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Art. 1251 codice civile: Garanzie annesse al credito

Chi ha pagato un debito mentre poteva invocare la compensazione non può più valersi (1), in pregiudizio dei terzi, dei privilegi e delle garanzie a favore del suo credito, salvo che abbia ignorato (2) l’esistenza di questo per giusti motivi (3) (4).


Commento

Privilegio: [v. 2745]; Garanzia: [v. 1179].

 

(1) Tuttavia i garanti possono decidere di mantenere ugualmente le garanzie prestate.

 

(2) L’ignoranza del creditore comprende sia l’esistenza del proprio credito che l’esistenza dei requisiti di compensabilità [v. 1243].

 

(3) I giusti motivi vanno valutati dal giudice secondo l’ordinaria diligenza [v. 1176] e vanno provati dal debitore che ha pagato.

 

(4) Ad esempio, A e B sono titolari di crediti reciproci, omogenei, liquidi ed esigibili [v. 1243] e perciò compensabili. Tuttavia, A preferisce pagare ed estinguere la propria obbligazione, mentre quella di B (che dovrà adempiere a sua volta) rimane in vita. Ciononostante, se tale obbligazione è assistita da garanzie, queste si estinguono, a meno che A provi di aver pagato ignorando di poter far valere la compensazione.

 

 


Giurisprudenza annotata

Compensazione

La compensazione legale estingue "ope legis" i debiti contrapposti in virtù del solo fatto oggettivo della loro contemporanea sussistenza, sicché la pronuncia del giudice si risolve in un accertamento dell'avvenuta estinzione dei reciproci crediti delle parti dal momento in cui sono venuti a coesistenza; tuttavia, la compensazione, in quanto esercizio di un diritto potestativo, non può essere rilevata d'ufficio e deve essere eccepita da chi intende avvalersene, senza necessità che la relativa manifestazione di volontà sia espressa mediante l'uso di formule sacramentali, essendo sufficiente che dal comportamento della parte risulti univocamente la volontà di ottenere la dichiarazione dell'estinzione del debito. Rigetta, App. Bari, 30/04/20

Cassazione civile sez. III  13 maggio 2014 n. 10335

 

Titoli di credito

Qualsiasi titolo cambiario esige sempre la preesistenza di un credito, da incorporare nella "chartula". Non è, quindi, valida l'emissione di un titolo cambiario all'ordine dello stesso emittente, perché in questo caso l'assommarsi nella medesima persona della qualità di creditore e debitore determinerebbe l'estinzione del debito per confusione.

Corte appello Roma  08 maggio 2001

 

 

Obbligazioni e contratti

La fideiussione cauzionale (o cauzione fideiussoria o assicurazione cauzionale) costituisce una figura contrattuale atipica, intermedia fra il deposito cauzionale e la fideiussione, la quale, pure avendo come parte un'impresa di assicurazione, assolve alla funzione non di copertura di un rischio, ma di garantire il pagamento di una cauzione. Trattandosi di contratto atipico, la sua esatta natura e regolamentazione vanno desunte, caso per caso, dalle clausole concretamente stipulate dalle parti, pur essendo in principio applicabile la disciplina della fideiussione i cui elementi sono prevalenti. In particolare, la clausola con la quale le parti abbiano espressamente previsto la possibilità per il creditore garantito di esigere dal garante il pagamento immediato del credito a semplice richiesta, non è incompatibile con le tipiche eccezioni fideiussorie, quali quelle fondate sugli art. 1247 (compensazione del credito garantito) e 1251 c.c. (esclusione della garanzia per il debitore che abbia pagato il debito pur potendo opporre la compensazione) quando ricorrano i presupposti della compensazione in senso tecnico, cui è subordinata l'applicabilità delle norme richiamate, e cioè che si tratti di debiti reciproci scaturenti da rapporti diversi e non di contrapposte posizioni debitorie e creditorie nascenti dallo stesso rapporto che si risolvono in una questione contabile di dare e di avere.

Cassazione civile sez. III  24 dicembre 1992 n. 13661

 

 

Fideiussione

La fideiussione cauzionale (o cauzione fideiussoria o assicurazione cauzionale) costituisce una figura contrattuale atipica, intermedia fra il deposito cauzionale e la fideiussione, la quale pur avendo come parte un'impresa di assicurazione, assolve alla funzione non di copertura di un rischio, ma di garantire il pagamento di una cauzione. Trattandosi di contratto atipico, la sua esatta natura e regolamentazione vanno desunte, caso per caso, dalle clausole concretamente stipulate dalle parti, pur essendo in principio applicabile la disciplina della fideiussione i cui elementi sono prevalenti. In particolare, la clausola con la quale le parti abbiano espressamente previsto la possibilità per il creditore garantito di esigere dal garante il pagamento immediato del credito a semplice richiesta, non è incompatibile con le tipiche eccezioni fideiussorie, quali quelle fondate sugli art. 1247 (compensazione opposta dal garantito) e 1251 c.c. (esclusione dalla garanzia per il debitore che abbia pagato il debito pur potendo opporre la compensazione) quando ricorrano i presupposti della compensazione in senso tecnico, cui è subordinata l'applicabilità delle norme richiamate, e cioè che si tratti di debiti reciproci scaturenti da rapporti diversi e non di contrapposte posizioni debitorie e creditorie nascenti dallo stesso rapporto che si risolvono in una questione contabile di dare e di avere.

Cassazione civile sez. III  24 dicembre 1992 n. 13661  

 

 

Partito politico

I partiti politici sono regolati dalle norme sulle associazioni non riconosciute. Il regime delle associazioni riconosciute è applicabile alle associazioni non riconosciute soltanto quando gli accordi fra associati non prevedano il modo di risolvere la controversia. Qualora lo statuto associativo preveda la devoluzione della controversia ad un apposito organo dell'associazione, esso è competente a decidere il merito; conseguentemente, il ricorso alla commissione di garanzia - previsto dallo statuto - configura una devoluzione della controversia in arbitrato irrituale, in relazione al quale è inammissibile il ricorso a misure cautelari. In ogni caso, nulla prevedendo la disciplina sostanziale sulle associazioni non riconosciute in ordine alla tutela dell'associato nei confronti di atti dell'associazione, risulta applicabile, l'art. 23 c.c., e quindi è competente il presidente del tribunale, e non il pretore ex art. 700 c.p.c., in ordine alla richiesta di annullamento o sospensione di una deliberazione di votazione - che il ricorrente assume essere illegittima - svoltasi presso una sezione periferica del partito.

Pretura Busto Arsizio  08 novembre 1990

 

 

Fallimento

Nel procedimento di opposizione al decreto col quale il giudice delegato ingiunge ai soci a responsabilità limitata di eseguire i versamenti ancora dovuti, l'ingiunto può eccepire in compensazione un proprio credito già ammesso al passivo del fallimento

Tribunale Bari  19 marzo 1979



 
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