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Art. 1226 codice civile: Valutazione equitativa del danno

Se il danno non può essere provato (1) nel suo preciso ammontare (2), è liquidato dal giudice con valutazione equitativa.


Commento

Valutazione equitativa: valutazione del danno fatta dal giudice, che opera non secondo specifiche norme di diritto, ma secondo il suo sereno apprezzamento.

 

(1) L’impossibilità della prova va intesa in senso relativo, nel senso che è impossibile anche la prova che potrebbe essere prodotta solo a costo di affrontare grandi difficoltà.

 

(2) Intanto può procedersi alla liquidazione equitativa del danno in quanto il danno risulti provato nella sua esistenza.


Giurisprudenza annotata

 

Danni

In tema di danno non patrimoniale, è da escludere che si possa far carico al giudice di indicare le ragioni per le quali il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare (costituente la condizione per il ricorso alla valutazione equitativa prevista dall'art.1226 c.c.), giacché intanto una precisa quantificazione pecuniaria è possibile, in quanto esistano dei parametri normativi fissi di commutazione, in difetto dei quali il danno non patrimoniale non può essere mai provato nel suo preciso ammontare (disattesa la tesi del ricorrente che aveva impugnato la decisione sul risarcimento spettantegli per illegittimo licenziamento, contestando ai giudici di merito di aver utilizzato un parametro di liquidazione equitativo del danno esistenziale, senza considerare la sua concreta situazione di vita -il ricorrente abitava a New York- e la valutazione sulla base della capacità reddituale manifestata).

Cassazione civile sez. lav.  13 gennaio 2015 n. 345  

Nei casi in cui il giudice ritenga che il danno non possa essere determinato nel suo preciso ammontare, può procedere ad una liquidazione equitativa dei danni, anche indipendentemente da una specifica richiesta delle parti.

Cassazione civile sez. VI  03 dicembre 2014 n. 25590  

Nella liquidazione del danno non patrimoniale, l'applicazione di criteri diversi da quelli risultanti dalle tabelle predisposte dal Tribunale di Milano può essere fatta valere in sede di legittimità, come vizio di violazione di legge, soltanto quando in grado di appello il ricorrente si sia specificamente doluto della mancata liquidazione del danno in base ai valori delle tabelle milanesi ed abbia altresì versato in atti dette tabelle. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto inammissibile il motivo di ricorso avverso la pronuncia sulla liquidazione del danno non patrimoniale proposto dalla parte che, nello spiegare appello, aveva evocato l'applicazione delle tabelle del Tribunale di Milano in relazione alla sola liquidazione del danno biologico da invalidità temporanea, facendo, invece, riferimento alla liquidazione del danno non patrimoniale, unitariamente inteso, soltanto in comparsa conclusionale, senza peraltro dedurre, in sede di ricorso per cassazione, di aver versato siffatte tabelle nel giudizio di merito). Rigetta, App. Roma, 15/11/2011

Cassazione civile sez. III  13 novembre 2014 n. 24205  

Nella liquidazione del danno biologico, la mancata applicazione delle "tabelle di Milano" può essere fatta valere, in sede di legittimità, come vizio di violazione di legge, quando la decisione impugnata sia stata pronunciata prima del 7 giugno 2011 (data di pubblicazione della sentenza della S.C. n. 12408, che ha indicato le dette tabelle come parametro equitativo preferibile), solo in quanto la questione sia stata già posta nel giudizio di merito e la parte interessata abbia depositato copia delle suddette tabelle al più tardi in grado di appello. Cassa con rinvio, App. Bologna, 18/08/2008

Cassazione civile sez. III  07 novembre 2014 n. 23778  

In tema di valutazione equitativa del danno, l'esercizio del potere discrezionale attribuito al giudice dall'art. 1226 c.c. è subordinato alla condizione che risulti obiettivamente impossibile, o particolarmente difficile, per la parte interessata, provare il danno nel suo preciso ammontare; sempre la parte interessata non è esonerata dal fornire elementi probatori e dati di fatto dei quali possa ragionevolmente disporre, in modo che l'apprezzamento equitativo venga limitato alla sua funzione di colmare le sole lacune insuperabili nell'iter della determinazione dell'equivalente pecuniario del danno.

Tribunale Milano sez. VII  03 novembre 2014 n. 12955  

In caso di sinistro mortale, che abbia determinato il decesso non immediato della vittima, al danno biologico terminale, consistente in un danno biologico da invalidità temporanea totale (sempre presente e che si protrae dalla data dell'evento lesivo fino a quella del decesso), può sommarsi una componente di sofferenza psichica (danno catastrofico), sicché, mentre nel primo caso la liquidazione può essere effettuata sulla base delle tabelle relative all'invalidità temporanea, nel secondo la natura peculiare del pregiudizio comporta la necessità di una liquidazione che si affidi ad un criterio equitativo puro, che tenga conto della "enormità" del pregiudizio, giacché tale danno, sebbene temporaneo, è massimo nella sua entità ed intensità, tanto da esitare nella morte.(Nella specie la S.C. ha respinto il ricorso avverso la sentenza di merito che aveva liquidato in via equitativa, quale danno biologico terminale patito dalla vittima, rimasta in vita 7 giorni, la somma di euro 2.500,00 "pro die"). Rigetta, Firenze, 24/09/2007

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23183  

In materia di fatto illecito extracontrattuale, il danno da ritardato adempimento dell'obbligazione risarcitoria va liquidato applicando un saggio di interessi scelto in via equitativa dal giudice o sulla semisomma (e cioè la media) tra il credito rivalutato alla data della liquidazione e lo stesso credito espresso in moneta all'epoca dell'illecito, ovvero - per l'identità di risultato - sul credito espresso in moneta all'epoca del fatto e poi rivalutato anno per anno. Tali interessi si producono dalla data in cui si è verificato il danno (coincidente, per il danno biologico permanente, con quella del consolidamento dei postumi) fino a quella della liquidazione e, successivamente, sull'importo costituito dalla sommatoria di capitale e danno da mora, ormai trasformato in obbligazione di valuta, maturano interessi al saggio legale, ai sensi dell'art. 1282, primo comma, cod. civ. Cassa con rinvio, App. Napoli, 01/10/2007

Cassazione civile sez. III  10 ottobre 2014 n. 21396  

L'eccezione di "compensatio lucri cum damno" è un'eccezione in senso lato, vale a dire non l'adduzione di un fatto estintivo, modificativo o impeditivo del diritto azionato, ma una mera difesa in ordine all'esatta entità globale del pregiudizio effettivamente patito dal danneggiato, ed è, come tale, rilevabile d'ufficio dal giudice, il quale, per determinarne l'esatta misura del danno risarcibile, può fare riferimento, per il principio dell'acquisizione della prova, a tutte le risultanze del giudizio. (Nella specie, la S.C., in applicazione del principio esposto, ha confermato la decisione con la quale il giudice di merito, pur in carenza di una valida eccezione, ha determinando il danno per lesione da emotrasfusione detraendo quanto già riscosso dal danneggiato a titolo di indennizzo ex legge 25 febbraio 1992, n. 210). Rigetta, App. Caltanissetta, 30/06/2011

Cassazione civile sez. VI  24 settembre 2014 n. 20111  

Il danno biologico (cioè la lesione della salute), quello morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile "esistenziale", e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l'illecito abbia violato diritti fondamentali della persona) costituiscono componenti dell'unitario danno non patrimoniale che, senza poter essere valutate atomisticamente, debbono pur sempre dar luogo ad una valutazione globale. Ne consegue che, in caso di mancata liquidazione del cosiddetto danno morale, occorre che il ricorrente, in sede di impugnazione della sentenza, non si limiti ad insistere sulla separata liquidazione di tale voce di danno, ma che articoli chiaramente la doglianza come erronea esclusione, dal totale ricavato in applicazione delle cosiddette "tabelle di Milano", delle componenti di danno diverse da quella originariamente descritta come "danno biologico", risultando, in difetto, inammissibile la censura atteso il carattere tendenzialmente onnicomprensivo delle previsioni delle predette tabelle. Rigetta, App. Caltanissetta, 30/06/2011

Cassazione civile sez. VI  24 settembre 2014 n. 20111  



 
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