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Art. 1237 codice civile: Restituzioni volontaria del titolo

La restituzione volontaria del titolo originale del credito, fatta dal creditore al debitore, costituisce prova della liberazione (1) anche rispetto ai condebitori in solido.

Se il titolo del credito è in forma pubblica, la consegna volontaria della copia spedita in forma esecutiva fa presumere la liberazione, salva la prova contraria (2).


Commento

Obbligazioni in solido: [v. 1292].

 

Titolo originale del credito: documento contenente l’atto formativo del credito. Da non confondere con i titoli di credito [v. Libro IV, Titolo V; 1992], che pur rientrano in tale disciplina.

 

Forma pubblica: il documento è in (—) quando è redatto con particolari formalità, stabilite dalla legge, da un pubblico ufficiale (notaio, cancelliere etc.) che attribuisce all’atto una particolare fiducia nella sua veridicità (cd. pubblica fede [v. 2699]).

 

 

Copia spedita in forma esecutiva: copia di un atto munita di formula esecutiva (una formula solenne) con la quale il creditore può iniziare l’esecuzione forzata (processo mediante il quale il titolare di un diritto mira ad ottenere in via forzata il soddisfacimento del diritto medesimo, vincendo la resistenza o l’inattività del debitore) (art. 474 c.p.c.).

 

(1) La restituzione del documento originale dà luogo ad una presunzione assoluta (che non ammette prova contraria) di liberazione del debitore; il creditore può, tuttavia, dimostrare che non si è trattato di una restituzione bensì di una consegna temporanea (es.: per la custodia), o dimostrare l’assenza di volontarietà, avendo restituito il titolo per errore, violenza o dolo.

 

(2) In questo caso, la presunzione è semplice (che ammette prova contraria), perché la restituzione della copia in forma esecutiva (anziché dell’originale) non ha significato sicuro di liberazione del debitore, in quanto il creditore non si priva del documento necessario per l’esercizio del credito.

 

La figura in esame è il caso più frequente di remissione tacita, per comportamento concludente (cd. remissione reale).


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Il possesso da parte del debitore del titolo originale del credito costituisce fonte di una presunzione legale juris tantum di pagamento, superabile con la prova contraria di cui deve onerarsi il creditore che sia interessato a dimostrare che il pagamento non è avvenuto e che il possesso del titolo è dovuto ad altra causa, come risulta implicitamente confermato, per i titoli cambiari, dall'art. 45, comma 1, r.d. 14 dicembre 1933 n. 1669, secondo il quale il trattario che paga la cambiale ha diritto alla sua riconsegna con quietanza al portatore. (Fattispecie relativa a rigetto, confermato dalla S.C., di opposizione ad ammortamento di vaglia cambiari).

Cassazione civile sez. I  03 giugno 2010 n. 13462  

La remissione consiste in un negozio unilaterale ricettizio che produce effetto solo quando la dichiarazione è comunicata al debitore, ai sensi dell’art. 1237 c.c.; e anche se la rinunzia può essere dedotta da circostanze concludenti ed incompatibili con l’intenzione di avvalersi del diritto di esigere il credito vantato e, quindi, con il permanere del vincolo obbligatorio, tanto non può desumersi dal fatto che il creditore non ha chiesto la restituzione del prestito per un certo periodo, comportamento del tutto inidoneo a giustificare uno spirito di liberalità e, quindi, a configurare una rinuncia tacita del diritto di esigere la restituzione dell’importo versato a titolo di prestito.

Giudice di pace Bari  24 maggio 2007 n. 4517

Il possesso da parte del debitore del documento contenente la propria dichiarazione di riconoscimento del debito non integra l'ipotesi di remissione tacita di cui all'art. 1237 c.c., sia perché difetta l'elemento della volontarietà sia perché la dichiarazione di riconoscimento del debito costituisce un diverso presupposto rispetto al titolo del credito. Tuttavia, qualora il creditore non riesca a fornire una diversa spiegazione del possesso del documento da parte del debitore, tale circostanza può essere considerata come presunzione "iuris tantum" dell'avvenuto pagamento, idonea a neutralizzare la presunzione contraria derivante ex art. 1988 c.c. dalla dichiarazione di riconoscimento.

Corte appello Bologna  20 luglio 2006

La remissione del debito, pur non richiedendo forma solenne e formule particolari, postula pur sempre una inequivoca manifestazione di volontà del creditore volta alla rinuncia della prestazione. Pertanto, in mancanza di una manifestazione espressa, non è possibile ravvisare tale volontà nella semplice assunzione dell'obbligo di restituzione del titolo non accompagnata dalla effettiva restituzione, posto che una simile obbligazione ben potrebbe integrare anche la (diversa) fattispecie del "pactum de non petendo", che comporta soltanto la rinuncia ad azionare il titolo in giudizio, ma non la rinuncia estintiva della obbligazione di pagamento.

Cassazione civile sez. II  07 giugno 2000 n. 7717  

Le ricevute bancarie costituiscono non il titolo originario del credito, ma solo una modalità del rapporto tra la banca ed il creditore per la riscossione del credito verso i terzi ed assumono la natura di quietanza solo dopo che la banca abbia in esse attestato l'avvenuto pagamento del debito. Ne consegue che la consegna di ricevute insolute da parte del creditore al debitore non può essere apprezzata ex art. 1237 comma 1 c.p.c. come prova della liberazione del debitore stesso.

Cassazione civile sez. II  06 aprile 1995 n. 4014  

Titoli di credito

L'avvenuta, volontaria restituzione del titolo di credito da parte del prenditore al traente, al di là della specifica rilevanza che essa assume, a norma dell'art. 1237 c.c., nell'ambito della disciplina dell'istituto della "remissione" quale modo di estinzione dell'obbligazione, costituisce fonte di una presunzione iuris tantum di pagamento, superabile con la prova contraria di cui deve onerarsi il prenditore in ipotesi interessato a dimostrare che il pagamento non è avvenuto (e che il possesso del titolo da parte del debitore è spiegabile altrimenti).

Cassazione civile sez. I  20 maggio 1998 n. 5002

Poiché il credito si incorpora nel documento che lo porta, il possesso del documento (in originale) da parte del creditore, dimostra che il debitore non è stato ancora liberato e consente, perciò, di presumere che il credito sia tuttora esistente (salva ovviamente l’ipotesi che sul titolo risulti annotato l’avvenuto pagamento ai sensi dell’art. 1199 c.c.). Il possesso di una mera copia fotostatica, invece, non autorizza di per sé alcuna presunzione sull’attuale esistenza del credito in quanto tale documento non può avere l’efficacia probatoria dell’originale e ciò per l’efficacia cartolare propria del medesimo, ossia per l’incorporazione del credito nel titolo.

Tribunale Bolzano sez. I  30 ottobre 2006

La prova consentita al creditore, al fine di escludere che il possesso del titolo da parte del debitore costituisca prova della liberazione di questo a norma dell'art. 1237 comma 1 c.c., può riguardare non solo la non volontarietà della restituzione del titolo ma anche le modalità della restituzione stessa e così che, trattandosi di cambiali, il ritiro di essa da parte del debitore sia stato l'effetto di una loro rinnovazione. (Nella specie il curatore del fallimento, avendo rinvenuto cambiali rilasciate dal fallito tra le carte di quest'ultimo, chiedeva la revoca del pagamento eseguito, desumendolo dal possesso dei titoli da parte del debitore).

Cassazione civile sez. I  02 dicembre 1982 n. 6543  

L'art. 1237 c.c. riguarda i modi di estinzione delle obbligazioni diversi dall'adempimento e ricollega alla restituzione volontaria al debitore del titolo originale del credito la prova della liberazione dello stesso, e non la prova del pagamento, mentre il possesso, da parte del debitore, di tale titolo è idoneo a configurare una presunzione "iuris tantum", e non assoluta, di pagamento.

Cassazione civile sez. I  02 dicembre 1982 n. 6543  



 
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