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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 123 codice civile: Simulazione

Il matrimonio può essere impugnato da ciascuno dei coniugi quando gli sposi abbiano convenuto di non adempiere agli obblighi e di non esercitare i diritti da esso discendenti (1).

L’azione non può essere proposta decorso un anno dalla celebrazione del matrimonio ovvero nel caso in cui i contraenti abbiano convissuto come coniugi (2) successivamente alla celebrazione medesima.


Commento

Simulazione: [v. Libro IV, Titolo II, Capo X].

Obblighi e diritti (derivanti dal matrimonio): obblighi e diritti fondamentali nascenti per i coniugi dal matrimonio. Rispondono all’esigenza di ancorare la convivenza dei coniugi al rispetto di precisi obblighi e regole di condotta, ritenuta la soluzione più consona per il mantenimento dell’unità familiare [v. 143].

 

 

(1) Cd. patto di non esecuzione.

È importante individuare quali diritti ed obblighi debbano risultare esclusi affinché possa essere configurata la simulazione dell’atto.

(2) A differenza di quanto previsto dagli artt. 119, 120 e 122 la norma richiede non la semplice coabitazione ma una vera e propria convivenza.


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

L'art. 428 cod. civ., che disciplina il regime di impugnazione degli atti negoziali compiuti da persona incapace di intendere e di volere, non si applica in ambito matrimoniale, il cui regime delle invalidità è disciplinato da norme speciali, le quali, nel bilanciamento tra il diritto personalissimo del soggetto di autodeterminarsi in ordine al matrimonio e l'interesse degli eredi a far valere l'incapacità del "de cuius" allo scopo di ottenere l'annullamento del suo matrimonio, assegnano preminenza, in modo non irragionevole, all'esigenza di tutela del primo e, quindi, della dignità di colui che, non interdetto, ha contratto matrimonio. Ne consegue la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 120 e 127 cod. civ., con riferimento all'art. 3 Cost., laddove esclude la legittimazione piena ed autonoma degli eredi ad impugnare direttamente il matrimonio contratto dal loro congiunto in stato di incapacità di intendere e di volere. Rigetta, App. Roma, 30/11/2011

Cassazione civile sez. I  30 giugno 2014 n. 14794  

 

Il matrimonio celebrato all'estero tra cittadini italiani e tra italiani e stranieri secondo le forme previste dalla legge straniera, ha immediata validità nel nostro ordinamento, e, quantunque sia stato contratto, in violazione dell'articolo 86 del codice civile, da chi non aveva libertà di stato, è destinato a produrre effetti finché non sia impugnato da uno dei soggetti legittimati, tra cui anche il pubblico ministero, e non sia emessa la pronuncia del giudice di nullità. Qualora le parti, che abbiano contratto matrimonio all'estero, siano tra loro cugini, deve rilevarsi la sussistenza di un rapporto di parentela in linea collaterale di quarto grado, con la conseguenza che tale rapporto non incorre in alcuno dei divieti di cui all'art. 87 c.c., con impossibilità di riscontrare alcun contrasto con l'ordine pubblico italiano. Orbene, nella fattispecie, a fronte di quanto sopra esposto, si è rilevata l'infondatezza del primo motivo di gravame proposto dall'appellante avverso la sentenza di prime cure che, nel dichiarare l'appellato comproprietario con l'appellante, secondo il regime patrimoniale della comunione legale tra coniugi, di un dato appartamento, avrebbe omesso di considerare la nullità del matrimonio celebrato in Nevada, giacché essendo le parti in causa cugini non si sarebbe potuto celebrare nello Stato del Nevada ove è proibito il matrimonio tra consanguinei; altresì, al momento del matrimonio, l'appellato non era libero di stato, in quanto sposato e il matrimonio era stato celebrato solo per finzione, al fine di consentire all'appellante di restare in America oltre il termine consentito dalla legge, avendo all'uopo l'appellato falsificato le dichiarazioni relative alle generalità della madre dell'appellante, onde nascondere il grado di parentela e aggirare il divieto di matrimonio tra consanguinei. In relazione alla dedotta celebrazione del matrimonio "per finzione", oltre a non risultare dimostrata, si è evidenziato come la stessa incorrerebbe comunque nella decadenza di cui all'art. 123 c.c.

Corte appello Taranto  24 febbraio 2014 n. 98  

 

Delibazione

Ritenuto che la dichiarazione di esecutività, nell'ordinamento italiano, della sentenza ecclesiastica che dichiara la nullità del matrimonio a causa dell'esclusione, da parte di uno dei coniugi, di uno dei "bona matrimonii", trova ostacolo nel nostro ordine pubblico qualora l'esclusione sia rimasta nella sfera psichica del suo autore e non sia stata manifestata, o non sia stata conosciuta o conoscibile dall'altro coniuge, in quanto si porrebbe in contrasto con l'inderogabile principio della tutela della buona fede e dell'affidamento incolpevole (collegato, tuttavia, ad un valore individuale che appartiene alla sfera di disponibilità del soggetto interessato, ed è preordinato a tutelare questo valore contro gli ingiusti attacchi esterni), non può essere delibata la sentenza canonica di nullità del vincolo qualora, malgrado il vizio originario, la convivenza dei coniugi abbia avuto lunga durata.

Cassazione civile sez. I  20 gennaio 2011 n. 1343  

La prolungata convivenza fra i coniugi (nella specie, venti anni) costituisce elemento ostativo alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio, fondata sul motivo del rifiuto alla procreazione sottaciuto da uno all’altro coniuge; la prolungata convivenza deve, infatti, considerarsi come manifestazione della volontà di accettazione del rapporto, che è incompatibile con il successivo esercizio della facoltà di rimetterlo in discussione, travolgendo i diritti derivanti dal matrimonio dichiarato nullo.

Cassazione civile sez. I  20 gennaio 2011 n. 1343  

La circostanza che i coniugi abbiano lungamente convissuto, dopo la celebrazione del matrimonio (nella specie per quasi un ventennio) è ostativa alla delibazione di sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio, pronunciata per esclusione unilaterale di uno dei "bona" (o principio essenziale) del matrimonio (nella specie il rifiuto da parte della moglie della procreazione, sottaciuto all'altro coniuge, senza che rilevi - in senso contrario - una precedente sentenza emessa dalla Corte di cassazione, nell'ambito dello stesso giudizio, che abbia dichiarato (sotto altro profilo) la non contraddittorietà di quella sentenza di annullamento all'ordine pubblico.

Cassazione civile sez. I  20 gennaio 2011 n. 1343  

 



 
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