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Art. 1243 codice civile: Compensazione legale e giudiziale

La compensazione si verifica solo tra due debiti che hanno per oggetto una somma di danaro o una quantità di cose fungibili dello stesso genere e che sono ugualmente liquidi ed esigibili (1).

Se il debito opposto in compensazione (2) non è liquido ma è di facile e pronta liquidazione, il giudice può dichiarare la compensazione per la parte del debito che riconosce esistente (3), e può anche sospendere la condanna per il credito liquido fino all’accertamento del credito opposto in compensazione (4).


Commento

Cose fungibili: [v. 1202].

 

Compensazione legale: opera per volontà espressa della legge; ciò si verifica quando i debiti reciproci sono omogenei, liquidi ed esigibili.

 

Compensazione giudiziale: opera mediante una sentenza del giudice; vi si ricorre quando i debiti reciproci sono omogenei, esigibili, ma non liquidi, anche se di facile e pronta liquidazione.

 

Opposizione in compensazione: far valere il diritto alla compensazione nei confronti di chi richiede il pagamento.

 

(1) I due debiti devono essere omogenei (avere entrambi per oggetto una somma di denaro o cose fungibili dello stesso genere; ad esempio, grano, vino etc.), liquidi (determinati con precisione nel loro ammontare) ed esigibili (non sottoposti a termine o condizione).

 

(2) È la compensazione giudiziale (cfr. art. 35 c.p.c.): vi si ricorre quando uno dei due crediti omogenei ed esigibili non è liquido (e non può operare, pertanto, la compensazione legale), ma è di facile e pronta liquidazione.

 

(3) Può anche darsi che il giudice accerti l’esistenza del credito da compensare, ma solo in parte; in tal caso determinerà la compensazione solo per tale parte, sicché il debitore dovrà pagare soltanto la differenza (tra quanto richiesto dal creditore e quanto compensato).

 

(4) Se il creditore chiede al debitore di pagare, e questi (opponendosi perché a sua volta creditore di un credito non liquido) chiede la compensazione, il giudice potrà anche sospendere la condanna a favore del richiedente, fino all’accertamento del credito del debitore.


Giurisprudenza annotata

Compensazione

La compensazione legale, a differenza di quella giudiziale, opera di diritto per effetto della sola coesistenza dei debiti, sicché la sentenza che la accerti è meramente dichiarativa di un effetto estintivo già verificatosi e questo automatismo non resta escluso dal fatto che la compensazione non possa essere rilevata di ufficio, ma debba essere eccepita dalla parte, poiché tale disciplina comporta unicamente che il suddetto effetto sia nella disponibilità del debitore che se ne avvale, senza che sia richiesta una autorizzazione alla compensazione dalla controparte. Cassa con rinvio, Trib. Roma, 02/08/2007

Cassazione civile sez. III  22 ottobre 2014 n. 22324  

Le norme che regolano la compensazione, ivi compresa quella concernente il divieto di rilevarla di ufficio, riguardano l'ipotesi della compensazione in senso tecnico, che postula l'autonomia dei contrapposti rapporti di credito, ma non si applicano allorché i rispettivi crediti e debiti abbiano origine da un unico rapporto ovvero da rapporti accessori, in assenza quindi di autonomia, potendo il relativo calcolo, in tale evenienza, essere compiuto d'ufficio dal giudice in sede d'accertamento della fondatezza della domanda. Rigetta, App. Bari, 11/10/2010

Cassazione civile sez. lav.  26 maggio 2014 n. 11729

Un credito contestato in un separato giudizio non è suscettibile di compensazione legale, attesa la sua illiquidità, né di compensazione giudiziale, poiché potrà essere liquidato soltanto in quel giudizio, richiedendosi, invece, per la compensazione volontaria, un patto con cui venga direttamente disposta la compensazione di crediti già esistenti oppure siano fissate le condizioni, derogatorie a quelle di legge (altrimenti si avrebbe compensazione legale o giudiziale), necessarie e sufficienti per il prodursi in futuro dell'effetto compensativo fra le parti. Rigetta, App. Milano, 17/05/2011

Cassazione civile sez. VI  18 ottobre 2013 n. 23716  

La circostanza che l'accertamento di un credito sia oggetto di altro giudizio pendente, e non ancora definito con il suo riconoscimento in forza di cosa giudicata, non è d'ostacolo alla possibilità che il suo titolare lo eccepisca in compensazione nel giudizio che contro di lui il suo debitore introduca per far valere un proprio credito. Ove il giudizio sul controcredito penda davanti allo stesso ufficio giudiziario, il coordinamento fra i due giudizi così connessi ai fini dell'operare della compensazione deve avvenire tramite il meccanismo della riunione dei procedimenti ed all'esito di essa, il giudice davanti al quale i processi sono riuniti potrà procedere nei modi indicati dal comma 2 dell'art. 1243 c.c. Ove nel caso precedente la riunione non sia possibile ed ove il giudizio nel quale è in discussione il credito eccepito in compensazione penda davanti ad altro giudice (e non sia possibile una rimessione ad esso ai sensi dell'art. 40 c.p.c., a seguito della quale il coordinamento avverrà nei modi su indicati) oppure penda in grado di impugnazione, il coordinamento dovrà avvenire con la pronuncia sul credito principale di una condanna con riserva all'esito della decisione sul credito eccepito in compensazione e la rimessione sul ruolo della decisione sulla sussistenza delle condizioni della compensazione, seguita da sospensione del giudizio ai sensi dell'art. 295 c.p.c. o 337, comma 2, c.p.c. fino alla definizione del giudizio di accertamento del controcredito

Cassazione civile sez. III  17 ottobre 2013 n. 23573  

Perché operi la compensazione, ai sensi dell'art. 1241 cod. civ., è necessario che vi sia reciprocità di posizione creditoria e debitoria fra le medesime parti; ne consegue che è illegittima la compensazione operata da una banca tra un proprio credito ed il debito di un Comune del quale la stessa banca gestisca il servizio di tesoreria. Rigetta, App. Genova, 13/09/2011

Cassazione civile sez. VI  11 settembre 2013 n. 20874

La compensazione giudiziale, di cui all'art. 1243, secondo comma, cod. civ., presuppone l'accertamento del controcredito da parte del giudice dinanzi al quale la compensazione medesima è invocata e non può, dunque, fondarsi su un credito, la cui esistenza dipenda dall'esito di un separato giudizio in corso. In tale ipotesi, pertanto, resta esclusa la possibilità di disporre la sospensione ai sensi della norma suddetta, e va, parimenti, esclusa l'invocabilità della sospensione contemplata, in via generale, dagli artt. 295 o 337, secondo comma, cod. proc. civ., in considerazione della prevalenza della disciplina speciale menzionata. Regola competenza, Trib. Ravenna, 26/03/2010

Cassazione civile sez. VI  19 aprile 2013 n. 9608  

Espropriazione

Il giudizio di opposizione alla stima delle indennità di espropriazione e di occupazione temporanea, al pari di quello volto alla determinazione giudiziale del giusto indennizzo, devoluti alla competenza in unico grado della Corte di appello, sono circoscritti alle questioni relative all'ammontare di dette indennità nei rapporti tra espropriante ed espropriati, dovendo la Corte non pronunciare condanna dell'espropriante al relativo pagamento, ma limitarsi ad ordinare il deposito presso la Cassa depositi e prestiti della differenza tra il superiore importo liquidato in sede giudiziaria e quello fissato in sede amministrativa. Ne consegue che l'espropriante non può opporre in compensazione proprie autonome ragioni di credito vantate nei confronti delle controparti ed inerenti a rapporti diversi, il cui accertamento esula dall'oggetto dei giudizi in questione e che sono insuscettibili di contrapporsi all'obbligo di deposito degli indennizzi imposto dalla legge. Rigetta, App. Roma, 13/03/2006

Cassazione civile sez. I  21 agosto 2013 n. 19323  



 
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