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Art. 1270 codice civile: Estinzione della delegazione

Il delegante può revocare la delegazione (1), fino a quando il delegato non abbia assunto l’obbligazione in confronto del delegatario (2) o non abbia eseguito il pagamento a favore di questo (3).

Il delegato può assumere l’obbligazione o eseguire il pagamento a favore del delegatario anche dopo la morte o la sopravvenuta incapacità del delegante (4).


Commento

Incapacità: [v. Libro I, Titolo XII].

 

(1) La delegazione può, cioè, essere revocata finché non produce effetti verso il delegatario. Il delegante può anche dichiarare la delegazione irrevocabile.

 

(2) In caso di delegatio promittendi.

 

(3) In caso di delegatio solvendi.

 

(4) La capacità del delegante è richiesta solo al momento della delega e non è necessario che permanga fino all’esecuzione dell’incarico da parte del delegatario stesso.


Giurisprudenza annotata

Giurisdizione

In materia di annullamento d'ufficio del provvedimento di ammissione alla cassa integrazione guadagni, nessuna conseguenza, ai fini del radicamento della giurisdizione innanzi al g.o., deriva dalla disciplina della delegazione di pagamento; infatti, una volta venuti meno gli effetti del provvedimento ammissivo e le imputazioni ad esso conseguenti, la dazione del datore di lavoro non può più riferirsi alla delegazione di pagamento in nome e per conto dell'Inps e quindi non opera più, per il datore di lavoro, la compensazione dei contributi conguagliati, mentre può sorgere un credito restitutorio di questi nei confronti dei lavoratori, qualora le somme erogate a titolo di integrazione salariale risultino senza causa versandosi in ipotesi di impossibilità assoluta di ricevere la prestazione lavorativa.

Cassazione civile sez. un.  11 gennaio 2007 n. 310  

 

 

Enti pubblici

Il pagamento da parte del datore di lavoro, iscritto alla Cassa edile, delle somme aventi natura retributiva (riposi annui, ferie, festività e gratifica natalizia) direttamente ai lavoratori, non costituisce automatica revoca del datore di lavoro della delega alla Cassa edile di pagare quanto dovuto ai lavoratori, in quanto ai sensi dell'art. 1270 c.c., la delega non è revocabile allorquando il delegato (Cassa edile) abbia già assunto l'obbligazione di pagare nei confronti del delegatario (lavoratore), circostanza questa che avviene per il solo fatto di iscrizione del delegante (Impresa edile).

Tribunale Firenze  22 dicembre 2006

 

Lavoro subordinato

Il pagamento da parte del datore di lavoro, iscritto alla Cassa edile, delle somme aventi natura retributiva (riposi annui, ferie, festività e gratìfica natalizia) direttamente ai lavoratori, non costituisce automatica revoca del datore di lavoro della delega alla Cassa edile di pagare quanto dovuto ai lavoratori; ciò in primo luogo perché ai sensi dell'art. 1270 c.c., la delega non è revocabile allorquando il delegato (Cassa edile) abbia già assunto l'obbligazione di pagare nei confronti del delegatario (lavoratore), circostanza questa che avviene per il solo fatto dell'iscrizione del delegante (Impresa edile); in secondo luogo perché l'automatica revoca non può considerarsi ammissibile, in quanto produrrebbe effetti non solo sui ratei già corrisposti dal datore di lavoro, ma anche su quelli futuri ancora da pagare, lasciando di fatto il lavoratore privo delle tutele di garanzia di effettività di pagamento, riconosciute dalla contrattazione collettiva istitutiva delle casse edili.

Tribunale Perugia  02 febbraio 2006

 

 

Obbligazioni e contratti

Il nostro sistema positivo consente di configurare la delegazione cosiddetta titolata, oltre che relativamente a preesistenti rapporti di credito, già liquidi ed esigibili, anche riguardo sia a crediti che, ancorché esistenti, non siano ancora liquidi ed esigibili, sia riguardo a crediti futuri, che, pur non potendo ancora considerarsi esistenti, risultino tuttavia geneticamente collegati al non ancora avvenuto svolgimento di rapporti che siano già in atto tra delegante e delegatario al momento in cui viene attuato il rapporto di delegazione. In caso di indebito pagamento effettuato in ipotesi di delegazione doppiamente titolata (dal rapporto di valuta e dal rapporto di provvista), ove risulti successivamente invalido il rapporto di provvista, il delegato - sul cui patrimonio vengono a ricadere le conseguenze dell'indebito pagamento, giacché il pagamento effettuato a favore del delegatario trova la sua causa nel valido rapporto di valuta - deve ritenersi legittimato ad agire nei confronti del delegante, atteso che il delegato, pagando al delegatario, estingue contestualmente il suo debito nei confronti del delegante, ed è nei confronti di questi che deve necessariamente indirizzare la pretesa ex art. 2033 c.c. allorché, avendo già provveduto al pagamento a favore del delegatario, nell'erronea convinzione della sussistenza di un valido rapporto di provvista, ne risulti, successivamente, l'invalidità o l'inefficacia.

Cassazione civile sez. III  19 maggio 2004 n. 9470  

 

Dall'analisi del modello delegatorio testualmente configurato dagli art. 1268 - 1270 c.c. si desume che la delegazione può essere realizzata attraverso una pluralità di distinti negozi bilaterali ed unilaterali, dotati ciascuno di una propria causa, pur se tra loro finalisticamente collegati. Infatti, l'incarico delegatorio, come accordo tra delegante e delegato, non postula il consenso del delegatario; all'atto di assegnazione, come accordo tra delegante e delegatario, ben può rimanere estraneo il delegato; infine, la promessa del delegato, come atto unilaterale, si perfeziona con la relativa dichiarazione di volontà ed è efficace (art. 1334 c.c.) dal momento in cui perviene a conoscenza del delegatario (ed alla sua eventuale accettazione è connesso, dall'art. 1268, comma 2, c.c., l'effetto del beneficio di escussione a favore del delegante).

Cassazione civile sez. I  17 maggio 2000 n. 6387  

 

Nella delegazione di pagamento "pura" l'obbligazione del delegato verso il delegatario prescinde del tutto dal rapporto sottostante di provvista (delegante-delegato) e di valuta (delegante-delegatario) e, quindi, dai relativi vizi, salvo che ricorra la nullità della doppia causa, giacché, in tal caso, viene meno la funzione stessa della delegazione. Conseguentemente, nell'ipotesi predetta non si verifica, di regola, un'obbligazione trilatera, in quanto il delegatario non deve aderire al rapporto delegante-delegato, nè può rifiutare l'adempimento di quest'ultimo, stante l'autonomia dei due rapporti, non potendo il delegato opporre le eccezioni relative al rapporto tra delegante e delegatario se ad esso le parti non abbiano fatto espresso riferimento.

Cassazione civile sez. III  14 giugno 1994 n. 5770



 
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