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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 126 codice civile: Separazione dei coniugi in pendenza del giudizio

Quando è proposta domanda di nullità del matrimonio, il tribunale può, su istanza di uno dei coniugi, ordinare la loro separazione temporanea durante il giudizio; può ordinarla anche d’ufficio, se ambedue i coniugi o uno di essi sono minori o interdetti.


Commento

Minore: [v. 1426]; Interdetto: [v. 414].

 

 

(1) Si tratta di una fattispecie particolare in quanto ha presupposti e finalità diversi rispetto alle altre ipotesi di separazione..

 


Giurisprudenza annotata

Delibazione

 

Può riconoscersi l'efficacia in Italia delle sentenze provenienti da altri ordinamenti solo qualora non siano incompatibili con l'ordine pubblico interno e, rispetto alle sentenze di altri Stati in tema di nullità del matrimonio, il limite di riconoscibilità è costituito da ogni tipo di incompatibilità, "assoluta" o "relativa". Tuttavia, delle sentenze canoniche di nullità matrimoniale, in ragione del particolare favor al loro riconoscimento che lo Stato italiano si è imposto con il protocollo addizionale del 18 febbraio 1984, è possibile la delibazione anche in caso di incompatibilità "relativa", che sussiste allorché la divergenza delle statuizioni contenute nella pronuncia dalle norme o dai principi inderogabili interni possa superarsi attraverso l'individuazione di circostanze o fatti desumibili dal riesame, non di merito, di tali decisioni ad opera del giudice della delibazione, che individui elementi di fatto o di diritto nella sentenza da riconoscere, magari irrilevanti per il diritto canonico, ma rilevanti ed indispensabili a conformare le deliberazioni della pronuncia da riconoscere ai valori ed ai principi essenziali della nostra coscienza sociale, desunti dalle fonti normative costituzionali e dalle norme inderogabili, anche ordinarie, vigenti nella materia matrimoniale.

Cassazione civile sez. un.  18 luglio 2008 n. 19809  

 

Può riconoscersi l'efficacia in Italia delle sentenze di altri ordinamenti solo qualora non siano incompatibili con l'ordine pubblico interno e, rispetto a quelle di altri Stati di annullamento del matrimonio, il limite di riconoscibilità è costituito da ogni tipo di incompatibilità, assoluta o relativa. Delle sentenze ecclesiastiche di nullità del matrimonio, in ragione del favore particolare al loro riconoscimento che lo Stato italiano s'è imposto con il protocollo addizionale 18 febbraio 1984 modificativo del Concordato lateranense, è possibile la delibazione anche in caso di incompatibilità relativa, che sussiste allorché la divergenza delle statuizioni contenute nella pronuncia con le norme e i principi inderogabili interne, possa superarsi, attraverso l'individuazione di circostanze o fatti, desumibili dal riesame non di merito di tali decisioni, ad opera del giudice della delibazione, che individui elementi di fatto nella sentenza da riconoscere, pure irrilevanti per il diritto canonico, indispensabili a conformare le deliberazioni della pronuncia da riconoscere ai valori o principi essenziali della coscienza sociale, desunti dalle fonti normative costituzionali e dalle norme inderogabili, anche ordinarie, nella materia matrimoniale. (Conferma App. Trieste 4 dicembre 2002).

Cassazione civile sez. un.  18 luglio 2008 n. 19809  

 

Solo se le fattispecie concrete d'ordine matrimoniale decise in sede canonica superano il raffronto con l'ordine pubblico italiano, che esprime i valori cogenti del comune sentire ed emergenti delle norme costituzionali ed ordinarie e delle loro modifiche nel tempo, le sentenze canoniche che le riguardano possono produrre i loro effetti in Italia: in caso di contrasto manifesto e certo con i valori propri del sistema normativo interno, le sentenze provenienti da altri ordinamenti ed i loro effetti non possono, infatti, essere riconosciute in Italia; va, peraltro, tenuto presente, al tempo stesso, che le modificazioni normative che intervengono a regolare gli istituti giuridici nella materia "de qua", esprimono i mutamenti, nel tempo, della coscienza sociale, contribuendo poi, esse stesse, a cambiare quest'ultima e concorrendo a formare un sistema che, logicamente, non è immutabile ed al quale è soggetto il giudice in sede di delibazione, ai sensi art. 101, comma 2, cost.

Cassazione civile sez. un.  18 luglio 2008 n. 19809  

 

 

 



 
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