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Art. 1265 codice civile: Efficacia della cessione riguardo ai terzi

Se il medesimo credito ha formato oggetto di più cessioni a persone diverse, prevale la cessione notificata (1) per prima al debitore, o quella che è stata prima accettata dal debitore con atto di data certa, ancorché essa sia di data posteriore (2).

La stessa norma si osserva quando il credito ha formato oggetto di costituzione di usufrutto o di pegno (3).


Commento

Usufrutto: [v. 978]; Pegno: [v. 2784].

 

(1) La giurisprudenza afferma che la notificazione, a differenza dell’art. 1264, ove non vi sono terzi da tutelare, deve avvenire secondo le norme del codice di procedura civile (notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario [v. 1261]), per meglio garantire la certezza della data.

 

(2) Il cessionario che ha concluso per primo la cessione ma è stato preceduto da un altro nella notificazione (e abbia così perduto il credito), può ottenere il risarcimento del danno dal cedente in via contrattuale [v. 1218].

 

(3) Anche per il pegno e l’usufrutto aventi ad oggetto un credito è richiesta, per determinati effetti, la notifica al debitore della costituzione di tali diritti. Quando perciò vengono costituiti più pegni (o più usufrutti) sul medesimo credito, prevale quello notificato per primo al debitore.

 

La prevalenza della cessione del credito che è stata notificata (o accettata) per prima, anche se effettuata in data posteriore, è un criterio con il quale il legislatore risolve il conflitto tra più cessionari. Tale criterio si fonda su di un’esigenza di certezza: chi intende offrire un credito in cessione, può accertare presso il debitore ceduto se vi è stata una precedente cessione a lui notificata o da lui accettata.

 


Giurisprudenza annotata

Fallimento

Ove la cessione del credito non sia stata, alla data della dichiarazione del fallimento del cedente, notificata al debitore ceduto o accettata dal medesimo, questi, ancorché sia a conoscenza dell'avvenuta cessione, è tenuto a eseguire il pagamento al curatore del fallimento e non al cessionario.

Cassazione civile sez. I  11 settembre 2014 n. 19199  

 

Al fallimento del cedente possono essere opposte soltanto le cessioni di credito che siano state notificate al debitore ceduto, o siano state dal medesimo accettate, con atto avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, atteso che il disposto dell'art. 2914, primo comma, numero 2), cod. civ. - secondo il quale sono inefficaci, nei confronti del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell'esecuzione, le cessioni di credito che, sebbene anteriori al pignoramento, siano state notificate al debitore o da lui accettate dopo il pignoramento - opera anche in caso di fallimento del creditore cedente. Rigetta, App. Venezia, 27/07/2006

Cassazione civile sez. I  07 maggio 2014 n. 9831  

 

La natura consensuale del contratto di cessione di credito — relativo a vendita di cosa futura, per la quale l'effetto traslativo si verifica quando il bene viene ad esistenza — comporta che esso si perfeziona per effetto del solo consenso dei contraenti, cedente e cessionario, ma non anche che dal perfezionamento del contratto consegua sempre il trasferimento del credito dal cedente al cessionario, in quanto, nel caso di cessione di un credito futuro, il trasferimento si verifica soltanto nel momento in cui il credito viene ad esistenza e, anteriormente, il contratto, pur essendo perfetto, esplica efficacia meramente obbligatoria; pertanto, nel caso di cessione di crediti futuri e di sopravvenuto fallimento del cedente, la cessione, anche se sia stata tempestivamente notificata o accettata ex art. 2914, n. 2, c.c., non è opponibile al fallimento se, alla data della dichiarazione di fallimento, il credito non era ancora sorto e non si era verificato l'effetto traslativo della cessione.

Cassazione civile sez. III  17 gennaio 2012 n. 551  

 

 

Obbligazioni e contratti

Poiché l'art. 69, comma 3, r.d. 18 novembre 1923 n. 2440 (nel testo applicabile ratione temporis), richiede, affinché la cessione di un credito di un privato verso una P.A. sia efficace nei confronti di quest'ultima, che la stessa risulti da atto pubblico o da scrittura privata autenticata da notaio e che il relativo atto sia notificato nei modi di legge, ne deriva che ove una tale cessione sia realizzata in forme diverse da quelle prescritte dalla citata norma, essa, pur valida nei rapporti tra cedente e cessionario, è inefficace nei confronti della P.A. medesima, salva la facoltà di accettazione. (Così statuendo, la S.C. ha ritenuto non adeguatamente dimostrata, per carenza del corrispondente avviso di ricevimento, la notifica al debitore pubblico, avvenuta tramite il servizio postale, dell'atto notarile di cessione di crediti per rimborsi Iva, né surrogabile la relativa prova con altri mezzi).

Cassazione civile sez. trib.  06 marzo 2013 n. 5493  

 

La cessione di credito produce pieni effetti, nei confronti del debitore ceduto, dal momento in cui gli sia stata notificata, a norma dell'art. 1264 c.c., sicché la sopravvenienza del fallimento del cedente, dopo detta notificazione, come non legittima il curatore, ancorché erroneamente autorizzato dal giudice delegato, a riscuotere il credito, salvo il preventivo e vittorioso esperimento dell'azione revocatoria dell'atto di cessione, così non comporta l'efficacia liberatoria del pagamento che il debitore stesso abbia effettuato a detto curatore, restando preclusa ogni possibilità di applicazione delle norme in tema di pagamento al creditore apparente. (Nella specie la S.C. ha escluso l'effetto liberatorio del pagamento al creditore apparente non potendo ipotizzarsi alcun dubbio sulla corretta individuazione del creditore destinatario, posto che la cessione fu notificata al ceduto, che nulla oppose, prima del fallimento del cedente).

Cassazione civile sez. III  25 gennaio 2012 n. 1012  

 

La cessione "pro soluto" dei crediti vantati da imprese nei confronti degli enti territoriali in favore di istituti bancari è ammissibile solo nell'ipotesi in cui sussista la volontà espressa del creditore di procedere alla cessione del proprio credito ed a seguito di apposita certificazione dell'ente territoriale, la quale attesti, nel rispetto delle disposizioni normative vigenti in tema di patto di stabilità, che il credito è certo, liquido ed esigibile (nella specie, la sezione ha ritenuto non ammissibile, in quanto potenzialmente elusivo delle regole del patto di stabilità interno, un accordo generalizzato tra ente locale ed istituti bancari che prevedeva la cessione "pro soluto" dei crediti vantati, nei confronti dell'ente locale, da soggetti esercenti attività di impresa).

Corte Conti reg. (Toscana) sez. contr.  17 gennaio 2012 n. 5  

 

 

Il contratto di cessione di credito ha natura consensuale e, perciò, il suo perfezionamento consegue al solo scambio del consenso tra cedente e cessionario, il quale attribuisce a quest'ultimo la veste di creditore esclusivo, unico legittimato a pretendere la prestazione (anche in via esecutiva), pur se sia mancata la notificazione prevista dall'art. 1264 c.c.; questa, a sua volta, è necessaria al solo fine di escludere l'efficacia liberatoria del pagamento eventualmente effettuato in buona fede dal debitore ceduto al cedente anziché al cessionario, nonché, in caso di cessioni diacroniche del medesimo credito, per risolvere il conflitto tra più cessionari, trovando applicazione in tal caso il principio della priorità temporale riconosciuta al primo notificante. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'anzidetto principio, ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso che fosse opponibile al cessionario del credito la transazione sui rapporti pendenti tra cedente e ceduto intervenuta successivamente all'accordo di cessione, reputando che detta transazione si configurasse come atto dispositivo del proprio credito da parte del cedente e che fosse irrilevante la circostanza della mancata conoscenza della cessione da parte del debitore ceduto).

Cassazione civile sez. III  13 luglio 2011 n. 15364  



 
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