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Art. 1233 codice civile: Riserva delle garanzie nelle obbligazioni solidali

Se la novazione si effettua tra il creditore e uno dei debitori in solido con effetto liberatorio per tutti (1), i privilegi, il pegno e le ipoteche del credito anteriore possono essere riservati soltanto sui beni del debitore che fa la novazione (2) (3).


Commento

Obbligazioni solidali: [v. 1292].

 

(1) La novazione tra il creditore e uno dei debitori in solido libera tutti i debitori, per il principio generale per cui le cause estintive giovano di regola a tutti i condebitori.

 

(2) È, però, possibile che anche altri condebitori consentano il mantenimento delle garanzie sui propri beni.

 

(3) Nel caso di novazione conclusa da uno solo dei concreditori in solido (la quale, ai sensi dell’art. 1300, comma 2, non ha effetto verso gli altri concreditori), le garanzie del credito originario permangono.

 

Secondo un principio generale [v. 1232] l’estinzione delle obbligazioni comporta l’estinzione delle relative garanzie, salvo espresso patto contrario.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Deve essere respinta la domanda risarcitoria per i danni conseguenti al ritardo con cui il Comune ha adempiuto all'obbligo di una obbligazione assunta con la convenzione (in particolare di acquistare da terzi le aree da mettere a disposizione degli "operatori", per la realizzazione di una strada di accesso al P.I.I.), nel caso in cui le parti abbiano poi modificato la convenzione, prevedendo la cessione di aree diverse, da effettuare in tempi diversi. Siffatta vicenda fattuale integra una novazione dell'obbligazione assunta dal Comune con la convenzione originaria, che pertanto, risulta estinta ex art. 1230 c.c., per cui la novazione non forma oggetto di una eccezione in senso proprio, come si può dedurre dalla sua nozione e dalla sua disciplina quali delineate negli art. 1230-1235 c.c., poste a raffronto con l'espressa previsione della non rilevabilità d'ufficio della compensazione, ex art. 1242 c.c., e quindi il giudice può rilevare d'ufficio il fatto corrispondente, comunque introdotto nel processo)

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. II  04 gennaio 2013 n. 20  

Il principio secondo cui, per determinare la comune intenzione delle parti, si deve valutare il loro comportamento complessivo, anche posteriore alla conclusione del contratto (art. 1362, cpv., c.c.), deve essere tenuto presente anche nell'indagine diretta ad individuare l'oggetto del contratto, inteso come contenuto di esso fissato dalle parti (art. 1233 c.c.), come vicenda cui lo stesso è finalizzato (art. 1376 c.c.) e come bene che le parti intendono trasferire, rientrando nella disciplina dettata dalle parti ai propri rapporti per conseguire il divisato assetto dei propri interessi e quindi risultando determinabile o meno proprio alla stregua dei risultati della ricerca sulla obiettiva e concreta regolamentazione adottata alla stregua dei canoni legali di ermeneutica, da applicare in stretto nesso con quello della buona fede (art. 1366 c.c.).

Cassazione civile sez. I  15 luglio 1983 n. 4870  

Il principio secondo cui per determinare la comune intenzione delle parti si deve valutare il loro comportamento complessivo, anche successivo alla conclusione del contratto, deve essere tenuto presente anche nell'indagine diretta ad individuare l'oggetto del contratto, inteso questo sia come contenuto di esso fissato dalle parti, sia come vicenda cui lo stesso è finalizzato, sia come bene che le parti intendono trasferire.

Cassazione civile sez. I  15 luglio 1983 n. 4870

Danni

Al fine della liquidazione del danno derivante ai congiunti di persona deceduta per fatto illecito altrui, la percentuale di scarto fra vita fisica e vita lavorativa, da detrarsi dalla capitalizzazione del reddito annuo, o per sua natura variabile, in quanto si ricollega anche alla situazione particolare di ciascun soggetto ed al tipo di lavoro dal medesimo svolto.

Cassazione civile sez. III  27 aprile 1995 n. 4642  

La circostanza che il lavoratore dipendente, il quale abbia riportato un'invalidità parziale permanente, conservi il posto di lavoro e la retribuzione non è di per sè sola sufficiente per escludere il diritto a qualsiasi risarcimento per lucro cessante.

Cassazione civile sez. lav.  05 settembre 1988 n. 5033  

In tema di risarcimento del danno da invalidità temporanea, qualora il soggetto leso nell'integrità fisica sia lavoratore dipendente ed abbia continuato a percepire, durante lo stato di malattia, le prestazioni economiche precedenti - a titolo di retribuzioni dovutegli per legge o per contratto e non quali liberali elargizioni - viene meno la configurabilità stessa del danno non essendosi verificata alcuna pregiudizievole contrazione di introiti nella sfera patrimoniale del lavoratore, salvo il diritto del datore di lavoro di agire nei confronti del danneggiante per il risarcimento del pregiudizio economico costituito dalla corresponsione degli emolumenti al dipendente nonostante la sospensione, da parte di questi, delle corrispondenti prestazioni lavorative.

Cassazione civile sez. III  28 febbraio 1983 n. 1504  

Lavoro subordinato

L'annullamento delle dimissioni presentate prima della scadenza del contratto di formazione e lavoro comporta, al pari del licenziamento illegittimo intervenuto nel corso del rapporto, l'obbligo datoriale del risarcimento del danno ai sensi degli art. 1233 e ss. c.c., da liquidare con riferimento alla perdita del trattamento retributivo fino alla scadenza del termine, alla mancata fruizione professionale, al versamento di un numero minore di contributi. In ogni caso, il lavoratore non può ottenere in via d'urgenza la reintegra nel posto di lavoro per la prosecuzione dell'attività di formazione.

Tribunale Roma  19 febbraio 2000



 
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