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Art. 1271 codice civile: Eccezioni opponibili dal delegato

Il delegato può opporre al delegatario le eccezioni relative ai suoi rapporti con questo (1).

Se le parti non hanno diversamente pattuito, il delegato non può opporre al delegatario, benché questi ne fosse stato a conoscenza, le eccezioni che avrebbe opporre al creditore le eccezioni relative ai suoi rapporto tra delegante (2) e delegatario (3).

Il delegato non può neppure opporre le eccezioni relative al rapporto tra il delegante e il delegatario, se ad esso le parti non hanno fatto espresso riferimento (4).


Commento

Eccezioni opponibili dal delegato: situazioni che il delegato può far valere nei confronti del delegatario (creditore) per ritardare o evitare il pagamento.

 

(1) Si tratta delle eccezioni relative al cd. rapporto finale. Ad esempio, il delegato può rifiutarsi di pagare al delegatario affermando di essere a sua volta creditore nei suoi confronti per la medesima somma (eccezione di compensazione [v. 1241]).

 

(2) Salvo patto contrario, il delegato non può far valere le eccezioni relative al rapporto di provvista [v. 1268].

 

(3) Il delegato può far valere le eccezioni relative al rapporto di provvista solo se è nullo anche quello di valuta [v. 1268] (cd. nullità della doppia causa).

 

(4) Salvo diversa volontà delle parti, il delegato non può far valere neanche le eccezioni relative al rapporto di valuta (es.: il delegato non può rifiutarsi di pagare al delegatario affermando che il delegante nulla doveva al delegatario stesso).

 

L’obbligo del delegato di pagare al delegatario si giustifica in quanto il delegato è debitore del delegante (rapporto di provvista) e in quanto il delegante è debitore del delegatario (rapporto di valuta), sì che con il suo pagamento si estinguono entrambi i rapporti (si dice che la delegazione ha una doppia causa). Ma per facilitare tale operazione il legislatore dispone che il delegato debba pagare senza potersi riferire alle vicende dei rapporti suddetti.


Giurisprudenza annotata

Titoli di credito

In caso di mancanza o insufficienza di fondi sul conto corrente, la banca trattaria può legittimamente rifiutare il pagamento di un assegno. Tuttavia, ove la banca effettui il pagamento di un assegno privo di copertura, il pagamento è legittimo, perché avvenuto sulla base della convenzione di assegno e di un titolo contenente l'ordine alla banca di pagare emesso in conformità alle norme che regolano la circolazione degli assegni in favore di un soggetto munito di legittimazione cartolare, e, conseguentemente, la banca può chiedere la restituzione dell'importo al cliente. Rigetta, App. Palermo, 05/12/2006

Cassazione civile sez. I  14 maggio 2014 n. 10435  

 

Il pagamento di un assegno bancario da parte della banca trattaria sull'erroneo presupposto dell'esistenza di sufficiente provvista non può considerarsi indebito e non è, quindi, suscettibile di ripetizione, perché la banca solvente, che riveste la qualità di delegato al pagamento del correntista-traente, non può opporre al prenditore, rimasto estraneo alla convenzione di assegno ed al rapporto di provvista da questo generato, il proprio errore, ostandovi la disposizione dell'art. 1271, secondo comma, cod. civ., che non consente al delegato di opporre al delegatario le eccezioni che potrebbe opporre al delegante. Cassa con rinvio, App. L'Aquila, 20/06/2011

Cassazione civile sez. VI  25 febbraio 2014 n. 4426

 

Il pagamento da parte di una banca di un assegno di un proprio correntista, privo di copertura, ritenendo per errore la sufficienza della provvista, non può essere suscettibile di ripetizione, in quanto avvenuto base a titolo emesso in conformità delle norme che regolano la circolazione degli assegni e, quindi, in favore di un soggetto munito di legittimazione cartolare. Pertanto la banca trattaria non può opporre alla banca che ha ricevuto l’assegno, le eccezioni che avrebbe potuto opporre al proprio correntista, per le stesse ragioni per le quali il delegato non può opporre al delegatario le eccezioni che potrebbe opporre al delegante

Tribunale Roma sez. XIII  07 luglio 2007

 

L'assegno circolare, pur costituendo un mezzo di pagamento, in quanto il creditore non ha normalmente ragione di dubitare della regolarità e dell'autenticità del titolo e non ha un apprezzabile interesse a pretendere l'adempimento in denaro, conserva la natura di titolo di credito, la cui consegna non equivale al pagamento, essendo l'estinzione dell'obbligazione subordinata al buon fine dell'assegno, salvo che risulti una diversa volontà delle parti. Ad esso è quindi applicabile, in virtù del rinvio contenuto nell'art. 86 r.d. 21 dicembre 1933 n. 1736, l'art. 22 r.d. 14 dicembre 1933 n. 1669, ai sensi del quale il giratario per l'incasso agisce in qualità di mandatario del girante, con la conseguenza che l'obbligato può opporgli le eccezioni fondate sui suoi rapporti personali con il girante, ivi compresa quella di compensazione: pertanto, in caso di presentazione del titolo per il pagamento da parte di una banca girataria per l'incasso, la banca emittente è legittimata ad opporre a quest'ultima la compensazione tra il debito cartolare ed un credito da essa vantato nei confronti del beneficiario dell'assegno. L'opponibilità di tale eccezione non è esclusa dall'accettazione dell'ordine di emettere il titolo, non comportando la stessa una rinuncia a far valere la compensazione, in quanto, configurandosi la fattispecie come delegazione di pagamento, in cui l'ordinante assume la posizione di delegante, la banca emittente quella di delegato ed il beneficiario quella di delegatario, la banca emittente non assume alcuna obbligazione nei confronti di quest'ultimo fino al momento in cui emette l'assegno, e non è quindi legittimata, prima di tale momento, ad eccepire la compensazione, non sussistendo contrapposte ragioni di credito con l'ordinante.

Cassazione civile sez. I  19 maggio 2006 n. 11851  

 

Il pagamento di un assegno bancario da parte della banca trattaria sull'erroneo presupposto dell'esistenza di sufficiente provvista non può considerarsi indebito e non è, quindi, suscettibile di ripetizione, perché la banca solvente, che riveste la qualità di delegato al pagamento del correntista - traente, non può opporre al prenditore, rimasto estraneo alla convenzione di assegno ed al rapporto di provvista da questo generato, il proprio errore, ostandovi la disposizione dell'art. 1271, comma 2, c.c., che non consente al delegato di opporre al delegatario le eccezioni che potrebbe opporre al delegante. Questo principio trova applicazione anche nel caso in cui il prenditore dell'assegno sia una banca ed il pagamento del titolo avvenga mediante compensazione a mezzo stanza, giacché tale operazione, ove non possa, ricorrendone i presupposti, essere corretta mediante storno, produce effetti definitivi ed il pagamento in tal modo avvenuto è assoggettabile a ripetizione, ai sensi dell'art. 2033 c.c., soltanto se indebito.

Cassazione civile sez. III  19 gennaio 2000 n. 535  

 

 

Obbligazioni e contratti

Ai sensi dell'art. 1271 comma 2, c.c., il delegato al pagamento (la banca trattaria) non può opporre al delegatario-prenditore dell'assegno (al quale non è legata da alcun vincolo negoziale, né tanto meno dalla convenzione di assegno) alcuna eccezione che avrebbe potuto opporre al delegante (banca traente).

Cassazione civile sez. VI  25 febbraio 2014 n. 4426  

 

Qualora l'impegno del delegato di eseguire l'ordine di pagamento sia stato assunto con lettera recante la specificazione "sempreché le somme siano libere o disponibili e, comunque, escludendo qualsiasi responsabilità o garanzia", le eccezioni che il delegato avrebbe potuto opporre al delegante sono opponibili anche al delegatario, in quanto la specificazione indicata integra gli estremi del patto espresso diretto ad escludere l'inopponibilità di tali eccezioni, previsto dall'art. 1271 comma 2 c.c.

Tribunale Cagliari  24 luglio 2008

 

In caso di delegazione di pagamento titolata rispetto al rapporto di valuta, il delegato che per errore esegua una seconda volta il pagamento in favore del terzo ha il diritto di ripetere tale ultimo pagamento, costituente un indebito oggettivo, senza che in senso contrario possa rilevare l'accordo intervenuto tra delegante e terzo ai fini dell'imputazione del secondo pagamento a un diverso debito del primo nei confronti del beneficiario, sia perché la ratifica per essere efficace deve avere per oggetto proprio il negozio compiuto dall'agente, individuato dalla sua causa (incorporata nello schema strutturale del negozio o impressa dalla destinazione funzionale data allo stesso negozio dal suo autore), sia perché, a norma dell'art. 1271, comma 3, c.c., dettato per la delegazione di debito ma applicabile anche alla delegazione di pagamento, ove la delegazione sia titolata rispetto al rapporto di valuta, la ripetizione dell'indebito può essere esperita anche dal delegato. (Nella specie il delegante aveva incaricato una banca, con cui intratteneva un conto corrente di corrispondenza, di effettuare a favore di un terzo, tramite bonifico bancario, il pagamento di alcune fatture e l'istituto di credito, per un disguido, aveva reiterato l'esecuzione di tale adempimento; d'altra parte il delegante, poi fallito, non aveva reintegrato la banca relativamente al secondo pagamento. La S.C., sulla base del riportato principio, ha annullato la sentenza impugnata, che aveva rigettato la proposta azione di ripetizione).

Cassazione civile sez. I  04 aprile 1997 n. 2943  



 
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