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Art. 1231 codice civile: Modalità che non importano novazione

Il rilascio di un documento o la sua rinnovazione, l’apposizione o l’eliminazione di un termine e ogni altra modificazione accessoria dell’obbligazione non producono novazione (1).


Commento

Termine: [v. 1184].

 

(1) V. nota (1) sub art. 1230.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

La novazione oggettiva del rapporto obbligatorio postula il mutamento dell'oggetto o del titolo della prestazione, ai sensi dell'art. 1230 c.c., mentre non è ricollegabile alle mere modificazioni accessorie di cui all'art. 1231 c.c. e deve essere connotata non solo dall'aliquid novi, ma anche dall'animus novandi inteso come manifestazione in equivoca dell'intento novativo e dalla causa novandi, intesa come interesse comune delle parti all'effetto novativo. L'accertamento che su tali tre elementi (volontà, causa e oggetto del negozio) compia il giudice di merito è incensurabile in cassazione, se adeguatamente motivato. (Nella specie - ha osservato la Suprema corte - con il contratto di locazione stipulato quando era ancora in corso l'originario rapporto ed era scaduto il termine valido per la disdetta, la volontà delle parti di estinguere il precedente contratto, sostituendolo con uno nuovo, non emerge affatto, risultando invece che le parti hanno semplicemente adeguato la misura del canone, mutato il termine di scadenza scadenza della locazione e concordato altre variazioni di elementi accessori tra le quali la clausola circa la possibilità e le modalità del rinnovo contrattuale, accordando alla conduttrice la possibilità di rinnovare la locazione manifestando la sua volontà in tale senso a mezzo lettera raccomandata, sì che correttamente il giudice a quo ha escluso vi sia stata novazione dell'originario rapporto).

Cassazione civile sez. III  13 giugno 2014 n. 13549  

Deve essere respinta la domanda risarcitoria per i danni conseguenti al ritardo con cui il Comune ha adempiuto all'obbligo di una obbligazione assunta con la convenzione (in particolare di acquistare da terzi le aree da mettere a disposizione degli "operatori", per la realizzazione di una strada di accesso al P.I.I.), nel caso in cui le parti abbiano poi modificato la convenzione, prevedendo la cessione di aree diverse, da effettuare in tempi diversi. Siffatta vicenda fattuale integra una novazione dell'obbligazione assunta dal Comune con la convenzione originaria, che pertanto, risulta estinta ex art. 1230 c.c., per cui la novazione non forma oggetto di una eccezione in senso proprio, come si può dedurre dalla sua nozione e dalla sua disciplina quali delineate negli art. 1230-1235 c.c., poste a raffronto con l'espressa previsione della non rilevabilità d'ufficio della compensazione, ex art. 1242 c.c., e quindi il giudice può rilevare d'ufficio il fatto corrispondente, comunque introdotto nel processo)

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. II  04 gennaio 2013 n. 20  

Poiché la novazione oggettiva si configura come un contratto estintivo e costitutivo di obbligazioni, caratterizzato dalla volontà di far sorgere un nuovo rapporto obbligatorio in sostituzione di quello precedente con nuove ed autonome situazioni giuridiche, di tale contratto sono elementi essenziali, oltre ai soggetti e alla causa, l'"animus novandi", consistente nella inequivoca, comune intenzione di entrambe le parti di estinguere l'originaria obbligazione, sostituendola con una nuova, e l'"aliquid novi", inteso come mutamento sostanziale dell'oggetto della prestazione o del titolo del rapporto. L'esistenza di tali specifici elementi deve essere in concreto verificata dal giudice del merito, con un accertamento di fatto che si sottrae al sindacato di legittimità solamente se è conforme alle disposizioni contenute negli art. 1230, commi 1 e 2, e 1231 c.c., e se risulta congruamente motivato. (In applicazione del detto principio, la S.C. ha escluso che, in presenza di contratti di lavoro a termine illegittimi, la successiva stipulazione di un contratto legittimo estingua il rapporto di lavoro venutosi a creare a seguito dell'illegittimità dei precedenti contratti a termine, in assenza di elementi che permettano di ritenere che le parti, con consapevolezza della conversione del precedente rapporto, abbiano inteso costituire un nuovo rapporto di lavoro).

Cassazione civile sez. lav.  11 ottobre 2012 n. 17328  

La novazione oggettiva del rapporto obbligatorio postula il mutamento dell'oggetto o del titolo della prestazione, ai sensi dell'art. 1230 c.c., mentre non è ricollegabile alle mere modificazioni accessorie di cui all'art. 1231 c.c., e deve essere connotata non solo dall'aliquid novi, ma anche dall'animus novandi (inteso come manifestazione inequivoca dell'intento novativo) e dalla causa novandi (intesa come interesse comune delle parti all'effetto novativo); l'accertamento che su tali tre elementi (volontà, causa ed oggetto del negozio) compia il giudice di merito è incensurabile in cassazione, se adeguatamente motivato. (Nella specie, la C.S. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva ritenuto che la sola variazione di misura del canone e la modificazione del termine di scadenza non fossero di per sé indice della novazione di un rapporto di locazione, trattandosi di modificazioni accessorie della correlativa obbligazione o di modalità non rilevanti ai fini della configurabilità della stessa).

Cassazione civile sez. III  09 marzo 2010 n. 5665  

Poiché la novazione oggettiva si configura come un contratto estintivo e costitutivo di obbligazioni, caratterizzato dalla volontà di far sorgere un nuovo rapporto obbligatorio in sostituzione di quello precedente con nuove ed autonome situazioni giuridiche, di tale contratto sono elementi essenziali, oltre ai soggetti e alla causa, l'animus novandi, consistente nella inequivoca, comune intenzione di entrambe le parti di estinguere l'originaria obbligazione, sostituendola con una nuova, e l'aliquid novi, inteso come mutamento sostanziale dell'oggetto della prestazione o del titolo del rapporto. L'esistenza di tali specifici elementi deve essere in concreto verificata dal giudice del merito, con un accertamento di fatto che si sottrae al sindacato di legittimità solamente se è conforme alle disposizioni contenute negli art. 1230, commi 1 e 2, e 1231 c.c., e se risulta congruamente motivato. (Nella specie, le parti avevano costituito un nuovo rapporto di lavoro, facendo salvi i diritti derivanti al lavoratore da un precedente licenziamento; in applicazione del principio anzidetto, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto che la stipula del nuovo contratto di lavoro, a tempo parziale, avesse del tutto novato il precedente rapporto a tempo pieno, ed aveva perciò rigettato la domanda reintegratoria del lavoratore).

Cassazione civile sez. lav.  26 febbraio 2009 n. 4670  

Transazione

La transazione può avere efficacia novativa quando risulti una situazione di oggettiva incompatibilità tra il rapporto preesistente e quello originato nell'accordo transattivo, di guisa che dall'atto sorgano reciproche obbligazioni oggettivamente diverse da quelle preesistenti. Pertanto, al di fuori dell'ipotesi di un'espressa manifestazione di volontà delle parti in tal senso, il giudice di merito deve accertare se le parti, nel comporre l'originario rapporto litigioso, abbiano inteso o meno addivenire alla conclusione di un nuovo rapporto, costitutivo di autonome obbligazioni, ovvero se esse si siano limitate ad apportare modifiche alle obbligazioni preesistenti senza elidere il collegamento con il precedente contratto, il quale si pone come causa dell'accordo transattivo che, di regola, non è volto a trasformare il rapporto controverso.

Cassazione civile sez. III  14 luglio 2011 n. 15444  

Fallimento

In tema di fallimento, il ritardo nel pagamento della somma spettante al creditore ammesso in base al piano di riparto non gli attribuisce il diritto di percepire gli interessi compensativi o moratori per il periodo compreso tra la data di esecutività del piano ed il pagamento, in quanto l'ammissione del credito al passivo e l'inclusione del relativo importo nel piano di riparto non determinano una novazione del credito, né lo trasformano in un credito nei confronti della massa, con la conseguenza che gli interessi maturati e maturandi, dovendo considerarsi pur sempre accessori di un credito nei confronti del fallito, non possono dar vita ad un autonomo e distinto credito nei confronti della massa, ostandovi d'altronde sia la disciplina dettata dagli art. 54 e 55 legge fall., sia, per gli interessi moratori, il carattere satisfattivo della procedura concorsuale, incompatibile con la mora nell'adempimento delle obbligazioni pecuniarie.

Cassazione civile sez. I  02 aprile 2010 n. 8185  



 
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