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Art. 1273 codice civile: Accollo

Se il debitore (1) e un terzo convengono che questi assuma il debito dell’altro, il creditore può aderire (2) alla convenzione, rendendo irrevocabile la stipulazione a suo favore.

L’adesione del creditore importa liberazione del debitore originario solo se ciò costituisce condizione espressa della stipulazione o se il creditore dichiara espressamente di liberarlo (3) (4).

Se non vi è liberazione del debitore, questi rimane obbligato in solido (5) col terzo.

In ogni caso il terzo è obbligato verso il creditore che ha aderito alla stipulazione nei limiti in cui ha assunto il debito (6), e può opporre al creditore le eccezioni fondate sul contratto in base al quale l’assunzione è avvenuta (7).


Commento

Obbligazione in solido: [v. 1292]; Opporre eccezioni: [v. 1272].

 

Accollo: contratto con il quale il debitore (detto accollato) e un terzo (accollante) stabiliscono che quest’ultimo si impegni a pagare il debito che il primo vanta nei confronti del suo creditore (accollatario).

 

(1) L’accollo si distingue dall’espromissione [v. 1272], perché questa è un contratto tra creditore e terzo, mentre il primo è un contratto tra debitore e terzo.

 

(2) L’accollo è un contratto a favore di terzo [v. 1411], stipulato tra il debitore originario e il nuovo e a favore del creditore del primo, il quale acquista il diritto verso il nuovo debitore immediatamente, senza bisogno di adesione. Se il creditore accollatario non aderisce, l’accollo produce effetti non nei suoi confronti, bensì soltanto tra accollante e accollato: l’accollo esterno si converte in interno.

 

(3) L’accollo si definisce liberatorio o cumulativo a seconda che il debitore originario venga liberato o meno dal creditore.

 

(4) L’art. 8, c. 2, l. 27-7-2000, n. 212 (Statuto del contribuente) dispone: «È ammesso l’accollo del debito d’imposta altrui senza liberazione del debitore originario).

 

(5) Il terzo accollante e il debitore originario (accollato) sono obbligati per la medesima prestazione e l’adempimento di uno libera l’altro.

 

(6) Così, se l’accollante ha assunto solo una parte del debito originario, egli è tenuto solo per quella parte.

 

(7) L’accollante può opporre al creditore le eccezioni fondate sul rapporto di provvista (tra accollante e accollato) e, sebbene non previsto espressamente, anche quelle relative al rapporto di valuta (tra accollato e accollatario), in quanto con l’accollo l’accollante assume il medesimo debito del debitore originario.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Nell'accollo liberatorio, l'accertamento dell'esistenza della portata della modificazione del lato passivo di un rapporto obbligatorio - poiché non lascia indifferente il creditore alla maggiore o minore solvibilità del debitore - non può concepirsi, quale forma di successione, se non nei casi previsti in modo espresso dalla legge e, cioè, generalmente con la forma contrattuale, attraverso la delegazione, l'espromissione, l'accollo o la cessione del contratto, ovvero nelle specifiche e determinate ipotesi di subentro nella posizione debitoria altrui fissate dalla legge medesima. In particolare, poi, la liberazione del debitore originario non può prescindere dall'adesione del creditore, né può intervenire contro la sua volontà. L'accollo (contratto bilaterale) consiste nell'assunzione di un debito altrui, di futura scadenza, mediante una convenzione tra il debitore accollato e l'accollante, il quale si obbliga a pagare, in sostituzione del primo, il creditore accollatario, senza partecipazione al negozio da parte del creditore medesimo (il quale peraltro potrebbe successivamente aderirvi, acquistando il diritto alla 'solutio' nei confronti del terzo). Solo con la dichiarazione del creditore accollatario di aderire alla convenzione tra debitore accollato e terzo accollante, si produce l'irrevocabilità della stipulazione; essa inoltre comporta liberazione del debitore originario "solo se ciò costituisce condizione espressa della stipulazione o se il creditore dichiara espressamente di liberarlo" (comma 2 art. 1273 cc).

Tribunale Milano sez. VII  09 maggio 2014 n. 6008  

 

L'art. 1284 cod. civ., in materia di pattuizione degli interessi ultralegali, non si applica all'obbligazione con la quale, in forza di accollo semplice o interno, una parte si accolli nei rapporti con il debitore accollato il pagamento di interessi da questi dovuti al terzo creditore. (Nella specie, un'impresa appaltatrice si era impegnata a tenere indenne lo IACP - Istituto autonomo per le case popolari - dagli oneri relativi agli interessi nascenti dai contratti bancari stipulati per poter effettuare i pagamenti anticipati all'impresa appaltatrice stessa per lavori già eseguiti, ancorché l'Istituto non avesse ancora ricevuto le somme che la Regione avrebbe dovuto erogare e che consentivano di realizzare l'apprezzabile interesse di entrambe le parti alla prosecuzione dei lavori). Rigetta, App. Taranto, 26/09/2005

Cassazione civile sez. I  24 febbraio 2014 n. 4383

 

In materia di accollo, l'adesione del creditore importa la liberazione del debitore originario solo se ciò costituisce condizione espressa della stipulazione o se il creditore dichiara espressamente di liberarlo (art. 1273 c.c.). La notifica (al creditore) dell'avvenuto acquisto con accollo non è sufficiente a liberare il mutuatario originario dalle obbligazioni assunte verso la banca (fattispecie nella quale il giudice di primo grado ha considerato responsabile in solido il debitore-mutuatario originario, non avendo ritenuto sufficiente ai fini dell'applicabilità dell'art. 1273 c.c. né la comunicazione della banca mutuante di svincolo della garanzia, per esuberanza, di alcuni cespiti del mutuatario originario né la notifica alla banca dell'acquisto dell'immobile ed accollo del mutuo residuo da parte di un terzo).

Tribunale Monza sez. III  30 novembre 2012

 

L'esercizio professionale, in modo organizzato e sistematico, di attività di cessione di crediti risarcitori correlata all'assunzione dell'obbligazione di anticipare le spese di riparazione di veicoli danneggiati, anche in assenza della corresponsione di somme di denaro o di interessi da parte del cedente al cessionario, costituisce "attività finanziaria", ai sensi dell'art. 106 t.u.b. e dell'art. 3 d.m. 17 febbraio 2009 n. 29, come tale riservata ai soli intermediari iscritti nell'apposito albo tenuto dalla Banca d'Italia e da questa autorizzati, ed implica, pertanto, la nullità dei contratti di cessione di credito stipulati da un soggetto che non sia in possesso di tale requisito, per contrarietà a norme imperative.

Tribunale Venezia sez. III  08 novembre 2012 n. 2094  

 

Nell'accollo liberatorio, l'accertamento dell'esistenza e della portata della dichiarazione del creditore di liberare il debitore originario, necessaria ai sensi dell'art. 1273, comma 2, c.c., va compiuto previa verifica dell'esistenza di un contratto di accollo già stipulato tra debitore originario e terzo, mentre, per il caso in cui si deduca che il creditore abbia espresso un'autorizzazione preventiva al debitore a stipulare con un terzo il predetto accollo a determinate condizioni, la liberazione stessa presuppone il riscontro che l'accollo sia stato poi effettivamente concluso alle condizioni previste in detta autorizzazione.

Cassazione civile sez. III  31 gennaio 2012 n. 1352  

 

In caso di accollo liberatorio, la successione nel lato passivo del rapporto obbligatorio, non può non essere influenzata dalle vicende del relativo negozio, con la conseguenza che non solo l'invalidità, quale testualmente disciplinata dall'art. 1276 c.c., ma anche la risoluzione di esso fa rivivere il rapporto originario, posto dall'accollo in stato di quiescenza. Pertanto, risolto tra debitore ed accollante il contratto di cui l'accollo costituisca pattuizione accessoria, nei rapporti trai predetti, per gli effetti restitutori di cui all'art. 1458 c.c., si rende applicabile l'art. 1276 c.c., con la conseguenza che, anche in ipotesi di accollo liberatorio, in tanto l'accollante è legittimato a chiedere al debitore originario la restituzione delle somme oggetto dell'accollo in quanto le abbia effettivamente versate al creditore.

Cassazione civile sez. III  29 luglio 2011 n. 16733  

 

Poiché, ai sensi dell'art. 1406 c.c., oggetto della cessione del contratto è la trasmissione del complesso unitario delle situazioni giuridiche attive e passive che derivano per ciascuna delle parti dalla conclusione del contratto, ai fini della sua configurazione occorre che le relative prestazioni non siano state interamente eseguite, giacché, in tal caso, non è possibile la successione di un soggetto ad un altro nel medesimo rapporto che caratterizza la cessione del contratto. Ne consegue che, nell'ipotesi in cui sia stata già eseguita alcuna delle prestazioni incombenti alle parti, potrebbe semmai verificarsi la cessione del credito o del diritto alla controprestazione ovvero l'accollo del debito maturato in ordine alla prestazione già eseguita dall'altra parte e non invece la cessione del contratto. (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che, contrariamente al principio enunciato, aveva ritenuto configurabile la cessione di un contratto preliminare di compravendita malgrado fosse già intervenuto il totale pagamento del prezzo al momento della stipula del preliminare stesso da parte del promissario acquirente).

Cassazione civile sez. II  22 gennaio 2010 n. 1204  

 

 

Credito agrario

L'assunzione, da parte dello Stato, delle garanzie prestate dai soci di cooperative agricole in favore delle cooperative stesse, di cui sia stata previamente accertata l'insolvenza, prevista dall'art. 1, comma 1 bis d.l. 20 maggio 1993 n. 149 (convertito, con modificazioni, nella l. 19 luglio 1993 n. 237), ha avuto per effetto la liberazione dei garanti nei confronti dei terzi creditori, a nulla rilevando che tale effetto liberatorio fosse espressamente previsto soltanto nei decreti attuativi della suddetta legge (dd.mm. 2 febbraio 1994 e 2 gennaio 1995), giacché esso era comunque desumibile, in via di interpretazione, dalla finalità della legge. Ne consegue che, per effetto della suddetta liberazione, il creditore del socio garante non è legittimato ad agire in via revocatoria nei confronti di quest'ultimo, il quale ha perduto la qualità di debitore.

Cassazione civile sez. III  19 febbraio 2013 n. 4014  

 

 

Fallimento

L'accollo cosiddetto non allo scoperto — in cui, cioè, l'accollante è obbligato verso il debitore e il suo pagamento vale ad estinguere, perciò, entrambi i debiti — rientra tra i possibili modi di pagamento del terzo soggetti a revocatoria fallimentare, ed, in tal caso, l'effetto estintivo di entrambe le obbligazioni si verifica automaticamente con l'unico pagamento eseguito dal terzo accollante al creditore del suo creditore. (Nella specie, la Corte ha osservato che l'anticipazione dell'effetto estintivo del debito dell'accollato verso il creditore accollatario, che aderisca alla convenzione di accollo, rispetto alla soddisfazione di quest'ultimo, prevista al momento del pagamento da parte dell'accollante, non influiva sull'oggettiva revocabilità dell'operazione solutoria, verificandosi la soddisfazione di un creditore fuori del fallimento con risorse provenienti dal patrimonio del fallito, con conseguente lesione della par condicio creditorum)

Cassazione civile sez. I  04 maggio 2012 n. 6795  

 

L'accollo liberatorio c.d. non allo scoperto, che ricorre qualora l'accollante è obbligato verso il debitore e il suo pagamento in favore del terzo creditore vale perciò ad estinguere sia la propria obbligazione verso il debitore sia quello di quest'ultimo verso il proprio creditore, rientra tra i modi di pagamento del terzo oggettivamente revocabili.

Cassazione civile sez. I  04 maggio 2012 n. 6795  

 

 

Edilizia ed urbanistica

Una clausola negoziale in virtù della quale la cessionaria si impegni a sostenere in via esclusiva tutte le spese afferenti la costruzione dell'edificio, comprese quelle nascenti dalla convenzione di lottizzazione, ha natura meramente interna e, come tale, non risulta affatto opponibile alla p.a. creditrice degli oneri di costruzione in mancanza di esplicita e formale adesione alla stessa. Trova, infatti, applicazione in questa fattispecie l'art. 1273 comma 2, c.c. dettata in tema di accollo: allorquando il debitore (i ricorrenti) abbia pattuito con un terzo (la cessionaria) l'assunzione del debito gravante sul primo, il creditore (il Comune) può aderire alla convenzione, e può anche concedere la liberazione al debitore originario. Ove ciò non avvenga, il debitore originario rimane obbligato in solido con il cessionario nei confronti dell'ente pubblico creditore, salva la possibilità di agire successivamente in via di regresso nei confronti della società cessionaria.

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. I  11 gennaio 2011 n. 17  



 
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