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Art. 1278 codice civile: Debito di somma di monete non aventi corso legale

Se la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello Stato (1), il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale, al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento (2).


Commento

Moneta avente corso legale: [v. 1277]; Scadenza (del termine): [v. 1182].

 

Cambio: prezzo di una moneta espresso in riferimento ad altre monete (es.: un dollaro USA «costa» x euro).

 

Luogo stabilito per il pagamento: è il posto in cui deve essere eseguita la prestazione [v. 1182].

 

(1) Si tratta, quindi, di moneta estera.

 

(2) Tale ultima disposizione è superata dall’attuale legislazione valutaria, la quale individua il cambio ufficiale prescindendo dal cambio particolare di un determinato luogo di adempimento.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Le norme valutarie che vietano i pagamenti in moneta estera, al di fuori dei casi espressamente e tassativamente previsti, non determinano l'invalidità dell'obbligazione pattuita in moneta estera, ma incidono sulle modalità di adempimento dell'obbligazione, nel senso che questa deve essere regolata in valuta italiana, ragguagliata al cambio di quella estera al giorno della scadenza del debito, attraverso l'ufficio italiano dei cambi. Rigetta, App. Roma, 07/11/2006

Cassazione civile sez. I  03 settembre 2014 n. 18584  

 

Le norme di cui agli art. 1277 e 1278 c.c. sono legittimamente riferibili ai soli debiti di valuta e non possono, pertanto, trovare applicazione con riguardo a debiti di valore (nella specie, risarcimento del danno fatto valere nei confronti del vettore responsabile dell'avaria della merce).

Cassazione civile sez. III  25 febbraio 2005 n. 4076  

 

Il debitore di somma determinata in valuta estera, se inadempiente, nel caso di sopravvenuta svalutazione della moneta italiana rispetto a quella estera, deve la differenza tra il cambio della data di scadenza e quello della data di pagamento, giacché, diversamente, trarrebbe ingiusta locupletazione dalla sua mora, ove pagasse in moneta legale al corso del cambio del giorno della scadenza, secondo la facoltà accordatagli dall'art. 1278 c.c.

Cassazione civile sez. III  17 luglio 2003 n. 11200  

 

In tema di obbligazione in valuta straniera, nell'ipotesi in cui la domanda del creditore abbia ad oggetto l'individuazione dell'entità obiettiva della prestazione in moneta estera spettantegli convertita in moneta nazionale con riferimento alla data di scadenza dell'obbligazione, incorre in vizio di ultrapetizione il giudice che liquidi in favore del medesimo la maggiore somma risultante viceversa dalla conversione effettuata con riferimento alla data del pagamento effettivo.

Cassazione civile sez. III  19 luglio 2002 n. 10588  

 

Le norme valutarie che vietano i pagamenti in valuta estera, al di fuori dei casi espressamente e tassativamente previsti, non determinano la invalidità dell'obbligazione pattuita in moneta estera, ma incidono sulle modalità di adempimento dell'obbligazione medesima, nel senso che questa deve essere regolata in valuta italiana, ragguagliata al cambio di quella estera al giorno della scadenza del debito, attraverso l'ufficio italiano dei cambi.

Cassazione civile sez. III  19 luglio 2002 n. 10588  

 

In tema di obbligazione in valuta straniera, nell'ipotesi in cui la domanda del creditore abbia ad oggetto l'individuazione dell'entità obiettiva della prestazione in moneta estera spettantegli convertita in moneta nazionale con riferimento alla data di scadenza dell'obbligazione, incorre nel vizio di ultrapetizione il giudice che liquidi in favore del medesimo la maggiore somma risultante viceversa dalla conversione effettuata con riferimento alla data del pagamento effettivo.

Cassazione civile sez. III  19 luglio 2002 n. 10558  

 

Le norme valutarie che vietano i pagamenti in moneta estera, al di fuori dei casi espressamente e tassativamente previsti, non determinano l'invalidità dell'obbligazione pattuita in moneta estera, ma incidono sulle modalità di adempimento dell'obbligazione medesima, nel senso che questa deve essere regolata in valuta italiana, ragguagliata al cambio di quella estera al giorno della scadenza del debito, attraverso l'ufficio italiano dei cambi.

Cassazione civile sez. III  19 luglio 2002 n. 10558  

 

In tema di adempimento di obbligazioni pecuniarie determinate in valuta estera, l'art. 1278 c.c., nel limitarsi ad attribuire al debitore la facoltà alternativa di pagare in moneta avente corso legale, non indica anche le specifiche modalità secondo cui tale facoltà abbia ad essere esercitata, restando, per l'effetto, rimessa al debitore ogni determinazione circa i tempi e le forme della relativa scelta, con la conseguenza che, svincolata da ogni rapporto di contestualità con l'effettivo pagamento, quest'ultima ben può manifestarsi per facta concludentia, posti in essere in qualunque tempo dall'obbligato prima del concreto adempimento, purché risulti inequivoca, secondo il prudente apprezzamento del giudice di merito, la volontà di pagare in moneta nazionale anziché estera. Deve, pertanto, ritenersi espressione legittima della ricordata facoltà di scelta l'offerta (non formale), in corso di causa, da parte del debitore, di una somma di denaro in moneta nazionale - sempreché non ostino alla inequivocità di tale manifestazione di volontà altri elementi che ne contrastino la apparente significazione - così che il giudice di merito, vincolato a detta scelta, dovrà, in sede di emanazione della sentenza, disporre necessariamente il pagamento in valuta nazionale, senza che possa spiegare influenza, sul contenuto della pronuncia, la richiesta - formulata dall'attore in citazione e non modificata per tutto il corso del procedimento - di pagamento in valuta estera, così come originariamente convenuto tra le parti.

Cassazione civile sez. II  22 gennaio 1998 n. 555  

 

Qualora la sentenza del giudice di merito stabilisca, con efficacia di giudicato implicito, che il conguaglio dovuto al coerede (per effetto di assegnazione ad altro coerede dell'immobile ereditario indivisibile) integri gli estremi dell'obbligazione di valore (come tale, sempre astrattamente soggetta a rivalutazione), e l'entità di tale conguaglio risulti determinata in relazione al valore dell'immobile in un ben preciso momento temporale, va, in concreto, ipotizzata la possibile verificazione, in via alternativa, di tre diverse ipotesi: 1) che il valore reale del bene risulti immutato mentre il valore della moneta diminuisce con il trascorrere del tempo, con conseguente necessità di procedere a rivalutazione del valore reale dell'immobile in termini monetari, onde far sì che l'espressione monetaria corrisponda al valore reale rimasto invariato; 2) Che il valore reale del bene, con il trascorrere del tempo, diminuisca (per vetustà, fatiscenza, difetto di manutenzione e quant'altro), mentre il valore della moneta non si modifichi in modo significativo, nel qual caso la espressione del valore reale in termini monetari esigerà una nuova determinazione che, di fatto, risulterà inferiore a quella precedente; 3) Che alla diminuzione del valore reale del bene si accompagni, contemporaneamente, una non poco significativa svalutazione della moneta, nel qual caso si renderanno astrattamente necessarie due operazioni, consistenti, la prima, nella nuova stima del valore reale del bene, la seconda, nella corrispondente traduzione di questo in termini monetari (ovverosia nella sua rivalutazione). In questa terza ipotesi, peraltro, nessuna ragione logica o giuridica osta a che tali operazioni vengano semplificate, tenendo fermo il valore reale e calcolando, sia pur in via presuntiva, che la sua diminuzione effettiva sia compensata dalla svalutazione della moneta, lasciando conseguentemente immutato l'importo originariamente determinato.

Cassazione civile sez. II  14 novembre 1997 n. 11255  



 
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