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Art. 1268 codice civile: Delegazione cumulativa

Se il debitore assegna al creditore un nuovo debitore, il quale si obbliga (1) verso il creditore, il debitore originario non è liberato (2) dalla sua obbligazione, salvo che il creditore dichiari espressamente (3) di liberarlo (4).

Tuttavia il creditore che ha accettato l’obbligazione del terzo non può rivolgersi al delegante, se prima non ha richiesto al delegato l’adempimento (5) (6).


Commento

Liberazione: [v. 1264]; Adempimento: [v. Libro IV, Titolo I, Capo II].

 

Delegazione: incarico conferito da un soggetto debitore (delegante) ad un altro (delegato) di pagare (delegatio solvendi [v. 1269]) o di obbligarsi a pagare (delegatio promittendi) ad un terzo creditore originario del primo (delegatario).

 

Delegazione cumulativa: si ha quando il debitore incaricato (delegato) si aggiunge al debitore originario (delegante).

 

(1) È la delegatio promittendi.

 

(2) È la delegazione cumulativa.

 

(3) La dichiarazione dev’essere espressa, ma non necessariamente scritta.

 

(4) È la delegazione liberatoria o privativa.

 

(5) Sebbene sia il delegante ad incaricare il delegato di pagare nei confronti del delegatario, l’obbligo del delegato non nasce da tale accordo, ma dall’atto (promessa) con cui il delegato si obbliga nei confronti del delegatario.

 

(6) La delegazione si dice attiva quando il delegante è creditore del delegato, e passiva quando il delegante è debitore del delegatario. Normalmente la delegazione è attiva e passiva. Ciò comporterà che con un pagamento solo si possono estinguere due debiti.

La delegazione attiva, inoltre, determina una modificazione nel lato attivo del rapporto obbligatorio (accanto alla cessione del credito [v. 1260] ed al pagamento con surroga [v. 1201]), determinando una utilizzazione indiretta del credito ogni qualvolta il creditore (delegante) assegna al debitore (delegato) un terzo (delegatario) a ricevere.

 

 


Giurisprudenza annotata

Fallimento

Nei casi di continuità aziendale strutturata nella forma dell'esercizio di impresa in capo alla proponente o con conferimento dell'azienda core in una nuova società interamente partecipata dalla proponente deve ritenersi che il d.l. 83 del 2012 gabbia introdotto una deroga alla regola generale contenuta nell'art. 2740 c.c. (responsabilità per i debiti con tutto il patrimonio) perché si consente al proponente di accedere ad una liquidatone solo parziale e di perseguire nell'esercizio prospettando un pagamento ai creditori con gli utili derivanti dalla prosecuzione di quella impresa. (...) La ratio de/l'intervento normativo effettuato con il d.l. 83 del 2012 (ed. Decreto Sviluppo) è quella di incentivare selettivamente i concordati preventivi finalizzati alla continuità dell'attività di impresa e alla conservatone dell'azienda.

Tribunale Vibo Valentia  07 marzo 2013

 

In tema di contratti bancari, il bonifico (ossia l'incarico del terzo dato alla banca di accreditare al cliente correntista la somma oggetto della provvista) costituisce un ordine (delegazione) di pagamento che la banca delegata, se accetta, si impegna (verso il delegante) a eseguire. Da tale accettazione non discende, dunque, un'autonoma obbligazione della banca verso il correntista delegatario, trovando lo sviluppo ulteriore dell'operazione la sua causa nel contratto di conto corrente di corrispondenza che implica un mandato generale conferito alla banca dal correntista a eseguire e ricevere pagamenti per conto del cliente, con autorizzazione a far affluire nel conto le somme così acquisite in esecuzione del mandato. Deriva da quanto precede, pertanto, che, secondo il meccanismo proprio del conto corrente, la banca, facendo affluire nel conto passivo il pagamento ricevuto dall'ordinante, non esaurisce il proprio ruolo in quello di mero strumento di pagamento del terzo, ma diventa l'effettiva beneficiaria della rimessa, con l'effetto a essa imputabile (se l'accredito intervenga nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento, ricorrendo il requisito soggettivo della revocatoria fallimentare) di avere alterato la "condicio creditorum".

Cassazione civile sez. I  01 luglio 2008 n. 17954  

 

 

Vendita

La cessione del patto di riscatto, subordinata al consenso del contraente ceduto, è valida anche quando abbia ad oggetto la posizione del venditore che abbia già ricevuto il pagamento del prezzo, in quanto l'effetto del principio consensualistico può lasciare persistere le ulteriori obbligazioni principali (nella specie, la consegna) ed accessorie, nonché i diritti potestativi, quale, appunto, il diritto di riscatto, la cui permanenza rende la sostituzione soggettiva consentita e non irrilevante per l'ordinamento, giustificando il ricorso ad una disciplina diversa da quella dettata dagli art. 1261 ss. e 1268 ss. c.c.

Cassazione civile sez. trib.  18 novembre 2011 n. 24252  

 

 

Assicurazione

Nel giudizio che il soggetto danneggiato in occasione di un sinistro stradale, al quale risulta applicabile la procedura di risarcimento diretto, abbia promosso nei confronti dell'assicuratore del responsabile, è ammissibile, e ha natura litisconsortile, l'intervento volontario dell'assicuratore del danneggiato che con tale atto manifesta, in forza della convenzione sottoscritta dalle imprese assicuratrici ai fini della regolazione dei rapporti relativi alla gestione del risarcimento diretto dove si prevede la delegazione di debiti futuri, la volontà di obbligarsi verso il danneggiato medesimo, assumendo le obbligazioni risarcitorie asseritamente sorte in capo all'altro assicuratore.

Tribunale Milano sez. X  28 ottobre 2011 n. 13052  

 

 

Obbligazioni e contratti

Attesa la struttura unitaria della delegazione, che è composta di un rapporto unico con tre soggetti e due rapporti sottostanti, debbono sussistere per gli effetti delegatori due condizioni, vale a dire che il delegante sia creditore del delegato e debitore del delegatario e che il delegato abbia assunto l'obbligo di pagare a quest'ultimo il debito del delegante, mentre la formazione del negozio giuridico di delegazione può essere anche progressiva e non contestuale, senza che faccia venir meno l'unicità del rapporto, così come è irrilevante, nella fattispecie di cui agli art. 1268 e 1269 c.c., la consapevolezza dell'esistenza e della natura della provvista, non essendo richiesta dalla norma.

Cassazione civile sez. I  15 luglio 2011 n. 15691  

 

Nell'accollo cumulativo esterno non liberatorio per il debitore originario - che si perfeziona con il consenso del creditore, il quale può aderire alla convenzione di accollo anche successivamente, in tal modo acquisendo il diritto ad ottenere l'adempimento nei confronti del terzo - l'obbligazione dell'accollato, in analogia alla disciplina dettata per la delegazione dall'art. 1268, comma 2, c.c., degrada ad obbligazione sussidiaria, con la conseguenza che il creditore ha l'onere di chiedere preventivamente l'adempimento all'accollante, anche se non è tenuto ad escuterlo preventivamente, e soltanto dopo che la richiesta sia risultata infruttuosa può rivolgersi all'accollato.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2010 n. 4482

 

In tema di assunzione dell'obbligazione da parte del delegato al pagamento ai sensi dell'art. 1268 c.c. non sono richiesti speciali requisiti di forma, potendosene ammettere l'integrazione anche in virtù di accordi conclusi "per facta concludentia" ed in via progressiva se alla dichiarazione del delegante o del delegato o del delegatario si aggiunge quella delle altre parti in un momento successivo. (Nella fattispecie la S.C. ha riconosciuto il perfezionamento del negozio nella dichiarazione di adesione del delegato indirizzata materialmente al solo delegante, e non anche al delegatario, se a quest'ultimo comunque poi pervenga e l'accetti, con riguardo anche alla circostanza della successiva emissione di fattura del creditore - delegatario verso il delegato, senza specifiche contestazioni dell'obbligo così evidenziato).

Cassazione civile sez. I  11 settembre 2007 n. 19090  

 

 

Contratti bancari

In tema di contratti bancari, il "bonifico" (ossia l'incarico del terzo dato alla banca di accreditare al cliente correntista la somma oggetto della provvista) costituisce un ordine (delegazione) di pagamento che la banca delegata, se accetta, si impegna (verso il delegante) ad eseguire; da tale accettazione non discende, dunque, un'autonoma obbligazione della banca verso il correntista delegatario, trovando lo sviluppo ulteriore dell'operazione la sua causa nel contratto di conto corrente di corrispondenza che implica un mandato generale conferito alla banca dal correntista ad eseguire e ricevere pagamenti per conto del cliente, con autorizzazione a far affluire nel conto le somme così acquisite in esecuzione del mandato. Ne deriva che, secondo il meccanismo proprio del conto corrente, la banca, facendo affluire nel conto passivo il pagamento ricevuto dall'ordinante, non esaurisce il proprio ruolo in quello di mero strumento di pagamento del terzo, ma diventa l'effettiva beneficiaria della rimessa, con l'effetto ad essa imputabile (se l'accredito intervenga nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento, ricorrendo il requisito soggettivo della revocatoria fallimentare) di avere alterato la condicio creditorum.

Cassazione civile sez. I  28 febbraio 2007 n. 4762



 
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