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Art. 1242 codice civile: Effetti della compensazione

La compensazione estingue i due debiti dal giorno della loro coesistenza (1). Il giudice non può rilevarla d’ufficio (2).

La prescrizione non impedisce la compensazione, se non era compiuta quando si è verificata la coesistenza dei due debiti.


Commento

Prescrizione: causa di estinzione del diritto che si determina a seguito dell’inerzia o del non esercizio da parte del titolare, protrattosi per un periodo di tempo determinato dalla legge [v. 2934].

 

(1) È il momento in cui esistono contemporaneamente i debiti reciproci tra i due soggetti.

 

(2) Il giudice non può, di sua iniziativa, tener conto della compensazione, ma è necessario che lo richiedano le parti mediante un’eccezione. Ci si riferisce alla sola compensazione legale [v. 1243].

 


Giurisprudenza annotata

Compensazione

Qualora manchi la prova della definitività del titolo giudiziale, l'estinzione per compensazione (legale) di due debiti (art. 1242 c.c.) postu1a non solo la liquidità ed esigibilità degli stessi, ma anche la loro certezza, e di tale carattere difetta il credito riconosciuto da una sentenza, o da altro titolo, provvisoriamente eseguibile, poiché la provvisoria esecutività facoltizza solo la temporanea esigibilità del credito (determinato nel suo ammontare), ma non ne comporta la irrevocabile certezza.

Tribunale Salerno sez. II  21 novembre 2014 n. 5524  

La compensazione legale estingue "ope legis" i debiti contrapposti in virtù del solo fatto oggettivo della loro contemporanea sussistenza, sicché la pronuncia del giudice si risolve in un accertamento dell'avvenuta estinzione dei reciproci crediti delle parti dal momento in cui sono venuti a coesistenza; tuttavia, la compensazione, in quanto esercizio di un diritto potestativo, non può essere rilevata d'ufficio e deve essere eccepita da chi intende avvalersene, senza necessità che la relativa manifestazione di volontà sia espressa mediante l'uso di formule sacramentali, essendo sufficiente che dal comportamento della parte risulti univocamente la volontà di ottenere la dichiarazione dell'estinzione del debito. Rigetta, App. Bari, 30/04/2007

Cassazione civile sez. III  13 maggio 2014 n. 10335

Perché operi la compensazione, ai sensi dell'art. 1241 cod. civ., è necessario che vi sia reciprocità di posizione creditoria e debitoria fra le medesime parti; ne consegue che è illegittima la compensazione operata da una banca tra un proprio credito ed il debito di un Comune del quale la stessa banca gestisca il servizio di tesoreria. Rigetta, App. Genova, 13/09/2011

Cassazione civile sez. VI  11 settembre 2013 n. 20874

L'estinzione per compensazione (legale) di due debiti (art. 1242 c.c.), postula non solo la liquidità ed esigibilità degli stessi ma anche la loro certezza, e di tale carattere difetta il credito riconosciuto da titolo provvisoriamente eseguibile, poiché la provvisoria esecutività facoltizza solo la temporanea esigibilità del credito (determinato nel suo ammontare), ma non ne comporta la irrevocabile certezza.

Tribunale Arezzo  09 ottobre 2012

La proposizione dell'eccezione di compensazione non necessità di formule sacramentali, essendo sufficiente che dal comportamento difensivo della parte risulti univocamente la volontà di opporre il controcredito, e, pertanto, la stessa deve essere ritualmente e tempestivamente proposta nell'ipotesi in cui il convenuto, nell'effettuare i conteggi delle somme spettanti all'attore, abbia portato in detrazione l'importo del proprio contrapposto credito (nella specie, la Corte ha ritenuto corretto l'operato di una società di assicurazione che aveva trattenuto dalle competenze di fine rapporto quanto dovuto dall'agente a titolo di risarcimento danni in favore del committente).

Cassazione civile sez. lav.  29 agosto 2012 n. 14688  

In tema di ripetizione dell'indebito pensionistico, la disciplina dettata dall'art. 1, comma 260 ss., l. 23 dicembre 1996 n. 662 non si applica al caso in cui, in data anteriore alla sua entrata in vigore (1 gennaio 1997), l'obbligazione restitutoria dell' accipiens si sia estinta, alla stregua del disposto dell'art. 1242, comma 1, c.c., che, con riferimento alla compensazione in senso tecnico (o compensazione propria), la quale postula l'autonomia dei contrapposti rapporti di debito e credito, determina l'estinzione dei due debiti dal giorno della loro coesistenza. (Nella specie, la ricorrente lamentava l'illecita trattenuta delle somme disposta dall'ente previdenziale sulla pensione a parziale compensazione di un indebito pensionistico, nonostante che l'Inps le avesse comunicato di aver ritenuto sanato per intero il medesimo debito, dal momento che la stessa nell'anno 1995 aveva conseguito un reddito imponibile i.r.pe.f. inferiore ai sedici milioni; la S.C., nel respingere il ricorso, ha affermato il principio su esteso).

Cassazione civile sez. lav.  21 giugno 2012 n. 10334  

Prova documentale

La parte che produca in giudizio dei documenti a sostegno d'una eccezione in senso stretto ha altresì l'onere di precisare a quale scopo sia avvenuta quella produzione documentale, la quale, in difetto di tale allegazione, non potrà essere invocata nei gradi successivi del giudizio. (Nella specie, il giudice d'appello aveva ritenuto tardiva la produzione in appello di documenti a sostegno dell'eccezione di compensazione, ed il soccombente aveva proposto ricorso per cassazione allegando che quei documenti erano stati già prodotti in primo grado. La Corte, rilevato come il ricorrente non aveva dedotto a quale fine fosse avvenuta la produzione documentale in primo grado, ha rigettato il ricorso). Rigetta, App. Roma, 22/05/2006

Cassazione civile sez. III  16 aprile 2013 n. 9154  

Factoring

Ai fini dell'esclusione dell'assunzione della garanzia della solvenza del debitore ceduto, è sufficiente che quest'ultimo opponga il controcredito in compensazione e non già che l'eccezione di compensazione sia fondata, per cui l'espressione “se l'inadempimento del debitore è giustificato” contenuta nel contratto di factoring, deve interpretarsi nel senso che sia il debitore medesimo a giustificare il mancato pagamento con una delle motivazioni prese in considerazione delle parti.

Tribunale Roma sez. IX  15 ottobre 2012 n. 19305  

Impugnazioni

Il comportamento della parte soccombente che, all'atto della notifica della sentenza di primo grado dichiarata provvisoriamente esecutiva e del pedissequo precetto intimato per il pagamento delle somme dovute a termini della sentenza medesima, abbia invitato la controparte ad operare la compensazione del credito fatto valere mediante il citato atto di precetto con la maggiore somma della quale essa sia creditrice ed a restituire la differenza, non può assumere l'univoco significato di una libera, totale e incondizionata accettazione del decisum e quindi di una acquiescenza preclusiva, ex art. 329 c.p.c., del diritto di impugnazione, trattandosi di comportamento ispirato alla finalità di evitare l'esecuzione intimata con l'atto di precetto.

Cassazione civile sez. III  27 settembre 2011 n. 19747  



 
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