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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1261 codice civile: Divieti di cessione

I magistrati dell’ordine giudiziario (1), i funzionari delle cancellerie e segreterie giudiziarie, gli ufficiali giudiziari, gli avvocati, [i procuratori] (2), i patrocinatori e i notai non possono, neppure per interposta persona (3), rendersi cessionari di diritti sui quali è sorta contestazione (4) davanti l’autorità giudiziaria di cui fanno parte o nella cui giurisdizione esercitano le loro funzioni, sotto pena di nullità e dei danni.

La disposizione del comma precedente non si applica alle cessioni di azioni ereditarie tra coeredi (5), né a quelle fatte in pagamento di debiti (6) o per difesa di beni posseduti dal cessionario (7).


Commento

Notaio: [v. 2658]; Coerede: [v. 713].

 

Magistrati dell’ordine giudiziario: magistrati che esercitano funzioni giurisdizionali civili e penali, appartenenti alla magistratura ordinaria, diversa dalle magistrature speciali, tra le quali si ricordano: la magistratura amministrativa (es.: T.A.R., Consiglio di Stato), contabile (Corte dei Conti), militare (Tribunali militari) e tributaria (commissioni tributarie) [v. però nota (1)].

 

Cancelleria: ufficio ausiliario del giudice, con compiti di documentazione delle attività giudiziarie, di registrazione e di custodia degli atti, di pubblicazione degli atti processuali (es.: sentenze) etc.

 

Segreteria giudiziaria: ufficio in cui si svolgono, presso l’ufficio del Pubblico Ministero, le funzioni di cancelleria.

 

Ufficiale giudiziario: collaboratore del giudice che svolge attività prevalentemente esecutive di atti giudiziari (es.: notifiche di atti, pignoramenti, sfratti etc.). Si tratta, quindi, di un pubblico ufficiale incaricato di provvedere all’esecuzione di atti giudiziari, di notificare citazioni etc.

 

Avvocati, procuratori e patrocinatori: liberi professionisti ai quali è affidata la rappresentanza e l’assistenza tecnica in un giudizio dei soggetti litigiosi.

 

Giurisdizione: nel caso di specie sfera di competenza da non confondere con quella funzione tipica dello Stato consistente nel potere di dare applicazione concreta alle norme giuridiche, in posizione di terzietà.

 

(1) La norma è stata ritenuta applicabile anche all’autorità giudiziaria amministrativa, alle commissioni tributarie e alla magistratura militare.

 

(2) L’inciso è da ritenersi abrogato ai sensi della l. 24-2-1997, n. 27 che ha soppresso l’Albo dei Procuratori l egali. In seguito a tale soppressione scompare nel nostro ordinamento la differenza fra avvocati e procuratori legali.

 

(3) Ad esempio Tizio, che non può rendersi cessionario di un credito, lo fa acquisire a Caio, con l’obbligo di ritrasferirglielo.

 

(4) Per contestazione qui si intende la pendenza di una lite giudiziaria, non sussistendo il divieto nell’ipotesi in cui la controversia sia già definita con sentenza passata in giudicato (art. 324 c.p.c.).

 

(5) La cessione deve riguardare una controversia tra coeredi e si deve riferire alle azioni ereditarie tra costoro.

 

(6) Ci si riferisce alla fattispecie di cessione di un credito in luogo dell’adempimento [v. 1198].

 

(7) Ad esempio Tizio concede a Caio un mutuo [v. 1813], che Sempronio, amico di Caio, garantisce con un’ipoteca sulla propria casa [v. 2808]. Sempronio potrà ricevere il credito cedutogli da Tizio, anche in deroga ai divieti dell’art. 1261, perché così difenderà la propria casa dall’espropriazione che potrebbe farne Tizio.

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Il divieto di cessione agli avvocati del credito su cui è sorta contestazione davanti all'autorità giudiziaria nella cui giurisdizione esercitano le loro funzioni mira ad impedire speculazioni sulle liti. Non può ritenersi che tale peculiare funzione non investa anche la condizione d'inoperatività del divieto consistente nella preesistenza di un intento solutorio alla base della cessione

Cassazione civile sez. I  09 ottobre 2013 n. 22922  

 

La cessione "pro soluto" dei crediti vantati da imprese nei confronti degli enti territoriali in favore di istituti bancari è ammissibile solo nell'ipotesi in cui sussista la volontà espressa del creditore di procedere alla cessione del proprio credito ed a seguito di apposita certificazione dell'ente territoriale, la quale attesti, nel rispetto delle disposizioni normative vigenti in tema di patto di stabilità, che il credito è certo, liquido ed esigibile (nella specie, la sezione ha ritenuto non ammissibile, in quanto potenzialmente elusivo delle regole del patto di stabilità interno, un accordo generalizzato tra ente locale ed istituti bancari che prevedeva la cessione "pro soluto" dei crediti vantati, nei confronti dell'ente locale, da soggetti esercenti attività di impresa).

Corte Conti reg. (Toscana) sez. contr.  17 gennaio 2012 n. 5  

 

Il credito da risarcimento del danno patrimoniale da sinistro stradale è suscettibile di cessione ex artt. 1260 ss. c.c., e il cessionario può in base a tale titolo domandarne anche giudizialmente il pagamento al debitore ceduto.

Cassazione civile sez. III  10 gennaio 2012 n. 52  

 

In caso di cessione da parte dell'appaltatore di lavori per una pubblica amministrazione (committente) di una quota del credito del primo nei confronti di quest'ultima ad un cessionario (c.d. «factor») in forza di un rapporto di factoring, la pubblica amministrazione, debitore ceduto, può eccepire al cessionario l'intervenuta risoluzione per inadempimento del contratto di appalto che ha efficacia retroattiva tra le parti. (Conferma App. Torino 31 marzo 2003).

Cassazione civile sez. III  28 febbraio 2008 n. 5302  

 

In tema di divieto di cessione di crediti litigiosi a favore di soggetti esercenti determinate attività (nella specie, un avvocato), il dato testuale dell'art. 1261 c.c. (che fa espresso riferimento ad una "sorta controversia" avanti all'autorità giudiziaria), nonché la "ratio" di detta norma (diretta ad impedire speculazione sulle liti da parte dei soggetti in essa contemplati) comportano che il divieto stesso non trova applicazione riguardo a crediti per i quali non sia ancora sorta una controversia giudiziaria.

Cassazione civile sez. III  16 luglio 2003 n. 11144  

 

 

Avvocati

In tema di procedimento disciplinare riguardante gli avvocati, integra gli estremi dell'illecito disciplinare, per violazione dell'art. 45 del codice deontologico forense, la pattuizione di un compenso aggiuntivo economicamente rilevante per l'esito favorevole di una causa di risarcimento danni, che si traduca in un'ingiustificata falcidia, a favore del difensore, dei vantaggi economici derivanti dalla vittoria della lite, perché a tanto osta il divieto del patto di quota lite (secondo la previgente formulazione dell'art. 45 cit., applicabile ratione temporis), che non può essere dissimulato dalla previsione di un palmario per l'esito favorevole della lite.

Cassazione civile sez. un.  19 ottobre 2011 n. 21585

 

 

Vendita

La cessione del patto di riscatto, subordinata al consenso del contraente ceduto, è valida anche quando abbia ad oggetto la posizione del venditore che abbia già ricevuto il pagamento del prezzo, in quanto l'effetto del principio consensualistico può lasciare persistere le ulteriori obbligazioni principali (nella specie, la consegna) ed accessorie, nonché i diritti potestativi, quale, appunto, il diritto di riscatto, la cui permanenza rende la sostituzione soggettiva consentita e non irrilevante per l'ordinamento, giustificando il ricorso ad una disciplina diversa da quella dettata dagli art. 1261 ss. e 1268 ss. c.c.

Cassazione civile sez. trib.  18 novembre 2011 n. 24252  

 

 

Notai

Il notaio che non abbia percepito il compenso per l'attività svolta, o il rimborso delle spese sostenute, può legittimamente rifiutare il rilascio delle copie autentiche dell'atto da lui rogato, ma non può rifiutarsi di portare a compimento l'incarico ricevuto, ovvero di compiere le attività necessarie per assicurarne gli effetti (in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione di merito, la quale aveva dichiarato la responsabilità professionale di un notaio che, incaricato di rogare un atto di cessione del credito, non avendo ricevuto il pagamento dell'onorario, aveva omesso di notificarlo al debitore ceduto, rendendo così irripetibile il pagamento da questo effettuato in buona fede al cedente).

Cassazione civile sez. III  16 gennaio 2013 n. 904  



 
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