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Art. 1213 codice civile: Ritiro del deposito

Il deposito non produce effetto se il debitore lo ritira prima che sia stato accettato dal creditore o prima che sia stato riconosciuto valido con sentenza passata in giudicato (1).

Se, dopo l’accettazione del deposito o il passaggio in giudicato della sentenza che lo dichiara valido, il creditore consente che il debitore ritiri il deposito, egli non può più rivolgersi contro i condebitori e i fideiussori, nè valersi dei privilegi, del pegno e delle ipoteche che garantivano il credito (2).


Commento

Deposito: [v. 1210]; Sentenza passata in giudicato: [v. 1210]; Privilegio [v. 2745]; Pegno: [v. 2784]; Ipoteca: [v. 2808].

 

Fideiussore: soggetto che assume la garanzia di un debito altrui, sia che il debitore ne sia a conoscenza, sia nel caso in cui il debitore non ne sia a conoscenza (incosciente debitore), sia, infine, contro la sua volontà.

 

(1) Il ritiro fa venir meno la potenziale idoneità del deposito a liberare il debitore: questi, se richiesto, dovrà adempiere.

 

(2) Dopo l’accettazione o convalida del deposito, l’obbligazione si è estinta, insieme a garanzie, privilegi etc.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Ai fini della validità dell'offerta reale, il deposito della somma rifiuta dal creditore, di cui all'art. 1210 c.c., può essere eseguito mediante versamento dell'importo dovuto in un libretto al portatore, il quale deve, tuttavia, essere posto nella disponibilità del depositario. Ne consegue che la scelta dell'istituto di credito depositario di consegnare materialmente al debitore detto libretto al portatore, senza vincoli di destinazione delle somme ivi versate, priva di effetto il deposito, ai sensi dell'art. 1213, comma 1, c.c., valendo come ritiro dello stesso

Cassazione civile sez. III  02 marzo 2012 n. 3248  

 

Le modalità di adempimento dell'obbligo di custodia della somma depositata rientrano nelle facoltà di scelta di depositario e non incidono sulla regolarità del deposito. (Nella specie il notaio richiedente il deposito aveva ritirato dalla somma e trattenuto presso il proprio studio i libretti di deposito vincolati ed intestati ai singoli creditori).

Cassazione civile sez. III  14 aprile 1995 n. 4281  

 

L'"animus novandi" deve risultare in modo non equivoco, non producendo novazione nè la modifica degli elementi accessori, nè il rilascio di un documento o l 'accettazione cambiaria (nella specie si è ritenuto che non vi fosse novazione oggettiva rispetto al conto corrente per l'avvenuto passaggio in giudicato di un decreto ingiuntivo per il pagamento del saldo debitore del conto ad una certa data).

Tribunale Roma  26 maggio 1984

 

 

Fallimento

Estinto l'avallo in forza dell'avvenuto pagamento della cambiale, la revoca fallimentare di quest’ultimo ottenuta dal fallimento del debitore non fa rivivere la garanzia cartolare, in quanto l'inefficacia è circoscritta solo ai creditori della massa e non elimina l'estinzione dell'obbligazione.

Tribunale S.Maria Capua V.  09 novembre 2009

 

 

Locazione di cose

La corresponsione dell'indennità di avviamento, di cui all'art. 34 della legge n. 392 del 1978, costituisce una condizione di procedibilità dell'azione esecutiva di rilascio di immobile adibito ad uso diverso e, pertanto, l'avvenuta offerta di tale indennità rende procedibile l'esecuzione del provvedimento di rilascio. Ne consegue che il ritiro da parte del locatore, successivamente all'esecuzione coattiva del rilascio dell'immobile, della somma offerta, rifiutata dal conduttore e depositata a disposizione di questi, non é idoneo a rendere insussistente la pretesa esecutiva al momento della proposizione dell'opposizione all'esecuzione.

Cassazione civile sez. III  31 agosto 2009 n. 18899  

 

 

Danni

L'obbligazione di risarcimento dei danni da inadempimento contrattuale costituisce, al pari dell'obbligazione risarcitoria per responsabilità extracontrattuale, un debito non di valuta ma di valore, sicché deve tenersi conto della svalutazione monetaria frattanto intervenuta senza necessità che il creditore alleghi e dimostri un danno maggiore ai sensi dell'art. 1224, comma 2, c.c..

Cassazione civile sez. II  02 febbraio 1995 n. 1251  



 
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