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Art. 1224 codice civile: Danni nelle obbligazioni pecuniarie

Nelle obbligazioni che hanno per oggetto una somma di danaro, sono dovuti dal giorno della mora (1) gli interessi legali (2), anche se non erano dovuti precedentemente e anche se il creditore non prova di aver sofferto alcun danno. Se prima della mora erano dovuti interessi in misura superiore a quella legale (3) gli interessi moratori sono dovuti nella stessa misura.

Al creditore che dimostra di aver subito un danno maggiore (4) spetta l’ulteriore risarcimento. Questo non è dovuto se è stata convenuta (5) la misura degli interessi moratori (6).


Commento

Mora: [v. 1219]; Interessi legali: [v. 1282].

 

Obbligazioni pecuniarie: obbligazioni aventi ad oggetto una somma di denaro.

 

(1) In caso di ritardo nel pagamento da effettuare quale corrispettivo di una transazione commerciale (d.lgs. 231/2002), gli interessi decorrono automaticamente, senza la necessità della messa in mora, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento.

 

(2) Sono gli interessi moratori che presuppongono lo stato di mora, ossia la situazione di ritardo nell’adempimento di un’obbligazione ancora possibile [v. 1219]. Per la distinzione con altri tipi di interessi, v. art. 1282.

 

(3) Gli interessi legali sono dovuti nella misura determinata ai sensi dell’art. 1284.

 

(4) Il danno dev’essere maggiore di quello risarcibile con gli interessi moratori al tasso legale. In tal caso il creditore dovrà provare che il ritardo nell’adempimento dell’obbligazione gli ha provocato un danno (maggiore) perché egli, non disponendo di quel denaro, non ha potuto utilizzarlo in impieghi maggiormente redditizi, o ha dovuto procurarsene a condizioni maggiormente svantaggiose.

La giurisprudenza ha agevolato tale difficile prova (probatio diabolica), ritenendo sufficiente provare soltanto l’appartenenza del creditore ad una categoria sociale (imprenditore, risparmiatore abituale, creditore occasionale, modesto consumatore), presumendo poi l’uso che tipicamente le varie categorie fanno del denaro: l’imprenditore normalmente utilizza denaro ad elevati tassi d’interesse; il risparmiatore abituale utilizza denaro per investimenti in titoli di Stato.

 

(5) La convenzione (che esclude il diritto al maggior danno) deve riguardare solo gli interessi moratori, e dev’essere fatta per iscritto [v. 12843].

 

(6) Cfr. art. 20, l. 3-5-1982, n. 203 (Norme sui contratti agrari); art. 117, c. 4, d.lgs. 1-9-1993, n. 385 (T.U. banca).

 

Con l’obbligo del debitore di corrispondere gli interessi, il legislatore presume che nell’adempimento tardivo delle obbligazioni pecuniarie il creditore subisca sempre e comunque un danno. Difatti, mentre di regola è il creditore a dover provare di aver subito un danno dal ritardato adempimento, in tale ipotesi egli ha diritto di pretendere gli interessi (moratori) senza bisogno di provare di aver sofferto concretamente un danno.


Giurisprudenza annotata

 

Espropriazione

L'indennizzo per la cessione volontaria di immobile sottoposto a procedura espropriativa ha natura di debito di valuta, sicchè, in caso di ritardo nel pagamento, al creditore spettano gli interessi moratori, mentre la rivalutazione monetaria è dovuta soltanto qualora dimostri di avere subito un danno maggiore. Rigetta, Trib. Reggio Calabria, 13/12/2012

Cassazione civile sez. VI  28 novembre 2014 n. 25302  

Unione europea

Il risarcimento dei danni previsto in favore degli specializzandi in medicina frequentanti in epoca anteriore al 1991, è oggetto di un peculiare diritto (para)risarcitorio, la cui quantificazione equitativa - da compiersi sulla base delle indicazioni contenute nella legge 19 ottobre 1999, n. 370 - comporta esclusivamente la decorrenza gli interessi (e non anche la necessità della rivalutazione monetaria, salva la prova del maggior danno ai sensi dell'art. 1224, secondo comma, cod. civ.) dalla data della messa in mora, in quanto, con la monetizzazione effettuata dalla legge n. 370 del 1999, l'obbligazione risarcitoria ha acquistato carattere di obbligazione di valuta. Cassa e decide nel merito, App. Bari, 12/07/2011

Cassazione civile sez. VI  06 novembre 2014 n. 23635  

Danni

L'indennizzo riconosciuto dall'art. 15 sexies, comma 3, del d.l. 29 dicembre 1995, n. 560 (convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1996, n. 74), come novellato dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, al proprietario di un fabbricato danneggiato dal bradisismo nell'area flegrea ha natura indennitaria e costituisce debito di valuta, come tale regolato dall'art. 1224 cod. civ., poiché sorge da un'attività lecita della P.A., consistente nella demolizione del bene a tutela della pubblica e privata incolumità, e si riferisce ad un pregiudizio riconducibile ad un fenomeno "lato sensu" naturale, per il quale l'intervento pubblicistico ha finalità solidaristiche di tenere indenni i danneggiati e non di risarcirli integralmente. Dichiara inammissibile, App. Napoli, 06/04/2007

Cassazione civile sez. I  31 ottobre 2014 n. 23271  

In materia di fatto illecito extracontrattuale, il danno da ritardato adempimento dell'obbligazione risarcitoria va liquidato applicando un saggio di interessi scelto in via equitativa dal giudice o sulla semisomma (e cioè la media) tra il credito rivalutato alla data della liquidazione e lo stesso credito espresso in moneta all'epoca dell'illecito, ovvero - per l'identità di risultato - sul credito espresso in moneta all'epoca del fatto e poi rivalutato anno per anno. Tali interessi si producono dalla data in cui si è verificato il danno (coincidente, per il danno biologico permanente, con quella del consolidamento dei postumi) fino a quella della liquidazione e, successivamente, sull'importo costituito dalla sommatoria di capitale e danno da mora, ormai trasformato in obbligazione di valuta, maturano interessi al saggio legale, ai sensi dell'art. 1282, primo comma, cod. civ. Cassa con rinvio, App. Napoli, 01/10/2007

Cassazione civile sez. III  10 ottobre 2014 n. 21396  

Obbligazioni e contratti

Nel caso di ritardato adempimento di una obbligazione di valuta, il maggior danno di cui all’art.1224 c.c. comma 2, può ritenersi esistente in via presuntiva, in tutti i casi in cui durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore ai dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali. Ricorrendo tale ipotesi, il risarcimento del maggior danno spetta a qualunque creditore, quale che ne sia la qualità soggettiva o l’attività svolta (e quindi tanto nel caso di imprenditore, quanto nel caso di pensionato, di impiegato, ecc) fermo restando che, se il creditore domanda, a titolo di risarcimento danno, una somma superiore a quella risultante dal detto saggio di rendimento dei titoli di stato, avrà l’onere di provare l’esistenza e l’ammontare di tale pregiudizio, anche per via presuntiva.

Tribunale Bari sez. III  09 ottobre 2014

Nel caso di ritardato adempimento di un’obbligazione di valuta, il maggior danno di cui all’art. 1224 c.c., comma 2 può ritenersi esistente, in via presuntiva, in tutti i casi in cui, durante la mora, il saggio medio di rendimento netto dei titoli di Stato con scadenza non superiore a dodici mesi sia stato superiore al saggio degli interessi legali. Se ricorre tale ipotesi, il risarcimento del maggior danno spetta a qualunque creditore, indipendentemente dalla sua qualità soggettiva o dall’attività svolta (e quindi tanto nel caso di imprenditore, quanto nel caso di pensionato, impiegato, ecc.).

Tribunale Bari sez. III  09 ottobre 2014

In materia di risarcimento del danno ex art. 1224, comma 2 c.c., il creditore che domandi a titolo di maggior danno una somma superiore a tale differenza è tenuto ad offrire la prova del danno effettivamente subito, quand’anche sia un imprenditore, mediante la produzione di idonea e completa documentazione, e ciò sia che faccia riferimento al tasso dell’interesse corrisposto per il ricorso al credito bancario sia che invochi come parametro l’utilità marginale netta dei propri investimenti.

Tribunale Roma sez. II  22 settembre 2014 n. 18589  

Ai fini della tempestività del pagamento del prezzo nel riscatto agrario, le norme che attengono agli adempimenti di cui all'art. 1208 cod. civ. e seguenti, in tema di offerta reale, vanno interpretate ed applicate alla luce dei principi in tema di buona fede e di cooperazione del creditore nell'adempimento, sicché l'offerta reale, e così gli effetti del riscatto, sono da ritenersi verificati qualora la mancata ricezione del pagamento sia imputabile all'ingiustificato rifiuto del creditore di prestare la cooperazione indispensabile a rendere possibile l'adempimento del debitore. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto illegittimo il rifiuto del creditore di ricevere l'offerta, avvenuta tramite assegno circolare in ragione del divieto di pagamento in contanti imposto dalle norme speciali, e rituale l'offerta eseguita indistintamente ai due creditori, coniugi comproprietari, perché previamente presentata al loro domicilio e successivamente seguita, dopo il loro rifiuto, dall'invito a presenziare al deposito della somma su libretti bancari intestati agli aventi diritto). Cassa con rinvio, App. Brescia, 02/08/2007

Cassazione civile sez. III  14 agosto 2014 n. 17975  



 
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