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Art. 1248 codice civile: Inopponibilità della compensazione

Il debitore, se ha accettato puramente e semplicemente la cessione che il creditore ha fatta delle sue ragioni a un terzo, non può opporre al cessionario la compensazione che avrebbe potuto opporre al cedente.

La cessione non accettata dal debitore, ma a questo notificata (1), impedisce la compensazione dei crediti sorti posteriormente alla notificazione (2) (3).


Commento

Notificazione: [v. 2914]; Cessione (del credito): [v. 1260].

 

(1) Alla notificazione è da equiparare la conoscenza che il debitore comunque abbia della cessione.

 

(2) Ad esempio, A (creditore cedente) in data 1° giugno cede a B (creditore cessionario) il credito che vanta nei confronti di C (debitore ceduto). Se tale cessione (che è valida anche se C è all’oscuro di tutto) viene notificata a C in data 15 luglio, questi può rifiutarsi di pagare B invocando la compensazione, affermando cioè di essere titolare di un credito nei confronti di A, ma solo se tale credito sia sorto prima del 15 luglio. Ciò perché dopo il 15 luglio C non riconosce più quale suo creditore A, bensì B. Se invece C accetta la cessione, non potrà mai far valere la compensazione.

 

(3) In caso di cessione del credito, il consumatore può sempre opporre al cessionario tutte le eccezioni che poteva far valere nei confronti del cedente, ivi inclusa la compensazione, anche in deroga al disposto dell’art. 1248 (art. 125 septies, d.lgs. 385/1993).

 


Giurisprudenza annotata

Compensazione

Quando non vi sia stata accettazione della cessione del credito, ma semplice notifica, la compensazione non può verificarsi per i crediti sorti successivamente alla notifica stessa, ex art. 1248 comma 2 c.c., restando esclusi, ovviamente, i crediti già esistenti al momento della notificazione della cessione.

Tribunale Foggia sez. I  05 dicembre 2014

L'accettazione della cessione del credito, agli effetti dell'art. 1264 cod. civ., è un atto a forma libera che può risolversi anche in un comportamento concludente ed univoco, dovendosi escludere che l'art.1248, primo comma, in tema di inopponibilità della compensazione al cessionario, richieda una "accettazione espressa". Rigetta, App. Bari, 30/04/2007

Cassazione civile sez. III  13 maggio 2014 n. 10335  

La compensazione legale estingue "ope legis" i debiti contrapposti in virtù del solo fatto oggettivo della loro contemporanea sussistenza, sicché la pronuncia del giudice si risolve in un accertamento dell'avvenuta estinzione dei reciproci crediti delle parti dal momento in cui sono venuti a coesistenza; tuttavia, la compensazione, in quanto esercizio di un diritto potestativo, non può essere rilevata d'ufficio e deve essere eccepita da chi intende avvalersene, senza necessità che la relativa manifestazione di volontà sia espressa mediante l'uso di formule sacramentali, essendo sufficiente che dal comportamento della parte risulti univocamente la volontà di ottenere la dichiarazione dell'estinzione del debito. Rigetta, App. Bari, 30/04/2007

Cassazione civile sez. III  13 maggio 2014 n. 10335  

La compensazione impropria, che si verifica quando i contrapposti crediti e debiti delle parti hanno origine da un unico rapporto, rende inapplicabili le sole norme processuali che pongono preclusioni o decadenze alla proponibilità delle relative eccezioni, poiché in tal caso la valutazione delle reciproche pretese importa soltanto un semplice accertamento contabile di dare ed avere, al quale il giudice può procedere anche in assenza di eccezione di parte o della proposizione di domanda riconvenzionale; ne consegue che la compensazione impropria non osta all'applicazione dell'art. 1248 c.c., secondo cui il debitore che ha accettato puramente e semplicemente la cessione che il creditore ha fatto delle sue ragioni ad un terzo non può opporre al cessionario la compensazione che avrebbe potuto opporre al cedente.

Cassazione civile sez. III  19 aprile 2011 n. 8971

Imposta sul valore aggiunto

Posto che, nella normativa italiana, il regime dell'i.v.a. di gruppo si traduce in una procedura di liquidazione e di versamento del tributo, in cui i componenti del gruppo restano distinti e soggetti agli altri obblighi tributari su di loro gravanti, non è consentita la compensazione tra i crediti dei quali sia titolare l'amministrazione nei confronti delle controllate a titolo anche di imposte diverse da quella sul valore aggiunto ed il credito per Iva vantato dalla controllante in esito alla liquidazione dell'i.v.a. di gruppo. Conferma Comm. trib. reg. Emilia Romagna 26 gennaio 2010

Cassazione civile sez. trib.  01 ottobre 2014 n. 20708

Il principio evincibile dall'art. 43 bis del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 e dall'art. 1 del d.m. 30 settembre 1997, n. 384 - secondo il quale la notifica all'ufficio dell'atto di cessione di credito in data anteriore a quella della notifica delle cartelle esattoriali, relative a crediti vantati dall'Amministrazione finanziaria nei confronti del debitore cedente, rende tali crediti inopponibili al cessionario - trova applicazione unicamente in relazione alle imposte dirette e non anche in materia di i.v.a. Ne consegue che, per verificare l'ammissibilità della compensazione tra il credito i.v.a. chiesto a rimborso dal contribuente, oggetto di cessione ed il controcredito vantato dall'Amministrazione finanziaria, occorre avere riguardo alla disposizione generale dell'art. 1248, comma 2, c.c., per la quale, nel caso in cui la cessione non sia stata accettata dal debitore, ma a questi solo notificata, è impedita la sola compensazione dei crediti sorti posteriormente alla notificazione della cessione. Cassa e decide nel merito, Comm. Trib. Reg. Genova, 04/12/2007

Cassazione civile sez. trib.  13 dicembre 2013 n. 27883

Fallimento

In tema di revocatoria fallimentare di pagamenti effettuati alla banca da parte del correntista, la natura solutoria delle relative operazioni, necessaria ai sensi e per gli effetti dell'art. 67, comma 2, l.fall. (se eseguite nel periodo sospetto e ricorrendo la "scientia decoctionis dell'accipiens"), ricorre anche nell'ipotesi in cui gli accreditamenti provengano, sotto forma di rimesse e come giroconti, dal conto anticipi al conto corrente ordinario, allorché esse siano state utilizzate in via di fatto per ridurre ovvero eliminare lo scoperto dell'unico conto operativo, quello ordinario, e non assumendo alcuna rilevanza che il conto anticipi presenti un saldo attivo o passivo. Tale conto, infatti, costituisce una mera evidenza contabile dei finanziamenti per anticipazioni su crediti concessi dalla banca al cliente, annotandosi in esso in "dare" le anticipazioni erogate al correntista ed in "avere" l'esito positivo della riscossione del credito, sottostante agli effetti commerciali presentati dal cliente; ne consegue che il saldo passivo del conto anticipi non indica uno scoperto, i due crediti — del cliente, per il credito incassato e della banca, per l'anticipo concesso — si compensano ex art. 56 l.fall. e, pertanto, le relative rimesse non hanno carattere solutorio, divenendo, invece, assoggettabili alla predetta azione revocatoria quando, come nella specie, le somme oggetto dell'originaria anticipazione siano state poste nella disponibilità del correntista sul conto corrente ordinario scoperto.

Cassazione civile sez. I  20 giugno 2011 n. 13449



 
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