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Art. 1236 codice civile: Dichiarazione di remissione del debito

La dichiarazione (1) del creditore di rimettere il debito estingue l’obbligazione quando è comunicata al debitore (2), salvo che questi dichiari in un congruo termine (2) di non volerne profittare (3).


Commento

Obbligazione: [v. Libro IV, Titolo I].

 

Remissione del debito: rinunzia del creditore al suo diritto, diretta all’estinzione del-l’obbligazione e alla liberazione del debitore.

 

(1) La remissione non è un negozio formale e può realizzarsi anche mediante comportamenti concludenti.

 

(2) Si afferma generalmente che la remissione sia un negozio unilaterale recettizio (che si perfeziona quando la dichiarazione giunge a conoscenza del debitore) [v. 1324], ma è anche diffusa la tesi della natura contrattuale [v. 1321].

 

(3) La congruità, ossia l’opportunità del termine, va valutata secondo buona fede [v. 1175].

 

(4) La dichiarazione di rinuncia estingue l’obbligazione nel momento in cui è comunicata al debitore. Ma poiché nessuno può essere costretto a ricevere un beneficio, questi può rifiutare, cancellando retroattivamente l’effetto estintivo (come se l’obbligazione non si fosse mai estinta).

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

La remissione del debito - la quale, oltre che parziale, ben può essere condizionata - costituisce un negozio unilaterale recettizio, neutro quoad causam (con conseguente irrilevanza dell'assenza di vantaggi per il creditore) e non soggetto a particolari requisiti di forma nemmeno ad probationem, i cui effetti non possono essere disconosciuti dal creditore, ai sensi dell'art. 1236 c.c., una volta manifestato l'intento abdicativo al debitore, il quale soltanto può paralizzare l'efficacia di tale negozio, ovvero determinarne la risoluzione per l'avverarsi di una condicio iuris, mediante la tempestiva opposizione prevista dall'ultima parte della norma citata.

Cassazione civile sez. III  09 giugno 2014 n. 12914  

La natura negoziale della rinunzia, quale atto abdicativo, esige e postula che il diritto di credito si estingua conformemente alla volontà remissoria e nei limiti da questa fissati, ossia che l'estinzione si verifichi solo se e in quanto voluta dal creditore con la conseguenza che la volontà di rinunzia presuppone anche, e in primo luogo, la consapevolezza, nel creditore, dell'esistenza del debito.

Cassazione civile sez. III  11 dicembre 2013 n. 27753  

La quietanza rilasciata dal creditore ha natura di atto unilaterale recettizio contenente il riconoscimento, dell'avvenuto pagamento, con la conseguenza che, di regola, non è legittimo desumere, dal suo rilascio, l'esistenza di una volontà transattiva o di rinuncia ad altre pretese da parte del creditore, salvo che ciò non emerga da specifici elementi di fatto e dal complessivo contenuto del documento, secondo l'accertamento compiuto dal giudice di merito che, ove sorretto da adeguata e corretta motivazione, si sottrae al sindacato di legittimità. Rigetta, App. Brescia, 29/05/2009

Cassazione civile sez. III  28 maggio 2013 n. 13189  

La rinuncia ad un diritto, se pure non può essere presunta, può tuttavia desumersi da un comportamento concludente, che manifesti, in quanto incompatibile con l'intenzione di avvalersi del diritto, la volontà di rinunciare. La valutazione in concreto di tali comportamenti forma oggetto di un giudizio di merito, insindacabile in sede di legittimità se non per contraddittorietà intrinseca della motivazione o per sua carenza o illogicità. (Nella fattispecie, relativa ad un rapporto di finanziamento per la vendita rateale di una vettura, la S.C. ha confermato la sentenza della corte di merito secondo cui la società finanziatrice, poiché aveva erogato il prestito all'acquirente per il tramite dell'autoconcessionaria venditrice, nonostante questa non le avesse trasmesso la documentazione comprovante l'iscrizione di ipoteca sul veicolo, ma avendola reclamata cinque anni dopo, implicitamente aveva rinunciato all'iscrizione ipotecaria).

Cassazione civile sez. III  13 gennaio 2009 n. 460  

Pubblica amministrazione

La remissione del debito exartt. 1236 e segg. c.c., costituisce un negozio unilaterale recettizio, a causa variabile, che si perfeziona e produce i suoi effetti nel momento in cui la dichiarazione abdicativa è portata a conoscenza del creditore, senza che sia all'uopo necessaria l'accettazione da parte del creditore; detta dichiarazione diventa irreversibile, con conseguente sottrazione del potere di revoca, non solo in caso di accettazione da parte del destinatario (art. 1411, comma 2, c.c.), ma anche nell'ipotesi in cui il creditore non dichiari, entro un congruo termine, di non volerne approfittare; per converso l'intervento di un tempestivo rifiuto funge da condizione risolutiva legale che caduca, con effetto ex tunc, gli effetti estintivi pur interinalmente prodotti dalla dichiarazione remissoria. (Annulla in parte Tar Lombardia, Brescia, sez. II, n. 1540 del 2009).

Consiglio di Stato sez. V  20 settembre 2012 n. 5012  

Oltraggio

L'art. 341 bis ultimo comma c.p. prevedendo un'obbligazione civile è disponibile in capo alle parti (debitore e creditore) e si estingue ai sensi dell'art. 1236 c.c. secondo il quale la dichiarazione del creditore di rimettere il debito estingue l'obbligazione quando è comunicata al debitore, salvo che questi dichiari in un congruo termine di non volerne profittare.

Tribunale Camerino  13 dicembre 2011

In tema di art. 341 bis ultimo comma c.p., trattandosi di obbligazione civle, essa è disponibile in capo alle parti (debitore e creditore), e si estingue ai sensi dell'art. 1236 c.c., per il quale la dichiarazione del creditore di rimettere il debito estingue l'obbligazione quando è comunicata al debitore, salvo che questi dichiari in un congruo termine di non volerne profittare.

Tribunale Camerino  13 dicembre 2011

Azienda

Si ha cessione di azienda quando le parti non abbiano inteso trasferire una semplice somma di cespiti, ma un complesso organico di beni unitariamente considerato, dotato di potenzialità produttiva tale da farne emergere "ex ante" la complessiva attitudine anche solo potenziale all'esercizio di un'impresa, senza che rilevi, per la qualificazione di una vicenda traslativa come cessione di azienda, che le singole parti che la compongono siano state cedute globalmente o con più atti separati, decisiva essendo unicamente la causa reale del negozio e la regolamentazione degli interessi effettivamente perseguiti dai contraenti, causa e regolamentazione che possono essere desunte esclusivamente dalla lettura delle conferenti disposizioni negoziali intervenute tra i paciscenti.

Cassazione civile sez. III  03 dicembre 2009 n. 25403

Società

Il divieto di accordare prestiti o fornire garanzie per l'acquisto o la sottoscrizione di proprie partecipazioni non trova applicazione nell'ipotesi in cui la società, nell'ambito di un accordo transattivo, rinunci a perseguire ulteriormente una pretesa creditoria litigiosa nei confronti dell'acquirente o del sottoscrittore a fronte dell'impegno assunto da questi di sottoscrivere un aumento di capitale della medesima società: in tale ipotesi, infatti, diversamente da quanto accade in caso di rinuncia ad un credito certo, l'aumento di capitale non si concretizza in un apporto proveniente in sostanza dal patrimonio della società stessa, senza immissione di ricchezza nuova da parte del sottoscrittore, non potendosi porre la rinuncia ad una mera possibilità (l'esito vittorioso della lite) sullo stesso piano della mancata acquisizione di un valore patrimoniale sicuramente esistente.

Cassazione civile sez. I  04 agosto 2009 n. 17936  



 
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