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Art. 1227 codice civile: Concorso del fatto colposo del creditore

Se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate (1) (2).

Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza (3).


Commento

Risarcimento: [v. Libro IV, Titolo IX]; Ordinaria diligenza (diligenza del buon padre di famiglia): [v. 1176].

 

(1) In caso di ritardo nel pagamento da effettuare quale corrispettivo di una transazione commerciale (d.lgs. 231/2002), gli interessi decorrono automaticamente, senza la necessità della messa in mora, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento. Per transazioni commerciali si intendono i contratti, comunque denominati, tra imprese o tra imprese e pubbliche amministrazioni, che comportano in via esclusiva o prevalente la consegna di merci o la prestazione di servizi, contro il pagamento di un prezzo.

 

(2) La norma si applica anche alle ipotesi di concorso del fatto colposo del danneggiato in caso di responsabilità per danno da prodotti difettosi. Il risarcimento, in questo caso, non è dovuto quando il danneggiato sia stato consapevole del difetto del prodotto e del pericolo che ne derivava e vi si sia volontariamente esposto (art. 122, d.lgs. 6-9-2005, n. 206, Codice del consumo).

 

(3) Tale norma costituisce una applicazione specifica del dovere di correttezza che incombe anche a carico del creditore [v. 1175]. Tale dovere, nella specie, si sostanzia in una agevole attività personale o in un lieve sacrificio patrimoniale (es.: ordinarie spese di conservazione) tesi ad evitare le ulteriori conseguenze dannose dell’inadempimento.

 

La riduzione del risarcimento nel comma 1 è prevista per l’ipotesi in cui il creditore contribuisca, insieme al debitore, alla produzione del danno; nel comma 2, invece, pur sussistendo l’inadempimento, il creditore porta a conseguenze ulteriori gli effetti di esso non usando l’ordinaria diligenza sufficiente a scongiurare il prodursi di danni. In tal caso, quindi, è ragionevole l’esclusione dell’obbligo del risarcimento.


Giurisprudenza annotata

Responsabilità civile

In tema di responsabilità civile, qualora la produzione di un evento dannoso possa apparire riconducibile alla concomitanza della condotta umana e del fattore naturale, ed autonomo, rappresentato dalla pregressa situazione patologica del danneggiato, il giudice, accertata l'efficienza eziologica della condotta rispetto all'evento, in applicazione della regola di cui all'art. 41 cod. pen., deve procedere, anche con ricorso a criteri equitativi, alla valutazione della causalità giuridica di ogni singola concausa, si da delimitare l'obbligo risarcitorio dell'autore della condotta, con esclusione delle conseguenze dannose determinate dal fortuito. (Nella specie, relativa all'investimento di pedone affetto da morbo di Alzheimer, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione con cui il giudice di secondo grado ha valutato, ai fini della liquidazione del danno patrimoniale da lucro cessante, l'incidenza concorrente di detta patologia con la causa lesiva costituita dal sinistro, apprezzando l'evoluzione propria della malattia, nonchè il suo aggravamento in ragione delle lesioni conseguenti al sinistro stradale). Cassa con rinvio, App. Bari, 10/02/2011

Cassazione civile sez. III  13 novembre 2014 n. 24204  

In tema di responsabilità medico-chirurgica, allorché la consulenza tecnica d'ufficio - che pure di norma presenta in tale ambito natura "percipiente" - formuli una valutazione, sull'efficienza eziologica della condotta della struttura sanitaria rispetto all'evento di danno come "meno probabile che non", tale esito è correttamente ignorato dal giudice, atteso che, in applicazione del criterio della regolarità causale e della certezza probabilistica, l'affermazione della riferibilità causale del danno all'ipotetico responsabile presuppone, all'opposto, una valutazione nei termini di "più probabile che non". Rigetta, Napoli, 07/12/2009

Cassazione civile sez. III  20 ottobre 2014 n. 22225  

Ove la parte interessata non attivi la procedura del silenzio prevista dall'ordinamento a tutela del proprio interesse ad ottenere il bene della vita cui aspira, in applicazione dell'art. 1227 comma 2, c.c., l'istanza di risarcimento, per detto periodo di tempo, deve ritenersi infondata.

T.A.R. Pescara (Abruzzo) sez. I  08 agosto 2014 n. 371  

Danni

In tema di concorso del fatto colposo del danneggiato nella produzione dell'evento dannoso, a norma dell'art. 1227 cod. civ. - applicabile, per l'espresso richiamo contenuto nell'art. 2056 cod. civ., anche nel campo della responsabilità extracontrattuale - la prova che il creditore-danneggiato avrebbe potuto evitare i danni dei quali chiede il risarcimento usando l'ordinaria diligenza deve essere fornita dal debitore-danneggiante che pretende di non risarcirlo, in tutto o in parte. Rigetta, App. Catania, 19/10/2010

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23148

Il principio di cui all'art. 1227 cod. civ. (riferibile anche alla materia del danno extracontrattuale per l'espresso richiamo contenuto nell'art. 2056 del codice) della riduzione proporzionale del danno in ragione dell'entità percentuale dell'efficienza causale del soggetto danneggiato si applica non solo nei confronti del danneggiato, che reclama il risarcimento del pregiudizio direttamente patito e al cui verificarsi ha contribuito la sua condotta, ma anche nei confronti dei congiunti che, in relazione agli effetti riflessi che l'evento di danno subito proietta su di essi, agiscono per ottenere il risarcimento dei danni subiti "iure proprio". (Nella specie, a seguito di un incidente stradale in cui la minorenne danneggiata aveva concorso a cagionare il danno, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ridotto, in proporzione alla colpa della ragazza, anche il risarcimento spettante ai genitori a titolo di danno da lesione del rapporto familiare e di danno morale, pervenendo a tale conclusione non solo in applicazione dell'art. 2048 c.c., e dunque del principio per cui del fatto illecito del minore erano tenuti a rispondere i genitori, ma anche dell'art. 1227, primo comma, cod. civ.). Rigetta, App. Palermo, 28/07/2010

Cassazione civile sez. III  23 ottobre 2014 n. 22514  

In tema di responsabilità per i danni cagionati da una cosa in custodia ai sensi dell'art. 2051 cod. civ., l'allegazione del fatto del terzo o dello stesso danneggiato, idonea ad integrare l'esimente del caso fortuito, costituisce una mera difesa, che deve essere esaminata e verificata anche d'ufficio dal giudice, attraverso le opportune indagini sull'eventuale incidenza causale del fatto del terzo o del comportamento colposo del danneggiato nella produzione dell'evento dannoso, indipendentemente dalle argomentazioni e richieste formulate dalla parte, purché risultino prospettati gli elementi di fatto sui quali si fonda l'allegazione del fortuito. Cassa con rinvio, App. Firenze, 04/10/2012

Cassazione civile sez. VI  30 settembre 2014 n. 20619  

Sanità pubblica

Nel settore alimentare, dove la circolazione di merce sicura e sana contribuisce in maniera significativa alla salute e al benessere dei consumatori, l'acquirente di un alimento, operatore professionale e produttore (mediante l'utilizzazione del componente comperato) della sostanza finale destinata al consumo umano, ha l'obbligo - riconducibile al dovere di diligenza, previsto dal secondo comma dell'art. 1227 cod. civ., cui il creditore è tenuto per evitare l'aggravamento del danno indotto dal comportamento inadempiente del debitore - di attenersi al principio di precauzione e di adottare misure proporzionate in funzione delle caratteristiche del prodotto e della sua destinazione, verificando, attraverso controlli di genuinità a campione, prima di ulteriormente impiegarlo quale parte o ingrediente nella preparazione di un alimento poi distribuito su scala industriale, che il componente acquistato risponda ai requisiti di sicurezza previsti e non contenga additivi vietati e pericolosi, senza poter fare esclusivo affidamento sull'osservanza da parte del rivenditore dell'obbligo di fornire un prodotto non adulterato né contraffatto, a meno che non abbia ricevuto, prima dell'impiego su scala industriale dell'alimento acquistato, una precisa e circostanziata garanzia. Cassa con rinvio, App. Torino, 03/05/2011

Cassazione civile sez. II  10 luglio 2014 n. 15824  

Giustizia amministrativa

L'art. 114 comma 4, lett. e), c. proc. amm. è applicabile ai giudizi di ottemperanza relativi a titoli esecutivi giudiziali comportanti l'obbligazione della p.a. di pagare una somma di denaro, con la conseguente risarcibilità del danno da ritardo nell'adempimento secondo le seguenti modalità: a) previsione di un termine di tolleranza di sei mesi all'inadempimento dell' amministrazione; b) decorrenza del predetto termine dalla data in cui il titolo giudiziale recante la condanna al pagamento di una somma di denaro a titolo di indennizzo, munito della prescritta formula esecutiva, è stato notificato nei confronti dell' amministrazione soccombente; c) quantificazione del pregiudizio risarcibile effettuata prendendo a fondamento il parametro, individuato dalla Cedu, dell'interesse semplice ad un tasso equivalente a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della BCE applicabile durante tale periodo, aumentato di tre punti percentuali; d) corresponsione dell'importo così ottenuto, a titolo di risarcimento del danno da ritardo, a carico dell' amministrazione, fermo restando che, ai sensi dell'art. 1227 comma 2 c.c., non sarà ininfluente nella considerazione della misura del risarcimento la tempestiva attivazione da parte del creditore del rimedio dell'ottemperanza.

T.A.R. Roma (Lazio) sez. I  09 giugno 2014 n. 6129  



 
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