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Art. 1223 codice civile: Risarcimento del danno

Il risarcimento del danno (1) per l’inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore (2) come il mancato guadagno (3), in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta (4) (5).


Commento

Risarcimento del danno: [v. 1218]; Inadempimento: [v. 1218].

 

Ritardo: in caso di (—) sussiste un inadempimento solo temporaneo da parte del debitore; la prestazione viene eseguita in un momento successivo a quello concordato, arrecando un danno al creditore.

 

(1) Esistono due modi di risarcire il danno: a) in forma specifica (ripristino, a spese del danneggiante, della situazione anteriore al danneggiamento (es.: ricostruzione di un muro abbattuto [v. 2058]); b) per equivalente (una somma di denaro corrispondente al danno subito).

 

(2) È il cd. danno emergente, consistente nella perdita di valori economici già esistenti nel patrimonio del danneggiato.

 

(3) È il cd. lucro cessante, ossia la mancata acquisizione, da parte del danneggiato, di valori economici.

 

(4) Tra inadempimento e danno deve cioè sussistere un nesso di causalità, in grado di escludere dal risarcimento le conseguenze dell’inadempimento che non ne siano immediatamente dirette; in sostanza, il danno deve essere stato cagionato in modo diretto dall’inadempimento e non da altre cause.

 

(5) Anche se il codice non lo prevede espressamente, si ritiene che nel determinare l’entità del danno dovrà sottrarsi dalla somma dovuta per il risarcimento quanto il danneggiato abbia eventualmente guadagnato in conseguenza dell’inadempimento (cd. compensatio lucri cum damno; es.: indennità previdenziali ricevute).

 

La norma trova fondamento nell’esigenza che la determinazione del danno risarcibile tenga conto degli effetti vantaggiosi per il creditore danneggiato che sono conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento.

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

La prestazione svolta da un servizio di vigilanza notturna mirante al controllo di un immobile mediante sopralluoghi scaglionati nel tempo, integra un'obbligazione di mezzi e non di risultato, per cui in caso di furto avvenuto nell'immobile il predetto istituto non è responsabile essendo necessario il requisito dell'esistenza del nesso causale tra inadempimento e danno il quale postula il riscontro della idoneità del suddetto controllo, ove non omesso, a sventare l'azione delittuosa, in relazione ai tempi in cui essa è stata commessa.

Tribunale Milano sez. VII  02 dicembre 2014 n. 14329  

Il contratto preliminare (nella specie, di compravendita immobiliare) crea un rapporto obbligatorio tra le parti, le quali, in vista dell'adempimento dedotto in obbligazione, sono tenute a sostenere le spese inerenti l'obbligazione di trasferimento della proprietà, sicché, in caso di inadempimento del promissario venditore, il promissario acquirente ha diritto al ristoro di tutti i conseguenti pregiudizi subiti, ivi incluse le spese che siano state sostenute per i professionisti la cui opera si sia resa necessaria per il trasferimento dell'immobile. Cassa con rinvio, App. Milano, 25/10/2007

Cassazione civile sez. II  28 novembre 2014 n. 25351  

Responsabilità civile

In tema di responsabilità medico-chirurgica, allorché la consulenza tecnica d'ufficio - che pure di norma presenta in tale ambito natura "percipiente" - formuli una valutazione, sull'efficienza eziologica della condotta della struttura sanitaria rispetto all'evento di danno come "meno probabile che non", tale esito è correttamente ignorato dal giudice, atteso che, in applicazione del criterio della regolarità causale e della certezza probabilistica, l'affermazione della riferibilità causale del danno all'ipotetico responsabile presuppone, all'opposto, una valutazione nei termini di "più probabile che non". Rigetta, Napoli, 07/12/2009

Cassazione civile sez. III  20 ottobre 2014 n. 22225  

Nel giudizio di risarcimento del danno conseguente ad attività medico chirurgica, l'attore danneggiato ha l'onere di provare l'esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l'insorgenza (o l'aggravamento) della patologia e di allegare l'inadempimento qualificato del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, restando, invece, a carico del medico e/o della struttura sanitaria la dimostrazione che tale inadempimento non si sia verificato, ovvero che esso non sia stato causa del danno. Ne consegue che qualora, all'esito del giudizio, permanga incertezza sull'esistenza del nesso causale fra condotta del medico e danno, questa ricade sul debitore. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, escludendo il nesso di causalità, aveva rigettato la domanda risarcitoria avanzata dai familiari di una paziente deceduta, in quanto la consulenza tecnica d'ufficio aveva assegnato un identico grado di possibilità alle due cause di morte tecnicamente ipotizzabili, una sola delle quali ascrivibile alla condotta del sanitario, con conseguente stallo in tema di accertamento del nesso causale). Cassa con rinvio, App. Brescia, 29/09/2010

Cassazione civile sez. III  30 settembre 2014 n. 20547  

Danni

In materia di fatto illecito extracontrattuale, il danno da ritardato adempimento dell'obbligazione risarcitoria va liquidato applicando un saggio di interessi scelto in via equitativa dal giudice o sulla semisomma (e cioè la media) tra il credito rivalutato alla data della liquidazione e lo stesso credito espresso in moneta all'epoca dell'illecito, ovvero - per l'identità di risultato - sul credito espresso in moneta all'epoca del fatto e poi rivalutato anno per anno. Tali interessi si producono dalla data in cui si è verificato il danno (coincidente, per il danno biologico permanente, con quella del consolidamento dei postumi) fino a quella della liquidazione e, successivamente, sull'importo costituito dalla sommatoria di capitale e danno da mora, ormai trasformato in obbligazione di valuta, maturano interessi al saggio legale, ai sensi dell'art. 1282, primo comma, cod. civ. Cassa con rinvio, App. Napoli, 01/10/2007

Cassazione civile sez. III  10 ottobre 2014 n. 21396  

In tema di risarcimento del danno da illecito, il principio della "compensatio lucri cum damno" trova applicazione unicamente quando sia il pregiudizio che l'incremento patrimoniale siano conseguenza del medesimo fatto illecito, sicché non può essere detratto quanto già percepito dal danneggiato a titolo di pensione di inabilità o di reversibilità, ovvero a titolo di assegni, di equo indennizzo o di qualsiasi altra speciale erogazione connessa alla morte o all'invalidità, trattandosi di attribuzioni che si fondano su un titolo diverso dall'atto illecito e non hanno finalità risarcitorie. Rigetta, App. Milano, 26/01/2011

Cassazione civile sez. III  30 settembre 2014 n. 20548  

L'eccezione di "compensatio lucri cum damno" è un'eccezione in senso lato, vale a dire non l'adduzione di un fatto estintivo, modificativo o impeditivo del diritto azionato, ma una mera difesa in ordine all'esatta entità globale del pregiudizio effettivamente patito dal danneggiato, ed è, come tale, rilevabile d'ufficio dal giudice, il quale, per determinarne l'esatta misura del danno risarcibile, può fare riferimento, per il principio dell'acquisizione della prova, a tutte le risultanze del giudizio. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio esposto, ha confermato la decisione con la quale il giudice di merito, pur in carenza di una valida eccezione, ha determinando il danno per lesione da emotrasfusione detraendo quanto già riscosso dal danneggiato a titolo di indennizzo ex legge 25 febbraio 1992, n. 210). Rigetta, App. Caltanissetta, 30/06/2011

Cassazione civile sez. VI  24 settembre 2014 n. 20111  



 
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