove sia esclusa la sussistenza dei vizi e perciò la risoluzione del contratto, per la ripetizione dell'indebito, a norma dell'art. 2037 c.c., rinvenendosi il presupposto della traditio nel ricevimento da parte del venditore di cose ormai di proprietà dell'acquirente. Sulla parte venditrice, che riceva in restituzione la merce e non si liberi dall'obbligo di consegna mediante il deposito di cui all'art. 1210 c.c. o attraverso la procedura di vendita di cui all'art. 1211 c.c., grava un obbligo di ripetizione e/o custodia delle cose, ancorché essa si sia adoperata per il ritrasferimento alla parte acquirente e questa l'abbia rifiutato.

Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2013 n. 267  

 

 

Esecuzione forzata

L'opposizione alla vendita della cosa data in pegno, prevista dall'art. 2797 c.c., ha la sostanziale natura di opposizione all'esecuzione, riconducibile all'art. 615 c.p.c., ed è perciò soggetta alle stesse regole processuali di quest'ultima, ivi compresa quella dell'impugnabilità della sentenza col solo ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 616 c.p.c., come novellato dall'art. 14 l. 24 febbraio 2006 n. 52. Tali principi trovano applicazione sia nell'ipotesi di opposizione proposta dal debitore pignoratizio, sia - in virtù del richiamo di cui all'art. 1211 c.c. - nell'ipotesi in cui il creditore in mora accipiendi intenda opporsi alla vendita delle cose delle quali ha rifiutato la consegna.

Cassazione civile sez. III  29 agosto 2008 n. 21908  

 

 

Circolazione stradale

Nel caso di rinvenimento di un autoveicolo rubato, il quale sia affidato in custodia da parte degli organi di polizia ad una depositeria, il proprietario del veicolo non è tenuto nè a titolo contrattuale, nè a titolo extracontrattuale, al pagamento delle spese di custodia, le quali incombono sull'amministrazione. Il proprietario tuttavia, una volta ricevuto l'avviso del rinvenimento, è responsabile dei danni subiti dal depositario a causa del mancato tempestivo ritiro del veicolo.

Tribunale Roma  26 novembre 1997

 

 

Assicurazione

Nel caso di rinvenimento di un autoveicolo rubato, il quale sia affidato in custodia da parte degli organi di polizia ad una depositeria, l'assicuratore contro il furto al quale sia stata ceduta la proprietà del veicolo non è tenuto nè a titolo contrattuale, nè a titolo extracontrattuale, al pagamento delle spese di custodia, le quali incombono sull'Amministrazione. L'assicuratore, tuttavia, una volta ricevuto l'avviso del rinvenimento, è responsabile dei danni subiti dal depositario a causa del mancato tempestivo ritiro del veicolo. Il depositario di veicoli rubati e poi rinvenuti, ovvero rimossi perché in sosta d'intralcio, dinanzi all'inerzia del proprietario il quale, benché avvisato, ometta di ritirare il proprio mezzo, ha l'onere di compiere l'offerta reale, e quindi o effettuare il deposito ai sensi dell'art. 1210 c.c., ovvero farsi autorizzare dal pretore a vendere l'autoveicolo, ai sensi dell'art. 1211 c.c. Ove ometta di compiere tali formalità, il depositario versa in colpa per negligenza, e non può pretendere (ai sensi dell'art. 1227 comma 1 c.c.) dal proprietario del veicolo il risarcimento dei danni conseguiti alla prolungata custodia del veicolo.

Tribunale Roma  04 agosto 1997

 

 

Sequestro conservativo, convenzionale e giudiziario

Il sequestro delle somme e delle cose che il debitore offre o mette a disposizione del creditore per la propria liberazione può essere disposto, a norma dell'art. 687 c.p.c., quando sia controverso l'obbligo o il modo di pagamento o della consegna o l'identità della cosa offerta, e presuppone, quindi, che sia ancora in contestazione la sussistenza del debito o l'oggetto o il modo della prestazione, che su ciò si chieda la pronuncia del giudice e che il debitore voglia nel frattempo evitare di incorrere nelle conseguenze della mora debendi, qualora il giudice ritenga poi sussistente il debito o dovuta la prestazione. Pertanto, detto sequestro - che incide sulla mora credendi (art. 1206 c.c.), conseguente appunto all'offerta formale (art. 1208 e 1209 c.c.) o non formale (art. 1214 c.c.) e che rappresenta l'anticipazione del deposito di cui agli art. 1210, 1211 e 1214 c.c. - non può avere ad oggetto somme o cose che il debitore si sia limitato a consegnare ad un organo di giustizia, senza prima averne fatto offerta al creditore (il quale l'abbia rifiutata).

Cassazione civile sez. lav.  05 giugno 1987 n. 4923  



 
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