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Art. 1276 codice civile: Invalidità della nuova obbligazione

Se l’obbligazione assunta dal nuovo debitore verso il creditore, è dichiarata nulla o annullata (1), e il creditore aveva liberato il debitore originario, l’obbligazione di questo rivive, ma il creditore non può valersi delle garanzie prestate da terzi (2).


Commento

Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI]; Annullabilità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XII]; Liberazione: [v. 1264]; Garanzia: [v. 1179].

 

(1) La norma si applica anche quando la nuova obbligazione viene meno per risoluzione [v. Libro IV, Titolo II, Capo XIV], rescissione [v. 1447], revoca [v. 1373].

 

(2) Con la liberazione del debitore originario ormai le garanzie si sono estinte [v. 1275].


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

In caso di accollo liberatorio, la successione nel lato passivo del rapporto obbligatorio, non può non essere influenzata dalle vicende del relativo negozio, con la conseguenza che non solo l'invalidità, quale testualmente disciplinata dall'art. 1276 c.c., ma anche la risoluzione di esso fa rivivere il rapporto originario, posto dall'accollo in stato di quiescenza. Pertanto, risolto tra debitore ed accollante il contratto di cui l'accollo costituisca pattuizione accessoria, nei rapporti trai predetti, per gli effetti restitutori di cui all'art. 1458 c.c., si rende applicabile l'art. 1276 c.c., con la conseguenza che, anche in ipotesi di accollo liberatorio, in tanto l'accollante è legittimato a chiedere al debitore originario la restituzione delle somme oggetto dell'accollo in quanto le abbia effettivamente versate al creditore.

Cassazione civile sez. III  29 luglio 2011 n. 16733  

 

In caso di accollo liberatorio la successione nel lato passivo del rapporto obbligatorio che essa determina non può non essere influenzata dalle vicende del relativo negozio, con la conseguenza che non solo l'invalidità, quale testualmente disciplinata dall'art. 1276 c.c., ma anche la risoluzione di esso fa rivivere il rapporto originario il quale è in realtà posto dall'accollo in stato di quiescenza. La delimitazione della lettera dell'art. 1276 c.c. alle sole ipotesi dell'invalidità deve ritenersi frutto di una impropria formulazione del testo normativo, applicabile anche al verificarsi di una clausola risolutiva espressa nell'accordo liberatorio.

Cassazione civile sez. III  05 luglio 2001 n. 9094  

 

In tema di accollo liberatorio, l'obbligazione dell'originario debitore rivive non solo quando la nuova obbligazione è invalida, ma anche in caso di risoluzione del negozio di accollo.

Cassazione civile sez. III  05 luglio 2001 n. 9094  

 

 

Fallimento

Estinto l'avallo in forza dell'avvenuto pagamento della cambiale, la revoca fallimentare di quest’ultimo ottenuta dal fallimento del debitore non fa rivivere la garanzia cartolare, in quanto l'inefficacia è circoscritta solo ai creditori della massa e non elimina l'estinzione dell'obbligazione.

Tribunale S.Maria Capua V.  09 novembre 2009

 

La dichiarazione di una banca, cessionaria delle attività e delle passività di un istituto di credito sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, di volersi accollare anche i debiti eventualmente derivanti dalle azioni revocatorie, costituisce contratto preliminare di accollo, con conseguente difetto di legittimazione passiva della banca cessionaria per quanto concerne l'azione revocatoria di pagamenti effettuati alla cedente da un terzo soggetto ad altra procedura concorsuale, dovendosi, d'altronde, ritenere che il suddetto trasferimento delle attività e delle passività non costituisca successione a titolo universale, ma si concreti soltanto in una forma di successione di azienda e, quindi, di successione a titolo particolare.

Corte appello Roma  05 dicembre 1989

 

 

Lavoro subordinato

Il dipendente di un ente pubblico economico che abbia partecipato ad un concorso interno per la promozione ad una qualifica superiore ha diritto al compimento di tutte le operazioni necessarie ai fini della valutazione secondo i criteri previsti dalla contrattazione collettiva e le regole della correttezza, e solo dopo l'espletamento del concorso e la collocazione utile in graduatoria ha diritto alla promozione. Non può ritenersi inadempiente l'ente che non porti a compimento le operazioni del concorso interno, già indetto, secondo la disciplina collettiva, per la promozione ad un determinato posto, cui è legata una certa qualifica ove, per l'intervenuto mutamento, non dipendente dalla sua volontà, nè prevedibile al momento dell'indizione del concorso, delle condizioni di fatto connesse al posto stesso, quest'ultimo sia stato oggetto, alla stregua delle anzidette norme collettive, di automatica riclassificazione al livello di una superiore qualifica, sicché la sua assegnazione richieda, sempre secondo le intese collettive, altri meccanismi di scelta ed altro ambito di partecipazione dei concorrenti.

Cassazione civile sez. lav.  10 dicembre 1982 n. 6767  



 
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