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Art. 1246 codice civile: Casi in cui la compensazione non si verifica

La compensazione si verifica qualunque sia il titolo dell’uno o dell’altro debito, eccettuati i casi:

1) di credito per la restituzione di cose di cui il proprietario sia stato ingiustamente spogliato (1);

2) di credito per la restituzione di cose depositate o date in comodato (2);

3) di credito dichiarato impignorabile (3);

4) di rinunzia alla compensazione fatta preventivamente dal debitore;

5) di divieto stabilito dalla legge.


Commento

Deposito: [v. 1766]; Comodato: [v. 1803]; Rinunzia: [v. 2937].

 

Impignorabile: che non può essere pignorato al fine di soddisfare il diritto del creditore [v. 2930, 2931].

 

(1) Il divieto di compensabilità trae fondamento da esigenze di giustizia: chi ha sottratto ingiustamente cose al proprietario è tenuto a restituirle, senza che possa operare la compensazione.

 

(2) Il divieto è posto a tutela dell’interesse del depositante e del comodante a riottenere la cosa propria.

 

(3) I crediti che il legislatore reputa impignorabili in funzione della loro importanza essenziale per il creditore sono elencati all’art. 545 c.p.c.

 

I divieti di compensazione sono posti a tutela del titolare di uno dei crediti reciproci, in ragione della particolare natura di essi.


Giurisprudenza annotata

Compensazione

Le norme che regolano la compensazione, ivi compresa quella concernente il divieto di rilevarla di ufficio, riguardano l'ipotesi della compensazione in senso tecnico, che postula l'autonomia dei contrapposti rapporti di credito, ma non si applicano allorché i rispettivi crediti e debiti abbiano origine da un unico rapporto ovvero da rapporti accessori, in assenza quindi di autonomia, potendo il relativo calcolo, in tale evenienza, essere compiuto d'ufficio dal giudice in sede d'accertamento della fondatezza della domanda. Rigetta, App. Bari, 11/10/2010

Cassazione civile sez. lav.  26 maggio 2014 n. 11729

Il principio secondo il quale l'istituto della compensazione - postulando l'autonomia dei rapporti cui si riferiscono le contrapposte ragioni di credito delle parti - non trova applicazione nel caso in cui non sussista la predetta autonomia di rapporti per avere origine i rispettivi crediti nell'ambito di un unica relazione negoziale (ancorché complessa) non esclude la possibilità della valutazione, nell'ambito del medesimo giudizio, delle reciproche ragioni di credito e del consequenziale accertamento contabile del saldo finale delle contrapposte partite di dare-avere derivanti da un unico rapporto, valutazione che, per contro, può sempre aver luogo ed alla quale, anzi, il giudice deve procedere anche d'ufficio, trovando il detto principio applicazione, per converso, al solo fine di escludere che, a tale operazione, possano essere opposti i limiti di carattere tanto sostanziale quanto processuale stabiliti dall'ordinamento per l'operatività della compensazione stessa quale regolata, in senso tecnico-giuridico, negli art. 1241 ss. c.c.

Cassazione civile sez. III  06 luglio 2009 n. 15796  

Unione europea

È legittima la compensazione operata dall'organismo pagatore regionale tra i crediti per contributi comunitari spettanti ad un'azienda agricola e i debiti pregressi di quest'ultima a titolo di prelievo supplementare per le quote latte. In particolare, l'art. 17 reg. n. 595/2004/Ce, nel prevedere che l'imposizione del prelievo si ripercuota sui produttori che hanno contribuito al superamento della produzione di latte consentita, è una fonte normativa direttamente efficace nell'ordinamento interno, che prevale, in caso di conflitto, su ogni norma nazionale. Più specificamente, va disapplicato il divieto di attuare compensazioni derivante dal disposto dell'art. 3 comma 5 duodecies d.l. n. 182 del 2005, conv. nella l. n. 231 del 2005, e dell'art. 1246 comma 1 n. 3 c.c., in quanto esso osterebbe alla corretta applicazione del diritto dell'Unione europea e all'obbligo di effettuare il recupero degli importi dovuti a titolo di prelievo quote latte.

Tribunale Torino sez. I  10 aprile 2013 n. 2426  

Esecuzione mobiliare

Il pignoramento presso terzi costituisce una fattispecie complessa che si perfeziona non con la sola notificazione dell'atto di intimazione di cui all'art. 543 c.p.c., ma con la dichiarazione positiva del terzo o con l'accertamento giudiziale del credito di cui all'art. 549 c.p.c.; ne consegue che il credito pignorato può essere individuato e determinato nel suo preciso ammontare in data anche di molto successiva a quella della notificazione dell'atto, senza che lo si possa considerare sorto dopo il pignoramento, poiché l'indisponibilità delle somme dovute dal terzo pignorato al debitore e l'inefficacia dei fatti estintivi si producono fin dalla data della notificazione, ai sensi dell'art. 543 c.p.c. (Fattispecie in tema di compensazione fra il debitore ed il terzo pignorato, di cui all'art. 2917 c.c.).

Cassazione civile sez. III  09 marzo 2011 n. 5529  

Previdenza ed assistenza

In tema di riscatto ai fini assicurativi di un periodo lavorativo non assoggettato a contribuzione, non integra una eccezione di compensazione, con le conseguenti implicazioni in ordine agli oneri di tempestiva formulazione, l'eccezione sollevata dall'Inps in ordine al mancato versamento del capitale da parte del pensionato per costituire la riserva matematica - determinata ai sensi dell'art. 13 l. n. 1338 del 1962 e dell'art. 51, comma 2, l. n. 153 del 1969 (relativa al lavoro subordinato prestato all'estero) - proposta avverso la richiesta del pensionato medesimo di pagamento dei ratei arretrati della pensione di vecchiaia in regime internazionale, trovando origine, le trattenute effettuate dall'Inps nella misura della riserva matematica nel medesimo rapporto giuridico previdenziale. Ne consegue che l'Inps - ove con il ricorso introduttivo di primo grado non sia stata contestata la congruità, nel quantum, dell'importo complessivo delle trattenute effettuate - non è tenuto a fornire la prova della correttezza del calcolo effettuato, né il giudice del merito, avvalendosi dei propri poteri officiosi, è tenuto a svolgere indagini al riguardo.

Cassazione civile sez. lav.  18 marzo 2010 n. 6568

Fallimento

I procedimenti di omologazione di accordi di ristrutturazione relativi a società appartenenti ad uno stesso gruppo possono essere riuniti qualora ciascun accordo sia espressamente condizionato al passaggio in giudicato dei decreti di omologa degli altri. Nell’ambito di accordi di ristrutturazione riguardanti società appartenenti ad uno stesso gruppo, non è possibile affermare l’obbligatorietà della compensazione legale con riferimento alle posizioni di debito/credito infragruppo e ciò in quanto tale forma di compensazione appartiene al novero dei diritti disponibili, come è possibile dedurre dall’art. 1246 n. 4, codice civile, il quale esclude la compensazione nel caso il debitore vi rinunci.

Tribunale Milano sez. II  15 ottobre 2009

Imposta sul valore aggiunto

Nel caso in cui un istituto di credito delegato dal contribuente per il versamento di un'imposta (nella specie, l'Iva) abbia versato un importo eccedente quello dovuto in base alla delega, il credito relativo alla restituzione di quanto versato in eccesso ha natura privatistica, ed è ripetibile ai sensi dell'art. 2033 c.c., ma non è suscettibile di compensazione con il credito dell'Amministrazione relativo agli ulteriori importi che il medesimo istituto sia tenuto a versare in adempimento di successive deleghe, trovando applicazione il divieto di cui all'art. 1246 n. 3 c.c., in quanto il credito dell'Amministrazione, pur non avendo natura tributaria, costituisce un'obbligazione pubblica, regolata da norme che deviano dal regime comune delle obbligazioni civili, in ragione della tutela dell'interesse della P.A. creditrice alla pronta e sicura esazione delle entrate.

Cassazione civile sez. trib.  22 aprile 2009 n. 9514  

Violazione obblighi di assistenza famigliare

In tema di violazione degli obblighi di assistenza famigliare, il credito di chi, non essendo in grado di provvedere al proprio mantenimento, versi in stato di bisogno ha natura sostanzialmente alimentare di guisa che, per il combinato disposto degli art. 1246, n. 3 c.c. e art. 545 c.p.c. nonché per il divieto stabilito dall’art. 447 c.c., tale credito non è suscettibile di compensazione (nel caso di specie, l’imputato non aveva provveduto al versamento dell’assegno mensile di mantenimento in favore delle figlie minori stabilito in sede di separazione giudiziale opponendo una compensazione con altri crediti vantati nei confronti della ex-moglie; per effetto del principio di diritto espresso, è stato ritenuto colpevole del reato ascrittogli)

Tribunale Bari sez. I  20 gennaio 2009

Agenzia

Nell'ambito della definizione dei rapporti creditori e debitori intercorrenti tra una compagnia di assicurazione posta in liquidazione coatta amministrativa ed uno dei suoi agenti, la deroga eventualmente inserita nel contratto di agenzia al principio secondo cui non sono applicabili le norme di legge sulla compensazione se non sussiste autonomia dei rapporti cui si riferiscono i contrapposti crediti delle parti - ammissibile perché non contraria ad alcuna norma di legge né ai principi dell'ordinamento giuridico - non può ritenersi operante dopo la risoluzione del contratto per effetto della sottoposizione della società mandante a liquidazione coatta amministrativa, in quanto le parti non sono più vincolate dai patti contrattuali e sono vicendevolmente obbligate ad adempiere le reciproche posizioni di debito e credito che siano residuate. Ne consegue, pertanto, che l'eccezione di compensazione può essere proposta dalla parte ed accolta dal giudice sotto il profilo del semplice accertamento contabile di dare ed avere.

Cassazione civile sez. lav.  14 maggio 2007 n. 11030  



 
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