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Art. 1269 codice civile: Delegazione di pagamento

Se il debitore per eseguire il pagamento ha delegate un terzo, questi può obbligarsi verso il creditore, salvo che il debitore l’abbia vietato (1).

Il terzo delegato per eseguire il pagamento non è tenuto ad accettare l’incarico, ancorchè sia debitore del delegante. Sono salvi gli usi diversi (2).


Commento

Usi: [v. d.gen. 8].

 

Delegazione di pagamento: cd. delegatio solvendi [v. 1268]; uno schema tipico di (—) si ha nell’assegno bancario, ove il debitore (delegante) ordina (tramite assegno) alla propria banca (delegato) di pagare a favore del proprio creditore-possessore dell’assegno (delegatario).

 

(1) Nella delegazione di pagamento il delegato, avendo solo il compito di pagare, normalmente non si obbliga verso il creditore delegatario, sicché questi non acquista alcun diritto nei suoi confronti, come avviene invece nella delegatio promittendi [v. 1268].

 

(2) Ancorché, cioè, la delegazione sia passiva [v. 1268].


Giurisprudenza annotata

Previdenza ed assistenza

Le somme che il datore di lavoro ha l'obbligo di versare alla Cassa Edile, quali accantonamenti destinati al pagamento di ferie, gratifiche natalizie e festività infrasettimanali, costituiscono somme spettanti ai lavoratori a titolo retributivo, configurandosi il rapporto con la Cassa Edile quale delegazione di pagamento, con la conseguenza che la stessa è obbligata nei confronti dei lavoratori solo a seguito del pagamento delle somme da parte del datore di lavoro. Ne consegue che, se ben può agire il lavoratore nei confronti del datore per il pagamento delle somme dovute per ferie, festività e gratifiche natalizie, egualmente la Cassa ha l'obbligo di riscuotere le somme che il datore è tenuto a versare. Cassa e decide nel merito, App. Catanzaro, 01/03/2012

Cassazione civile sez. VI  09 maggio 2014 n. 10140  

 

L'obbligo della Cassa edile di pagare ai lavoratori ferie, gratifiche natalizie e festività infrasettimanali non deriva dal mero sorgere del rapporto di lavoro, ma sorge con il pagamento da parte del datore di lavoro degli accantonamenti relativi, ciò che dà origine al rapporto delegatorio. Ne consegue che, nel caso di non adempimento degli obblighi del datore verso la Cassa in ragione del suo fallimento, i lavoratori hanno il diritto di chiamare in giudizio direttamente il datore "in bonis" o di insinuarsi direttamente nel fallimento di quest'ultimo per il recupero delle somme retributive loro spettanti, ma non possono agire verso la Cassa, neppure nel caso in cui questa sia stata ammessa al passivo fallimentare anche per le somme dovute ai lavoratori, salvo che tali somme siano state dalla medesima effettivamente riscosse.

Cassazione civile sez. lav.  07 maggio 2012 n. 6869  

 

Il rapporto che si instaura tra datore di lavoro e Cassa edile, per il pagamento da parte di quest'ultima ai lavoratori delle somme dovute in base agli accantonamenti effettuati dal datore di lavoro, va qualificato come delegazione di pagamento, ai sensi dell'art. 1269 c.c. Da ciò discende che quando il datore abbia pagato direttamente ai lavoratori le somme che avrebbe dovuto accantonare, questi ultimi non hanno più titolo per pretendere il pagamenti di quegli importi dalla Cassa e, di conseguenza, anche l'obbligazione del datore nei confronti della Cassa (avente ad oggetto il versamento degli accantonamenti) viene meno, trattandosi di obbligazione che trovava il proprio presupposto nell'esistenza della prima, ed essendo la relativa estinzione opponibile ex art. 1271, comma 3, c.c.

Cassazione civile sez. lav.  28 marzo 2011 n. 7050  

 

 

Fallimento

Al fine della esperibilità dell'azione revocatoria prevista dall'art. 67, comma 1, n. 2 della legge fall., mezzi normali di pagamento, diversi dal denaro, sono soltanto quelli comunemente accettati nella pratica commerciale in sostituzione del denaro, come gli assegni circolari e bancari ed i vaglia cambiari; ne consegue che, ai sensi della suddetta disposizione di legge, va affermata la revocabilità, quale mezzo anormale di pagamento idonea a ledere la par condicio creditorum, di una delegazione che il debitore abbia posto in essere allo scopo di estinguere la preesistente obbligazione pecuniaria, già scaduta ed esigibile, non rilevando la convinzione del creditore, che risulti consapevole dello stato d'insolvenza dell'obbligato, in ordine alla utilizzazione da parte del solvens di denaro proprio.

Cassazione civile sez. I  15 luglio 2011 n. 15691  

 

 

Pensioni civili e militari

L'obbligo dell'ente pubblico previdenziale nei confronti del pensionato non si esaurisce con il conferimento a una banca dell'incarico di provvedere al pagamento della prestazione pensionistica a mezzo di assegno da inviare al domicilio dell'avente diritto, estinguendosi soltanto allorquando la disponibilità giuridica della somma viene acquisita dal creditore (nella specie, si è riconosciuto l'inadempimento dell'ente previdenziale, in quanto l'assegno era stato incassato da persona ignota).

Cassazione civile sez. lav.  17 gennaio 2012 n. 572  

 

 

Titoli di credito

L'assegno circolare, pur costituendo un mezzo di pagamento, in quanto il creditore non ha normalmente ragione di dubitare della regolarità e dell'autenticità del titolo e non ha un apprezzabile interesse a pretendere l'adempimento in denaro, conserva la natura di titolo di credito, la cui consegna non equivale al pagamento, essendo l'estinzione dell'obbligazione subordinata al buon fine dell'assegno, salvo che risulti una diversa volontà delle parti. Ad esso è quindi applicabile, in virtù del rinvio contenuto nell'art. 86 r.d. 21 dicembre 1933 n. 1736, l'art. 22 r.d. 14 dicembre 1933 n. 1669, ai sensi del quale il giratario per l'incasso agisce in qualità di mandatario del girante, con la conseguenza che l'obbligato può opporgli le eccezioni fondate sui suoi rapporti personali con il girante, ivi compresa quella di compensazione: pertanto, in caso di presentazione del titolo per il pagamento da parte di una banca girataria per l'incasso, la banca emittente è legittimata ad opporre a quest'ultima la compensazione tra il debito cartolare ed un credito da essa vantato nei confronti del beneficiario dell'assegno. L'opponibilità di tale eccezione non è esclusa dall'accettazione dell'ordine di emettere il titolo, non comportando la stessa una rinuncia a far valere la compensazione, in quanto, configurandosi la fattispecie come delegazione di pagamento, in cui l'ordinante assume la posizione di delegante, la banca emittente quella di delegato ed il beneficiario quella di delegatario, la banca emittente non assume alcuna obbligazione nei confronti di quest'ultimo fino al momento in cui emette l'assegno, e non è quindi legittimata, prima di tale momento, ad eccepire la compensazione, non sussistendo contrapposte ragioni di credito con l'ordinante.

Cassazione civile sez. I  19 maggio 2006 n. 11851



 
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