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Art. 1262 codice civile: Documenti probatori del credito

Il cedente deve consegnare al cessionario i documenti probatori del credito che sono in suo possesso (1).

Se è stata ceduta solo una parte del credito, il cedente è tenuto a dare al cessionario una copia autentica dei documenti.


Commento

(1) Se i documenti non sono in possesso del cedente, questi non è tenuto a procurarli al cessionario.

 

La cessione è un contratto consensuale. Tuttavia il cedente deve mettere il cessionario nell’effettiva condizione di esercitare il diritto di credito ceduto. Cosicché, quando il documento probatorio è necessario per l’esercizio del credito, il cedente è tenuto a procurarlo al cessionario, anche se non ne ha il possesso. In mancanza sarà considerato inadempiente [v. 1218].


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

La cessione "pro soluto" dei crediti vantati da imprese nei confronti degli enti territoriali in favore di istituti bancari è ammissibile solo nell'ipotesi in cui sussista la volontà espressa del creditore di procedere alla cessione del proprio credito ed a seguito di apposita certificazione dell'ente territoriale, la quale attesti, nel rispetto delle disposizioni normative vigenti in tema di patto di stabilità, che il credito è certo, liquido ed esigibile (nella specie, la sezione ha ritenuto non ammissibile, in quanto potenzialmente elusivo delle regole del patto di stabilità interno, un accordo generalizzato tra ente locale ed istituti bancari che prevedeva la cessione "pro soluto" dei crediti vantati, nei confronti dell'ente locale, da soggetti esercenti attività di impresa).

Corte Conti reg. (Toscana) sez. contr.  17 gennaio 2012 n. 5  

 

In caso di cessione da parte dell'appaltatore di lavori per una pubblica amministrazione (committente) di una quota del credito del primo nei confronti di quest'ultima ad un cessionario (c.d. «factor») in forza di un rapporto di factoring, la pubblica amministrazione, debitore ceduto, può eccepire al cessionario l'intervenuta risoluzione per inadempimento del contratto di appalto che ha efficacia retroattiva tra le parti. (Conferma App. Torino 31 marzo 2003).

Cassazione civile sez. III  28 febbraio 2008 n. 5302  

 

Nella disciplina della cessione di crediti, la legge prescinde dallo scopo per cui si attua il trasferimento di crediti e si interessa unicamente dei suoi effetti, di modo che la struttura e l'essenza del contratto non muta qualunque ne sia lo scopo (a titolo oneroso, a titolo gratuito o a titolo di garanzia). Pertanto, il cessionario che agisca per ottenere l'adempimento del debitore è tenuto a dare la prova del negozio di cessione, quale atto produttivo di effetti traslativi, ma non anche a dimostrare la causa della cessione o il corrispettivo per essa pattuito, come si evince, oltre che dal silenzio sul punto della disciplina della cessione nel codice civile, anche da un preciso elemento normativo in essa contenuto nell'art. 1265 c.c. in tema di soluzione del conflitto fra più cessionari dello stesso credito in riferimento alla posizione del debitore ceduto. Infatti, poiché la norma stabilisce che "se il medesimo credito ha formato oggetto di più cessioni a persone diverse, prevale la cessione notificata per prima al debitore, o quella che è stata accettata prima dal debitore con atto di data certa, ancorché essa sia di data posteriore" e, dunque, così prevede che un negozio di cessione privo di causa nei rapporti fra le parti cedente e cessionaria perché posto in essere da un cedente che non è più titolare del credito per averlo ceduto possa, ciononostante, divenire efficace nei confronti del debitore ceduto, se notificato o accettato (nel modo indicato) prima dal debitore ceduto, in tal modo si ha conferma che il cessionario, quando agisce nei confronti del debitore ceduto, deve provare la cessione ma non la sua causa. D'altro canto, il debitore ceduto - a cui, dato il carattere astratto del negozio di cessione, sono indifferenti vizi inerenti al rapporto causale sottostante - non può interferire nei rapporti tra cedente e cessionario, in quanto il suo interesse si concreta nel compiere un efficace pagamento liberatorio; egli è soltanto abilitato ad indagare sull'esistenza e sulla validità estrinseca e formale della cessione, specie quando questa gli sia stata notificata dal solo cessionario.

Cassazione civile sez. III  06 giugno 2006 n. 13253  

 

Il debitore ceduto, pur se edotto della cessione, non viola il principio di buona fede nei confronti del cessionario se non contesta il credito - ovvero se transige con il cedente su crediti diversi da quello ceduto - nè il suo silenzio può costituire conferma di esso, perché per assumere tale significato occorre un'intesa tra le parti ed invece egli rimane estraneo alla cessione; pertanto è onere del cessionario provare l'esistenza e l'ammontare del credito, salva la responsabilità del cedente per la mancata consegna dei documenti su cui è fondato, configurante inadempimento al contratto di cessione.

Cassazione civile sez. II  27 febbraio 1998 n. 2156  

 

L'accollo costituisce un negozio giuridico avente una finalità autonoma ed una causa a se stante distinta da quella del rapporto fondamentale. Pertanto, se un terzo abbia assunto il debito altrui ed il creditore abbia consentito alla liberazione del debitore originario, è irrilevante nei rapporti fra questo ed il creditore il titolo in base al quale il terzo si sia obbligato verso il creditore.

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 1992 n. 861  

 

 

Assicurazioni

Con riguardo al risarcimento del danno derivante dalla circolazione dei veicoli a motore da parte dell'INA-Fondo di garanzia per le vittime della strada, in ipotesi di accordo tra il danneggiato e l'impresa cessionaria del portafoglio (o commissario liquidatore, se autorizzato) la coeva certezza e definitività del credito non esclude che la solutio sia rinviata al momento in cui il debitore effettivo - e cioè il fondo di garanzia - abbia ricevuto l'atto di liquidazione sottoscritto anche dal creditore, in quanto solo in tale momento viene a conoscenza del credito del danneggiato. Peraltro, la natura pecuniaria dell'obbligazione e la elementarità delle modalità di esecuzione della prestazione legittimano il creditore a pretendere immediatamente il pagamento della somma concordata, ai sensi dell'art. 1183 c.c., senza necessità di ricorrere al giudice per fare fissare il termine per l'adempimento, con il conseguente diritto a pretendere gli interessi che, decorso un congruo termine senza che sia avvenuto l'adempimento, decorrono di pieno diritto, ex art. 1262 c.c., prescindendo dalla colpevolezza del ritardo da parte del fondo di garanzia.

Cassazione civile sez. III  23 maggio 1986 n. 3460  

 

Con riguardo al risarcimento del danno derivante dalle circostanze dei veicoli a motore da parte dell'Ina-Fondo di garanzia per le vittime della strada, in ipotesi di accordo tra il danneggiato e l'impresa cessionaria del portafoglio (o commissario liquidatore, se autorizzato) la coeva certezza e definitività del credito non esclude che la "solutio" sia rinviata al momento in cui il debitore effettivo - e cioè di garanzia - abbia ricevuto l'atto di liquidazione sottoscritto anche dal creditore, in quanto solo in tale momento viene a conoscenza del credito del danneggiato. Peraltro, la natura pecuniaria dell'obbligazione e la elementarità delle modalità di esecuzione della prestazione legittimano il creditore a pretendere immediatamente il pagamento della somma concordata, ai sensi dell'art. 1183 c.c., senza necessità di ricorrere al giudice per fare fissare il termine per l'adempimento, con il conseguente diritto a pretendere gli interessi che, decorso un congruo termine senza che sia avvenuto l'adempimento, maturano di pieno diritto, ex art. 1262 c.c., prescindendo dalla colpevolezza del ritardo da parte del fondo di garanzia.

Cassazione civile sez. III  23 maggio 1986 n. 3460



 
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