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Art. 1222 codice civile: Inadempimento di obbligazioni negative

Le disposizioni sulla mora non si applicano alle obbligazioni di non fare (1); ogni fatto compiuto in violazione di queste costituisce di per sè inadempimento.


Commento

Mora (del debitore): [v. 1219]; Inadempimento: [v. 1218].

 

Obbligazioni negative: consistono nell’astenersi da un fare oppure nel tollerare un comportamento altrui (es.: obbligazione di non concorrenza [v. 2125]).

 

(1) Affinché le obbligazioni negative siano valide è necessario che: a) il creditore abbia un apprezzabile interesse; b) che il divieto sia compatibile con la dignità della persona.

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Qualora un contratto preliminare ponga il divieto a carico del promissario acquirente di eseguire opere non autorizzate, diverse da quella - espressamente consentita - di recinzione, la violazione di tale obbligo importa un inadempimento contrattuale che, verificandosi - ai sensi dell'art. 1222 c.c. - per il fatto della violazione dell'obbligo di non fare, è superabile soltanto con la prova che l'inadempimento medesimo è dipeso da causa non imputabile all'autore della violazione.

Cassazione civile sez. II  29 agosto 2011 n. 17716  

In materia di obbligazioni, non si applica alle obbligazioni di non fare la disciplina della mora debendi, e costituisce inadempimento ogni fatto compiuto in violazione dell'obbligo (art. 1222 c.c.). Ne consegue che l'inadempimento dell'obbligazione negativa di non costruire (sul confine) rimane integrata dal mero fatto obiettivo di avere costruito.

Cassazione civile sez. III  07 marzo 2003 n. 3412  

Anche per le obbligazioni negative vale il principio della presunzione di colpa (art. 1218 c.c.), superabile solo con la prova che l'inadempimento - che, ai sensi dell'art. 1222 c.c., si verifica per il fatto stesso della violazione dell'obbligo di non fare - è dipeso da causa non imputabile al debitore. E con riferimento all'ipotesi in cui l'impossibilità sia dipesa da fatto imputabile ad un terzo, va ritenuto che ciò non esclude automaticamente che resti imputabile al debitore proprio la situazione a lui creata con il porre il terzo in condizione di interferire sull'osservanza dell'obbligo di "non facere". (Nel caso di specie, l'obbligazione negativa comportava il non mutamento della destinazione dell'opera - albergo - sovvenzionata con contributi pubblici, e la violazione del divieto è stata ravvisata nella trasformazione dell'albergo in residence, senza individuarsi una causa di non imputabilità nel mutamento della destinazione attuata dal terzo resosi aggiudicatario del bene in sede di esecuzione forzata).

Cassazione civile sez. I  09 aprile 1991 n. 3724  

Anche per le obbligazioni negative vige il principio della presunzione di colpa di cui all'art. 1218 c.c., superabile soltanto con la prova che l'inadempimento - che, ai sensi dell'art. 1222 c.c. si verifica per il fatto della violazione dell'obbligo di non fare - sia dipeso da causa non imputabile al debitore, intendendosi per tale, ove il fatto sia compiuto dal terzo, quella idonea ad escludere l'imputabilità al debitore medesimo della situazione che ha posto il terzo in condizioni di interferire nell'inosservanza dell'obbligo. (Nella specie, la S.C. sancendo il principio di cui in massima ha confermato la sentenza del giudice del merito che aveva ritenuto causa di decadenza automatica dal beneficio della concessione di un contributo, erogato dalla cassa del Mezzogiorno, l'inadempimento dell'obbligo, verso questa assunto dal beneficiario, di non mutare la destinazione alberghiera dell'immobile per la cui ristrutturazione il contributo stesso era stato erogato, essendosi il mutamento verificato ad opera di un terzo, aggiudicatario del bene, a seguito di espropriazione immobiliare subita dal detto beneficiario).

Cassazione civile sez. I  09 aprile 1991 n. 3724  

Anche dopo l'inadempimento previsto dalla clausola risolutiva espressa è in potere del debitore di eliminarne la rilevanza purgando la mora, purché tale purgazione intervenga prima della dichiarazione del creditore di volere la risoluzione. L'anzidetta purgazione della mora è, peraltro, impossibile nel caso in cui l'inadempimento considerato dalla clausola risolutiva consista nella violazione di un obbligo negativo, in quanto l'art. 1222 c.c. sancisce espressamente l'inapplicabilità delle disposizioni sulla mora alle obbligazioni di non fare.

Cassazione civile sez. III  05 luglio 1980 n. 4290  

Nel corso del giudizio di risoluzione per inadempimento, qualora il creditore manifesti ripetutamente e costantemente l'intento di non riceversi la prestazione della controparte, è inutile il ricorso dell'offerta reale di seguito all'offerta non formale, in quanto in sede di risoluzione non è in questione l'effetto liberatorio dell'offerta della prestazione, bensì l'idoneità dell'inadempimento a provocare lo scioglimento del contratto; ne consegue che dovendosi accertare solo se esista una seria volontà di adempiere, è sufficiente a tal fine anche la semplice offerta non formale, quando questa rivesta, alla stregua di un logico e adeguato apprezzamento, i requisiti necessari.

Cassazione civile sez. II  28 marzo 1980 n. 2057  

Opere pubbliche

Non può essere effettuata in giudizio la compensazione tra il vantaggio ottenuto da una società per la qualificazione tecnica derivatale dall'esecuzione di un servizio per conto di un'amministrazione appaltante, sia pur per un tempo limitato, e il danno subito da un'aggiudicazione che si asserisce illegittima di una gara, posto che il dedotto vantaggio non è derivato dallo stesso fatto (l'aggiudicazione) produttivo del danno, atteso il principio posto alla base della "compensatio lucri cum damno" e cioè la necessità che lo stesso fatto sia produttivo del danno e del vantaggio.

Consiglio di Stato ad. plen.  14 febbraio 2003 n. 2  

Edilizia ed urbanistica

Nelle obbligazioni negative, affinché possa ritenersi posto in essere il fatto dell'obbligato che, ove compiuto in violazione delle stesse, costituisce di per sè inadempimento (art. 1222 c.c.), occorre che detto fatto determini preclusione o, comunque, menomazione dell'esercizio del diritto alla cui soddisfazione l'obbligazione negativa è destinata. Pertanto, l'adozione, da parte di un comune, di un piano regolatore generale, il quale definisca inedificabile un'area che il comune medesimo si era impegnato a mantenere nella preesistente situazione di edificabilità, costituisce fatto integrante inadempimento dell'indicata obbligazione negativa dell'ente locale (in quanto comportante l'applicazione delle "misure di salvaguardia" previste dall'art. 1 legge n. 1902 del 1952 e successive modificazioni); con l'ulteriore conseguenza che dalla data della delibera comunale di adozione del piano decorre la prescrizione del diritto del privato al risarcimento del danno derivatogli dal descritto inadempimento.

Cassazione civile sez. I  02 marzo 1996 n. 1644  



 
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