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Art. 1239 codice civile: Fideiussori

La remissione accordata al debitore principale libera i fideiussori (1).

La remissione accordata a uno dei fideiussori non libera gli altri che per la parte del fideiussore liberato. Tuttavia se gli altri fideiussori hanno consentito la liberazione, essi rimangono obbligati per l’intero (2).


Commento

Fideiussore: [v. 1936].

 

(1) La remissione comporta l’estinzione anche delle garanzie reali [v. 2784, 2808].

 

(2) La remissione [v. 1236] effettuata nei confronti di uno solo tra più fideiussori, che garantiscono il medesimo debito, non può aggravare la posizione degli altri confideiussori, che sono liberati dal garantire la parte del confideiussore liberato. Essi continueranno a garantire l’intero debito (pur essendo in numero inferiore) solo se prestano il loro consenso.

 

L’estinzione dell’obbligazione principale comporta l’automatica estinzione delle obbligazioni accessorie. Viceversa, la rinuncia alle garanzie non implica rinuncia al debito principale.

 


Giurisprudenza annotata

Transazione

In caso di accordo tra debitore, garante del proprio concordato fallimentare, e creditore, di cui il fideiussore del primo abbia dichiarato di voler profittare, eccependo, in sede di opposizione al piano di riparto, la conseguente estinzione di ogni pretesa da parte dell'assegnatario, occorre valutare se si tratti di mera remissione parziale o di effettiva transazione ed, in quest'ultimo caso, se essa verta sulle obbligazioni originarie oppure sugli obblighi nascenti dalla sentenza di omologazione del concordato, ed, infine, se il coobbligato in solido abbia tempestivamente e correttamente esercitato la facoltà di cui all'art. 1304 cod. civ. Cassa con rinvio, App. Trieste, 06/04/2007

Cassazione civile sez. I  31 ottobre 2014 n. 23262  

Fallimento

In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, qualora l'impresa insolvente sia ammessa al concordato, non trova applicazione l'art. 135 comma 2 l. fall., che, in tema di concordato fallimentare, assicura ai creditori la conservazione dell'azione per l'intero credito contro i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso, escludendo che l'adempimento del concordato estingua la fideiussione prestata in favore del creditore. L'art. 214 l. fall., non contiene alcun riferimento a detta disposizione, mentre nel sistema della l. fall. la disciplina del fallimento si applica alle altre procedure concorsuali solo quando specificamente richiamata, e delinea un istituto completamente diverso da quello definito dall'art. 124 ss. l. fall. perché diversa è la “ratio” e perché non richiede alcuna percentuale minima di pagamento dei crediti concorsuali, né la necessaria prestazione di garanzie, oltre a non presupporre il consenso dei creditori. L'art. 135 comma 2 neppure è applicabile in via analogica, trattandosi di una norma eccezionale che deroga alla regola generale secondo la quale l'estinzione dell'obbligazione principale determina l'estinzione anche di quelle accessorie. Detta estinzione non è preclusa neppure dalla disciplina dell'art. 1306 c.c., che ribadisce nel comma 2 il principio di accessorietà, contemperandolo con il riconoscimento dei limiti soggettivi del giudicato, in modo da consentire che la sentenza pronunziata tra il creditore e il debitore principale, qualora non sia fondata su ragioni proprie di quest'ultimo, possa giovare al condebitore rimasto estraneo al giudizio, che può opporre al creditore l'estinzione del credito principale accertata.

Cassazione civile sez. I  27 ottobre 2006 n. 23275  

In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, qualora l'impresa insolvente sia ammessa al concordato, non trova applicazione l'art. 135 comma 2 l. fall., che, in tema di concordato fallimentare, assicura ai creditori la conservazione dell'azione per l'intero credito contro i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso, escludendo che l'adempimento del concordato estingua la fideiussione prestata in favore del creditore. (Conferma App. Torino 30 maggio 2002).

Cassazione civile sez. I  27 ottobre 2006 n. 23275  

In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, qualora l'impresa insolvente sia ammessa al concordato, non trova applicazione l'art. 135, comma 2, della l. fall., che, in tema di concordato fallimentare, assicura ai creditori la conservazione dell'azione per l'intero credito contro i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso. L'art. 214 l. fall., al quale rinvia l'art. 78 d.lg. 8 luglio 1999 n. 270, oltre a non contenere alcun riferimento a detta disposizione, delinea infatti una disciplina integrale del concordato, tale da escludere, nonostante l'identità della terminologia usata e della funzione sostanziale attribuita all'istituto, un implicito rinvio alle norme che regolano il concordato fallimentare. Nè l'art. 135, comma 2, è applicabile in via analogica, trattandosi di una norma eccezionale che, al fine di favorire l'accettazione della proposta concordataria da parte dei creditori, introduce una deroga ai principi generali stabiliti dagli art. 1301 e 1239 c.c. in tema di remissione del debito nelle obbligazioni solidali; detta eccezione non trova giustificazione alla luce dell'interesse pubblico sotteso all'amministrazione straordinaria, che prevale sull'interesse del ceto creditorio, e che comporta l'applicazione di una disciplina peculiare, in cui l'eliminazione dell'impresa dal mercato o il suo recupero sono gestiti direttamente in sede amministrativa, in considerazione della particolare rilevanza della sua attività sotto il profilo collettivo. In tale contesto, la preclusione delle azioni nei confronti dei fideiussori non costituisce l'effetto di un accordo remissivo o di un pactum de non petendo, la cui configurabilità è esclusa dall'efficacia non vincolante delle opposizioni sollevate dai creditori in ordine alla proposta di concordato, ma si produce "ex lege" in virtù dei principi citati, secondo cui l'estinzione del debito principale comporta anche l'estinzione della garanzia.

Cassazione civile sez. I  27 dicembre 2005 n. 28774  

Al concordato da amministrazione straordinaria non si applica analogicamente l'art. 135 comma 2 l. fall., sicché l'adempimento delle obbligazioni concordatarie da parte del debitore principale libera definitivamente il fideiussore.

Corte appello Torino  30 maggio 2002

Il terzo datore di ipoteca, in quanto estraneo al rapporto d'obbligazione, non assume obbligazioni personali e non può quindi ricomprendersi fra i soggetti (coobbligati, fideiussori del fallito ed obbligati in via di regresso) nei confronti dei quali, ai sensi dell'art. 135 cpv. l. fall., in deroga alla disciplina generale posta dagli art. 1239 e 1301 c.c., il creditore conserva la sua azione per l'intero credito, pur dopo l'esecuzione del concordato fallimentare.

Tribunale Velletri  04 novembre 1983

Transazione

In caso di accordo tra debitore, garante del proprio concordato fallimentare, e creditore, di cui il fideiussore del primo abbia dichiarato di voler profittare, eccependo, in sede di opposizione al piano di riparto, la conseguente estinzione di ogni pretesa da parte dell'assegnatario, occorre valutare se si tratti di mera remissione parziale o di effettiva transazione ed, in quest'ultimo caso, se essa verta sulle obbligazioni originarie oppure sugli obblighi nascenti dalla sentenza di omologazione del concordato, ed, infine, se il coobbligato in solido abbia tempestivamente e correttamente esercitato la facoltà di cui all'art. 1304 cod. civ. Cassa con rinvio, App. Trieste, 06/04/2007

Cassazione civile sez. I  31 ottobre 2014 n. 23262  

Fideiussione

Ai fini dell'obbligazione del fideiussore la norma di cui all'art. 1239 c.c. differisce da quella di cui all'art. 1301 c.c. Mentre, infatti, quest'ultima prevede che, qualora il creditore, nel rimettere il debito verso uno dei coobbligati, abbia riservato il credito verso gli - altri coobbligati, può esigere il credito da questi, previa detrazione della parte di credito gravante sul debitore cui ha concesso la remissione, la norma di cui all'art. 1239 c.c. non prevede tale possibilità di riserva. e ciò in quanto l'art. 1301 c.c. si applica necessariamente ai condebitori principali che siano legati da vincolo di solidarietà, mentre non può applicarsi nei confronti di quei condebitori che, ancorché solidali, lo siano in via di garanzia. In tale caso soccorre l'applicazione del principio accessorium sequitur principale per cui le obbligazioni accessorie, qual è quella del fideiussore, si estinguono con l'estinguersi di quella principale.

Cassazione civile sez. I  27 dicembre 2005 n. 28774  



 
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