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Art. 1272 codice civile: Espromissione

Il terzo che senza delegazione del debitore (1), ne assume (2) verso il creditore il debito, è obbligato in solido (3) col debitore originario, se il creditore non dichiara espressamente di liberare quest’ultimo (4).

Se non si è convenuto diversamente, il terzo non può opporre al creditore le eccezioni relative ai suoi rapporti col debitore originario (5).

Può opporgli invece le eccezioni che al creditore avrebbe potuto opporre il debitore originario, se non sono personali a quest’ultimo (6) e non derivano da fatti successivi all’espromissione (7). Non può opporgli la compensazione che avrebbe potuto opporre il debitore originario, quantunque si sia verificata prima dell’espromissione.


Commento

Delegazione: [v. 1268]; Obbligazioni solidali (in solido): [v. 1292]; Compensazione: [v. 1241].

 

Opporre eccezioni: far valere nei confronti di qualcuno ragioni per ritardare o evitare il pagamento.

 

Espromissione: contratto con il quale un terzo (espromittente), estraneo rispetto ad un rapporto obbligatorio esistente tra un creditore ed un debitore originario, assume verso il creditore (espromissario) il debito contratto dal debitore (espromesso), senza delega di quest’ultimo, cioè spontaneamente.

 

(1) L’espromissione si distingue dalla delegazione proprio per la spontaneità con cui il terzo assume il debito altrui senza mandato (incarico) alcuno.

 

(2) Il contratto di espromissione è stipulato tra terzo espromittente e creditore espromissario; il debitore espromesso può anche ignorare del tutto l’esistenza dell’accordo.

 

(3) Il terzo espromittente e il debitore originario (espromesso) sono obbligati per la medesima prestazione e l’adempimento di uno libera l’altro.

 

(4) Quindi anche l’espromissione può essere cumulativa (se il terzo che assume il debito si aggiunge al debitore originario) o liberatoria (se il creditore libera espressamente il debitore originario).

 

(5) Il terzo non può cioè normalmente opporre al creditore le eccezioni relative al rapporto di provvista, esterno all’accordo di espromissione, ma solo le eccezioni relative al rapporto di valuta.

 

(6) Sono le eccezioni che si riferiscono alle condizioni personali del debitore originario (es.: incapacità naturale [v. 428]).

 

(7) I fatti successivi all’espromissione, che riguardano l’obbligazione del debitore originario, non possono essere eccepiti dal terzo espromittente, perché con l’espromissione l’obbligazione principale è divenuta quella del terzo ed essa non può essere pregiudicata dalle vicende di un’obbligazione secondaria (quella del debitore originario).

 

Il terzo espromittente si obbliga nei confronti del creditore ad assumere il debito del debitore originario. Nell’espromissione, quindi, il terzo e il creditore fanno necessariamente riferimento al debito intercorrente tra debitore originario e creditore (rapporto di valuta), del quale potranno quindi far valere le eccezioni.

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Rispetto all’intervento spontaneo per il pagamento del debito altrui, in cui si sostanzia l’istituto dell’espromissione, la presenza o l’assenza di causa non può valutarsi con riguardo al rapporto di provvista, ma solo esclusivamente a quello di valuta, nel senso che in ogni caso non è possibile obbligarsi indipendentemente dall’altrui obbligazione da assumere; altrimenti, pure in presenza del patto di cui all’art. 1272, comma 2, c.c., che è modalità accidentale e non causa, non si potrebbe trattare di espromissione ma di un contratto in cui una parte si obbliga verso un’altra senza alcuna giustificazione razionale, ossia senza causa, la quale, quindi, sussiste per il semplice fatto di assumere un debito altrui.

Tribunale Napoli sez. V  06 giugno 2013

 

L'espromissione è il contratto fra il creditore ed il terzo che assume spontaneamente il debito altrui, nel quale non vengono in considerazione i rapporti interni fra obbligato ed espromittente, né sono giuridicamente rilevanti i motivi che hanno determinato l'intervento del terzo, mentre la causa è costituita dall'assunzione del debito altrui tramite un'attività del tutto svincolata dai rapporti eventualmente esistenti fra terzo e obbligato, anche se non si richiede l'assoluta estraneità dell'obbligato rispetto al terzo, essendo necessario, invece, che il terzo, presentandosi al creditore, non giustifichi il proprio intervento con un preesistente accordo con l'obbligato.

Cassazione civile sez. II  07 dicembre 2012 n. 22166

 

Posto che l'espromissione non può avere ad oggetto un debito non ancora sorto, indeterminato nell' "an" anche se determinabile nel "quantum", in mancanza di un'obbligazione altrui precedente all'assunzione del debito, si configura un'obbligazione di garanzia per futuri possibili debiti dell'obbligato, istituto in relazione al quale è ammessa la facoltà di recesso.

Cassazione civile sez. III  10 novembre 2008 n. 26863  

 

L'offerta di risarcimento del danno rivolta dall'assicuratore al terzo danneggiato - implicita nell'invito a definire transattivamente l'entità del danno medesimo - concreta una proposta di espromissione e, ove sia accettata, dà vita al relativo contratto, il quale non è soggetto ad onere di forma (in relazione alla sua naturale volontarietà), sicché ne è possibile la conclusione tacita.

Tribunale Modena  23 ottobre 2006 n. 1677

 

L'accordo contrattuale con cui si realizza un'espromissione, nei termini indicati dall'art. 1272 c.c., intercorre unicamente tra il creditore e l'espromittente (che è terzo rispetto all'originario rapporto di credito - debito) e non ha di per se stesso una causa necessariamente gratuita o onerosa. L'esistenza, in concreto, di una causa onerosa può derivare dalla individuazione di un corrispettivo stabilito a favore dell'espromittente, ma a tal fine non possono essere considerati gli effetti - come il regresso nei confronti dell'obbligato principale - che dall'esecuzione dell'accordo possano derivare, i quali non siano intrinseci alla causa stessa del contratto e non integrino la ragione giustificatrice delle reciproche prestazioni delle parti; o può derivare - al pari che nell'assunzione di garanzia per debito altrui, e pur in difetto di formale partecipazione anche del debitore originario all'accordo - di sottostanti rapporti tra il debitore originario e l'espromittente, in cui si possa radicare la contropartita per quest'ultimo, e che possono anche consistere in vincoli di controllo o collegamento societario, ma a tal fine, in mancanza di indicazioni in proposito nell'accordo, spetta alla parte che sostenga l'onerosità del negozio dedurre e dimostrare l'esistenza di tali rapporti e l'esatta portata di tali vincoli ed il modo in cui essi si siano eventualmente riflessi sugli interessi dedotti nel negozio di estromissione.

Cassazione civile sez. I  28 settembre 2004 n. 19396  

 

 

Simulazione

In caso di simulazione relativa riguardante un contratto per il quale sia richiesta la forma scritta ad substantiam, la prova dell'accordo simulatorio, traducendosi nella dimostrazione del negozio dissimulato, dev'essere data, ai sensi dell'art. 2725 c.c., mediante atto scritto, cioè con un documento contenente la controdichiarazione sottoscritta dalle parti, e comunque dalla parte contro la quale esso sia fatto valere in giudizio, con salvezza della prova testimoniale nella sola ipotesi, prevista dall'art. 2724, n. 3, c.c., di perdita incolpevole del documento. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva ritenuto che un'operazione bancaria consistente nello sconto di cambiali emesse da un terzo e nell'accreditamento del relativo importo sul conto corrente del cliente dissimulasse un'espromissione cumulativa, attraverso la quale il terzo aveva assunto il debito del correntista nei confronti della banca, senza accertare se, trattandosi di simulazione relativa di un contratto bancario, l'accordo simulatorio fosse stato provato mediante un atto scritto, richiesto a pena di nullità dall'art. 117 d.lg. 1° settembre 1993 n. 385).

Cassazione civile sez. III  09 giugno 2006 n. 13459  

 

 

Appello

Il principio del divieto di domande nuove in appello, essendo di ordine pubblico, non può essere sanato dall'accettazione del contraddittorio da parte dell'avversario, valendo tale accettazione solo nell'ipotesi di novità di domande proposte in primo grado, dove il relativo divieto risponde alla diversa esigenza di tutela della regolarità del contraddittorio. Ne consegue che è improponibile in appello perché integra domanda nuova la deduzione di una diversa causa pendente che, essendo fondata sulla prospettazione di nuove circostanze di fatto, determini il mutamento dei fatti costitutivi del diritto fatto valere in giudizio, introducendo nel processo un nuovo tema di indagine e di decisione. (Nella specie, i giudici di appello, nel condannare una società di calcio ed un suo giocatore al pagamento in solido del compenso per le prestazioni sanitarie effettuate dall'attore a favore del calciatore, avevano ritenuto che l'autorizzazione data dalla società all'attore di effettuare le prestazioni configurasse un'espromissione cumulativa con cui, ai sensi dell'art. 1272 c.c., la stessa si era assunta nei confronti del creditore il debito altrui. La Corte, nel formulare il principio surrichiamato, ha cassato la decisione rilevando la novità della causa pendente dedotta in appello posto che in primo grado l'attore, a fondamento della domanda, aveva invece invocato l'accollo cumulativo del debito, con adesione del creditore, intercorso fra il debitore (il calciatore) e la società (il terzo), mentre l'estromissione postula l'assunzione del debito altrui da parte del terzo nei confronti del creditore).

Cassazione civile sez. III  02 marzo 2004 n. 4185  



 
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