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Art. 1266 codice civile: Obbligo di garanzia del cedente

Quando la cessione è a titolo oneroso, il cedente è tenuto a garantire l’esistenza del credito al tempo della cessione (1). La garanzia può essere esclusa per patto, ma il cedente resta sempre obbligato per il fatto proprio (2).

Se la cessione è a titolo gratuito, la garanzia è dovuta solo nei casi e nei limiti in cui la legge pone a carico del donante la garanzia per l’evizione (3).


Commento

Titolo oneroso: [v. 1260]; Titolo gratuito: [v. 1260]; Donante: [v. Libro II, Titolo V]; Evizione: [v. 2921].

 

Obbligo di garanzia: obbligo che il cedente assume nei confronti del cessionario di risarcirlo per l’eventuale inesistenza del credito da lui cedutogli.

 

(1) L’inesistenza si ha quando il titolo da cui il credito deriva è nullo, o annullabile, o risolubile, o rescindibile, o inesistente in senso stretto; inoltre, quando il cedente non ha la disponibilità del credito (per esempio perché il credito appartiene ad un altro) o quando il credito non esiste in natura.

 

(2) Il patto di esclusione della garanzia non opera (e il cedente è sempre responsabile) quando il cessionario non acquista il credito per colpa del cedente stesso.

 

(3) Il cedente ottiene qui un trattamento di favore, in considerazione della gratuità della cessione: sarà tenuto, infatti, alla garanzia solo in particolari circostanze, le medesime previste per la garanzia per evizione del donante [v. 797], ossia, ad esempio, quando abbia promesso la garanzia, quando l’inesistenza dipenda da dolo o colpa o da fatto personale.

 

La norma tutela il cessionario da ogni ipotesi di mancata realizzazione della cessione (ad es.: per prescrizione del credito al tempo della cessione, inesistenza, annullamento, rescissione o risoluzione del titolo etc.): si garantisce il cd. nomen verum del credito.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

La cessione "pro soluto" dei crediti vantati da imprese nei confronti degli enti territoriali in favore di istituti bancari è ammissibile solo nell'ipotesi in cui sussista la volontà espressa del creditore di procedere alla cessione del proprio credito ed a seguito di apposita certificazione dell'ente territoriale, la quale attesti, nel rispetto delle disposizioni normative vigenti in tema di patto di stabilità, che il credito è certo, liquido ed esigibile (nella specie, la sezione ha ritenuto non ammissibile, in quanto potenzialmente elusivo delle regole del patto di stabilità interno, un accordo generalizzato tra ente locale ed istituti bancari che prevedeva la cessione "pro soluto" dei crediti vantati, nei confronti dell'ente locale, da soggetti esercenti attività di impresa).

Corte Conti reg. (Toscana) sez. contr.  17 gennaio 2012 n. 5  

 

In caso di cessione da parte dell'appaltatore di lavori per una pubblica amministrazione (committente) di una quota del credito del primo nei confronti di quest'ultima ad un cessionario (c.d. «factor») in forza di un rapporto di factoring, la pubblica amministrazione, debitore ceduto, può eccepire al cessionario l'intervenuta risoluzione per inadempimento del contratto di appalto che ha efficacia retroattiva tra le parti. (Conferma App. Torino 31 marzo 2003).

Cassazione civile sez. III  28 febbraio 2008 n. 5302  

 

Il debitore ceduto, pur se edotto della cessione, non viola il principio di buona fede nei confronti del cessionario se non contesta il credito - ovvero se transige con il cedente su crediti diversi da quello ceduto - nè il suo silenzio può costituire conferma di esso, perché per assumere tale significato occorre un'intesa tra le parti ed invece egli rimane estraneo alla cessione; pertanto è onere del cessionario provare l'esistenza e l'ammontare del credito, salva la responsabilità del cedente per la mancata consegna dei documenti su cui è fondato, configurante inadempimento al contratto di cessione.

Cassazione civile sez. II  27 febbraio 1998 n. 2156  

 

 

Imposte

In tema di imposte sui redditi, l'art. 66, comma 3, d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, prevedendo che, al di fuori dell'ipotesi in cui il debitore sia assoggettato a procedure concorsuali, le perdite su crediti sono deducibili dal reddito imponibile soltanto se risultino da elementi certi e precisi, pone a carico del contribuente l'onere di allegare e documentare gli elementi di riferimento che hanno dato luogo alla perdita: pertanto, nell'ipotesi in cui l'Amministrazione abbia negato la deducibilità delle perdite su crediti acquistati a seguito di cessione, la mera allegazione che quest'ultima ha avuto luogo pro soluto anziché pro solvendo, secondo gli schemi predisposti dalla normativa civilistica, non esonera il contribuente dal documentare, mediante elementi certi e precisi (ad esempio, il prezzo stimato del credito rispetto al suo valore nominale), che la perdita risultante dalla cessione era da intendersi come oggettivamente definitiva, né preclude al giudice di merito l'esercizio del suo potere di apprezzare liberamente la sufficienza di quelle risultanze probatorie.

Cassazione civile sez. trib.  10 marzo 2006 n. 5357  

 

 

Competenza

In tema di competenza per territorio, il terzo chiamato in causa ad istanza del convenuto il quale, ai sensi dell'art. 106 c.p.c., chiede di essere garantito, ma che non abbia proposto alcuna eccezione di incompetenza nei termini e nei modi di legge (come pure nel caso in cui vi sia stato un accordo tra attore e convenuto chiamante in garanzia), non può eccepire l'incompetenza per territorio del giudice davanti al quale è stato chiamato, sia con riferimento alla causa principale (non eccepita dal convenuto) sia con riferimento alla sola causa di garanzia (al fine di impedire il "simultaneus processus" con la causa principale), ove si tratti di garanzia c.d. propria, ossia della garanzia del godimento di diritti che si sono trasferiti (garanzia per evizione nella compravendita, nella donazione, nella permuta, nel trasferimento dei crediti) o costituiti (locazione) o di quella che derivi da vincoli di coobbligazione (fideiussione, obbligazioni solidali contratte nell'interesse esclusivo di uno solo dei debitori), che si caratterizzano tutte per una connessione tra la pretesa dell'attore (della causa principale) e la posizione del garante (chiamato in causa) particolarmente intensa. Più in particolare, comportando la chiamata del terzo in garanzia una limitazione dell'esigenza costituzionale che il terzo non sia distolto dal giudice naturale precostituito per legge (art. 25 cost.), lo spostamento della competenza della causa di garanzia si giustifica solo quando la connessione tra la domanda principale e quella di garanzia sia definibile secondo previsioni di legge relative ai rapporti sostanziali intercorrenti tra le parti processuali, e cioè si tratti della sola garanzia propria, non anche di quella impropria. (Nell'enunciare tale principio, la Corte ha affermato che lo stesso non è stato attenuato dalla riforma del codice di rito operata dalla l. 26 novembre 1990 n. 353, che pure ha limitato l'importanza del rispetto delle regole di competenza, mediante la nuova disciplina dell'art. 38 c.p.c.).

Cassazione civile sez. un.  26 luglio 2004 n. 13968  

 

 

Provvedimenti d'urgenza

L'efficacia esecutiva della sentenza d'appello ricorribile per Cassazione può essere sospesa, dopo la notificazione del precetto e prima del pignoramento, con provvedimento d'urgenza ai sensi dell'art. 700 c.p.c., qualora non si operi una revisione critica della sentenza, ma si faccia valere una condizione di procedibilità dell'esecuzione (nella specie, si era avuta una cessione "pro solvendo" e, mentre il giudice d'appello aveva escluso che il cedente potesse invocare il beneficio di escussione, il giudice della cautela ha ritenuto che ciò non impedisse al medesimo cedente di far valere con l'opposizione all'esecuzione la diversa questione della rilevanza del beneficio in sede esecutiva).

Tribunale Parma  26 marzo 2002



 
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