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Art. 122 codice civile: Violenza ed errore

Il matrimonio può essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato estorto con violenza (1) o determinato da timore di eccezionale gravità derivante da cause esterne allo sposo (2).

Il matrimonio può altresì essere impugnato da quello dei coniugi il cui consenso è stato dato per effetto di errore sull’identità della persona  (3) o di errore essenziale su qualità personali dell’altro coniuge.

L’errore sulle qualità personali è essenziale qualora, tenute presenti le condizioni dell’altro coniuge, si accerti che lo stesso non avrebbe prestato il suo consenso se le avesse esattamente conosciute e purchè l’errore riguardi:

1) l’esistenza di una malattia fisica o psichica o di una anomalia o deviazione sessuale, tali da impedire lo svolgimento della vita coniugale (4);

2) l’esistenza di una sentenza di condanna per delitto non colposo alla reclusione non inferiore a cinque anni, salvo il caso di intervenuta riabilitazione prima della celebrazione del matrimonio. L’azione di annullamento non puo’ essere proposta prima che la sentenza sia divenuta irrevocabile;

3) la dichiarazione di delinquenza abituale o professionale;

4) la circostanza che l’altro coniuge sia stato condannato per delitti concernenti la prostituzione a pena non inferiore a due anni. L’azione di annullamento non può essere proposta prima che la condanna sia divenuta irrevocabile;

5) lo stato di gravidanza causato da persona diversa dal soggetto caduto in errore, purché vi sia stato disconoscimento ai sensi dell’articolo 233 (5), se la gravidanza è stata portata a termine (6).

L’azione non può essere proposta se vi è stata coabitazione per un anno dopo che siano cessate la violenza o le cause che hanno determinato il timore ovvero sia stato scoperto l’errore.


Commento

Violenza: [v. 1435].

Errore essenziale: l’errore è essenziale quando senza di esso la parte non avrebbe concluso il negozio (in questo caso non avrebbe contratto il matrimonio).

Qualità personali: l’errore che cade sulle (—) è quello relativo alle caratteristiche essenziali del soggetto. Il terzo comma della norma specifica quando tale errore assume rilevanza.

 

 

(1) La norma fa riferimento alle ipotesi di violenza morale, in quanto l’ipotesi di violenza fisica, difficilmente realizzabile data la partecipazione del pubblico ufficiale, comporterebbe una nullità radicale dell’atto per mancanza di un elemento essenziale. La violenza cui si riferisce l’articolo in esame deve avere le stesse caratteristiche di quella di cui all’art. 1435: deve consistere, perciò, in una minaccia tale da fare ritenere ad una persona sensata che possa verificarsi a lei o ai suoi beni un male ingiusto e notevole (tenuto conto dell’età, del sesso e delle condizioni della persona).

(2) Il cd. timore reverenziale, che deriva da una condizione soggettiva dell’intimorito, è irrilevante.

(3) Si tratta del cd. scambio di persona che non va confuso con il matrimonio sotto falso nome, perfettamente valido e che richiede solo la rettificazione dell’atto di matrimonio.

(4) Deve trattarsi di una malattia esistente al momento del matrimonio e non conosciuta dall’altro coniuge. Essa, inoltre, deve comportare un pericolo per i familiari o essere di natura ripugnante.

Il termine deviazioni sessuali fa riferimento ai comportamenti sessuali degli sposi, mentre il concetto di anomalia si collega soprattutto all’impotenza (intesa sia come incapacità di riproduzione — es.: la sterilità — che come incapacità di avere rapporti sessuali).

(5) L’art. 233 è stato abrogato ex d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Attuazione riforma filiazione) a seguito della modifica dell’art. 232, al quale si rinvia.

(6) Si tratta del caso in cui l’uomo contrae matrimonio nell’erronea convinzione che lo stato di gravidanza della sposa sia stato da lui causato. Se la gravidanza è stata portata a termine, l’azione di annullamento per errore può essere esercitata solo se vi sia stato il preventivo disconoscimento di paternità.


Giurisprudenza annotata

Delibazione

La delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per "incapacitas (psichica) assumendi onera coniugalia" di uno dei coniugi non trova ostacolo nella diversità di disciplina dell'ordinamento canonico rispetto alle disposizioni del codice civile in tema di invalidità del matrimonio per errore (essenziale) su una qualità personale del consorte e, precisamente, sulla ritenuta inesistenza in quest'ultimo di malattie (fisiche o psichiche) impeditive della vita coniugale (art. 122, terzo comma, n. 1, cod. civ.), poichè detta diversità non investe un principio essenziale dell'ordinamento italiano, qualificabile come limite di ordine pubblico. Rigetta, App. Brescia, 28/11/2012

Cassazione civile sez. I  18 settembre 2014 n. 19691

La delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per incapacitas (psichica) assumendi onera coniugalia di uno dei coniugi non trova ostacolo nella diversità di disciplina dell'ordinamento canonico rispetto alle disposizioni del codice civile in tema di invalidità del matrimonio per errore (essenziale) su una qualità personale del consorte e precisamente sulla ritenuta inesistenza in quest'ultimo di malattie (fisiche o psichiche) impeditive della vita coniugale (art. 122, terzo comma, n. 1 c.c.), poiché detta diversità non investe un principio essenziale dell'ordinamento italiano, qualificabile come limite di ordine pubblico.

Cassazione civile sez. I  18 settembre 2014 n. 19691

In tema di delibazione della sentenza del tribunale ecclesiastico dichiarativa della invalidità del matrimonio concordatario, deve negarsi l'esistenza, nell'ordinamento nazionale, di un principio di ordine pubblico secondo il quale il vizio che inficia il matrimonio possa essere fatto valere solo dal coniuge il cui consenso sia viziato. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto la legittimazione dell'attore, affetto da "impotentia coeundi", osservando, altresì, che doveva escludersi secondo l'ordinaria diligenza la non conoscibilità del vizio da parte dell'altro coniuge). Rigetta, App. Bari, 26/06/2012

Cassazione civile sez. I  18 aprile 2014 n. 9044

 

Matrimonio

L'art. 428 cod. civ., che disciplina il regime di impugnazione degli atti negoziali compiuti da persona incapace di intendere e di volere, non si applica in ambito matrimoniale, il cui regime delle invalidità è disciplinato da norme speciali, le quali, nel bilanciamento tra il diritto personalissimo del soggetto di autodeterminarsi in ordine al matrimonio e l'interesse degli eredi a far valere l'incapacità del "de cuius" allo scopo di ottenere l'annullamento del suo matrimonio, assegnano preminenza, in modo non irragionevole, all'esigenza di tutela del primo e, quindi, della dignità di colui che, non interdetto, ha contratto matrimonio. Ne consegue la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 120 e 127 cod. civ., con riferimento all'art. 3 Cost., laddove esclude la legittimazione piena ed autonoma degli eredi ad impugnare direttamente il matrimonio contratto dal loro congiunto in stato di incapacità di intendere e di volere. Rigetta, App. Roma, 30/11/2011

Cassazione civile sez. I  30 giugno 2014 n. 14794  

In tema di riconoscimento dell'obbligazione indennitaria ex art. 129 bis cod. civ., solo il positivo accertamento della derivazione causale della nullità dall'incapacità d'intendere e volere al momento della celebrazione del matrimonio determina in via generale l'applicabilità dell'articolo richiamato, in quanto produttivo di una condizione soggettiva incolpevole d'incapacità, temporanea o definitiva, di prestare il consenso, mentre le altre cause, riconosciute in sede ecclesiastica e delibate positivamente, o direttamente accertate dal giudice italiano, devono essere valutate concretamente. Ne consegue che, ai fini del riconoscimento della relativa indennità, va accertata non solo la riferibilità oggettiva della causa d'invalidità al coniuge e la sua consapevolezza certa o probabile di essa, ma anche la circostanza che egli abbia posto in essere un comportamento, commissivo od omissivo, contrario al generale dovere di correttezza, il quale abbia contribuito alla celebrazione del matrimonio nullo. Rigetta, App. Firenze, 03/05/2007

Cassazione civile sez. I  18 aprile 2013 n. 9484  

Costituisce errore essenziale, rilevante per l'annullamento del matrimonio, quello che cade su una anomalia o deviazione sessuale dell'altro coniuge, tale da costituire un impedimento oggettivo e non superabile allo svolgimento della vita coniugale, essendo invece irrilevante l'errore che cade sulla mera incapacità psicologica dell'altro coniuge di concepire in termini di condivisione e di rispetto reciproco il piacere erotico e l'affettività (nella specie, la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda di annullamento del matrimonio, ritenendo che non costituisca errore essenziale sulle qualità personali del marito che, successivamente al matrimonio, imponeva abitualmente rapporti anali alla moglie, da questa non consentiti). Conferma App. Ancona 28 giugno 2008

Cassazione civile sez. I  12 febbraio 2013 n. 3407  

L'errore, di cui all'art. 122 comma 3 n. 1 c.c., deve ricadere sulla esistenza di una anomalia o deviazione sessuale, riguardante l'altro coniuge, tale da impedire lo svolgimento della vita coniugale e in particolare l'esplicazione di una relazione sessuale fra i coniugi (esclusa, nella specie, la nullità del matrimonio richiesta dalla moglie; a detta della Corte, infatti, non risultava provata una tale forma di devianza, così come ha ritenuto non provato l'impedimento derivante dalla personalità e dall'orientamento sessuale del marito allo svolgimento di una vita sessuale compartecipata da parte dei due coniugi).

Cassazione civile sez. I  12 febbraio 2013 n. 3407  



 
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