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Art. 1221 codice civile: Effetti della mora sul rischio

Il debitore che è in mora non è liberato per la sopravvenuta impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile, se non prova che l’oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore (1).

In qualunque modo sia perita o smarrita una cosa illecitamente sottratta, la perdita di essa non libera chi l’ha sottratta dall’obbligo di restituirne il valore (2).


Commento

Mora (del debitore): [v. 1219]; Sopravvenuta impossibilità: [v. 1207].

 

Rischio: trattasi del (—) del caso fortuito, ossia il (—) che sopporta chi, nonostante la prestazione sia divenuta impossibile per cause non imputabili alla propria volontà, non è liberato dall’obbligazione ed è tenuto alla controprestazione o ad una prestazione sostitutiva.

 

(1) La norma non si applica quando la cosa sia perita per fatto del creditore.

 

(2) Chi ha illecitamente sottratto una cosa dovrà sempre e comunque pagarne il valore, e non può liberarsi in alcun modo.

 

Se il debitore in mora avesse adempiuto a tempo debito, il bene non sarebbe perito e il creditore avrebbe potuto utilizzare la prestazione.

 


Giurisprudenza annotata

 

Interessi

Gli interessi sulle somme indebitamente riscosse sono dovuti dal percettore in buona fede dal momento della domanda (da intendersi dalla costituzione in mora), quanto ai pagamenti anteriori, e dalla data dei singoli pagamenti, quanto a quelli successivi alla domanda stessa. Per ciò che concerne, invece, il maggior danno, va osservato che nelle obbligazioni pecuniarie, il maggior danno di cui all'art. 1221 c.c., comma 2, rispetto a quello già coperto dagli interessi moratori, è, in via generale, riconoscibile in via presuntiva, per qualunque creditore che ne domandi il risarcimento, nella eventuale differenza, a decorrere dalla data di insorgenza della mora, tra il tasso di rendimento medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi ed il saggio degli interessi legali determinato per ogni anno ai sensi dell'art. 1284 c.c., comma 1, salva la possibilità per il debitore di provare che il creditore non ha subito un maggior danno o che lo ha subito in misura inferiore e per il creditore di provare il maggior danno effettivamente subito.

Cassazione civile sez. lav.  01 aprile 2011 n. 7586  

Locazione

Benché il conduttore sia tenuto a rispondere del deterioramento dell'immobile locato anche durante l'occupazione successiva alla risoluzione contrattuale, ciò nonostante lo stesso non può essere chiamato a rispondere di danni verificatisi a seguito di caso fortuito (quali quelli conseguenti alla rottura dei lucernai, colpiti dai chicchi di una violenta grandinata), tanto più ove sia stato assolto da parte sua l'onere di provare che qualsiasi condotta diligente posta in essere in via preventiva non avrebbe potuto impedire l'evento dannoso e che l'oggetto della prestazione sarebbe, quindi, ugualmente perito presso il locatore.

Tribunale Udine  03 dicembre 2010 n. 1699  

In materia di locazione, secondo la regola stabilita dall'art. 1221 c.c., il debitore in mora è liberato per la sopravvenuta impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile se provi che l'oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito presso il creditore (Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto che una straordinaria grandinata che ha distrutto la copertura di un capannone industriale integri la dimostrazione, da parte del conduttore, che il danno, e quindi il perimento della cosa, si sarebbe prodotto anche nell'ipotesi in cui l'immobile fosse stato tempestivamente restituito al locatore al termine della locazione).

Tribunale Udine  03 dicembre 2010 n. 1699

Vendita

La vendita di cosa futura non consiste in un contratto a formazione progressiva non ancora completo di tutti i suoi elementi, i cui effetti siano destinati a prodursi in un momento successivo a quello in cui la cosa venga ad esistenza, bensì costituisce un negozio perfetto ab origine, con contenuto ed effetti obbligatori, di cui il principale per il venditore è quello di osservare un comportamento necessario perché la cosa venga ad esistenza. Ne consegue che la mancata consegna della cosa stessa (nella specie, bene immobile) nel termine contrattualmente stabilito determina a carico del venditore l'insorgere del rischio per il ritardo nell'adempimento (c.d. perpetuatio obligationis, ex art. 1721 c.c.).

Cassazione civile sez. II  30 settembre 2009 n. 20998  

Giurisdizione

In tema di obbligazioni contrattuali, il criterio di collegamento previsto dall'art. 5 n. 1 della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, richiamato dall'art. 3, comma 2, l. 31 maggio 1995 n. 218, ai sensi del quale il convenuto domiciliato in uno Stato contraente può essere citato dinanzi al giudice del luogo in cui dev'essere eseguita l'obbligazione dedotta in giudizio, trova applicazione anche nel caso in cui il pagamento di una somma di denaro certa, liquida ed esigibile sia chiesto dall'assuntore del concordato di una società in amministrazione straordinaria o dal cessionario del credito, configurandosi, in entrambi i casi, una successione a titolo particolare nel credito, non riconducibile ad iniziative unilaterali volte ad incidere surrettiziamente sulle regole della giurisdizione, che lascia inalterato il rapporto obbligatorio in tutte le sue componenti oggettive, con la conseguenza che il debitore, avvertito dello spostamento del luogo di pagamento, deve adempiere al domicilio del cessionario, ancorché diverso da quello del cedente, purché non ne derivi un eccessivo aggravio, e non potendosi invocare in contrario l'anteriorità della scadenza del credito, avuto riguardo all'art. 1221 c.c., che addossa al debitore in mora le conseguenze dell'inadempimento.

Cassazione civile sez. un.  10 settembre 2009 n. 19445

Obbligazioni e contratti

Nell'assicurazione contro gli infortuni, il debito indennitario, quando è previsto un procedimento di liquidazione convenzionale per il tramite di una perizia contrattuale, si connota come debito di valore dal momento del sinistro al verificarsi della liquidazione e solo successivamente a tale momento diventa obbligazione di valuta. Ne consegue che la somma riconosciuta a titolo di indennizzo deve essere rivalutata al momento della liquidazione e che, qualora il danneggiato assicurato alleghi e dimostri che il conseguimento della somma al netto della rivalutazione al momento del sinistro gli avrebbe consentito, tramite il reimpiego immediato, una redditività maggiore rispetto al valore della rivalutazione monetaria, può essere riconosciuto il danno da lucro cessante per il mancato conseguimento della differenza mediante i cosiddetti interessi compensativi, senza che rilevino la mancanza di liquidità della somma fino all'esito della perizia contrattuale (a meno che la polizza non preveda che il pagamento dell'indennizzo, salva la rivalutazione, sia dilazionato all'esito delle perizia contrattuale, nel qual caso non è configurabile un danno da lucro cessante, perché il rischio assicurato non lo comprende), l'inadempimento dell'assicuratore al dovere di collaborare all'espletamento della perizia e, infine, la mancata costituzione in mora dell'assicuratore medesimo.

Cassazione civile sez. III  12 febbraio 2008 n. 3268  

Prescrizione

La responsabilità del Ministero della salute per i danni conseguenti ad infezioni da virus HBV, HIV e HCV contratte da soggetti emotrasfusi è di natura extracontrattuale, né sono ipotizzabili, al riguardo, figure di reato tali da innalzare i termini di prescrizione (epidemia colposa o lesioni colpose plurime); ne consegue che il diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto tali patologie per fatto doloso o colposo di un terzo è soggetto al termine di prescrizione quinquennale che decorre, a norma degli art. 2935 e 2947, comma 1, c.c., non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all'esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l'ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche (a tal fine coincidente non con la comunicazione del responso della Commissione medica ospedaliera di cui all'art. 4 l. n. 210 del 1992, bensì con la proposizione della relativa domanda amministrativa).

Cassazione civile sez. un.  11 gennaio 2008 n. 576  



 
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