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Art. 1286 codice civile: Facoltà di scelta

La scelta (1) spetta al debitore, se non è stata attribuita al creditore o ad un terzo.

La scelta diviene irrevocabile con l’esecuzione di una delle due prestazioni, ovvero con la dichiarazione di scelta, comunicata all’altra parte, o ad entrambe se la scelta è fatta da un terzo (2).

Se la scelta deve essere fatta da più persone (3), il giudice può fissare loro un termine. Se la scelta non è fatta nel termine stabilito, essa è fatta dal giudice.


Commento

Debitore: [v. 1175]; Creditore: [v. 1174]; Prestazione: [v. 1174]; Termine: [v. 1184].

 

(1) La scelta può essere espressa o tacita; nel secondo caso il debitore può procedere direttamente all’adempimento di una delle prestazioni.

 

(2) Il terzo è detto arbitratore. Le parti possono anche far dipendere la scelta da un fatto futuro ed estraneo alla loro volontà (es.: sorteggio).

 

(3) È controverso se la delibera di scelta debba avvenire a maggioranza o all’unanimità.

 

La scelta dà luogo alla concentrazione, ossia alla riduzione delle prestazioni ad una sola, trasformando così l’obbligazione alternativa in obbligazione semplice, con la conseguenza che l’impossibilità non imputabile al debitore [v. 1256] della prestazione scelta comporterà l’estinzione dell’obbligazione e la sua liberazione.

 


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

In caso di licenziamento illegittimo, ove il lavoratore, nel regime della cosiddetta tutela reale (nella specie, quello, applicabile "ratione temporis", previsto dall'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nel testo anteriore alle modifiche introdotte con la legge 28 giugno 2012, n. 92), opti per l'indennità sostitutiva della reintegrazione, avvalendosi della facoltà prevista dall'art. 18, quinto comma, cit., il rapporto di lavoro, con la comunicazione al datore di lavoro di tale scelta, si estingue senza che debba intervenire il pagamento dell'indennità stessa e senza che permanga - per il periodo successivo in cui la prestazione lavorativa non è dovuta dal lavoratore né può essere pretesa dal datore di lavoro - alcun obbligo retributivo. Ne consegue che l'obbligo avente ad oggetto il pagamento della suddetta indennità è soggetto alla disciplina della "mora debendi" in caso di inadempimento, o ritardo nell'adempimento, delle obbligazioni pecuniarie del datore di lavoro, con applicazione dell'art. 429, terzo comma, cod. proc. civ., salva la prova, di cui è onerato il lavoratore, di un danno ulteriore. Rigetta, App. Roma, 14/07/2010

Cassazione civile sez. un.  27 agosto 2014 n. 18353  

 

Le obbligazioni scaturenti dalla domanda del lavoratore illegittimamente licenziato, volta al riconoscimento della indennità sostitutiva della reintegra nel posto di lavoro, con la correlata domanda di risarcimento dei danni, sono compiutamente disciplinate dall'art. 18, comma 5, l. 20 maggio 1970 n. 300, la quale, in ragione della specificità e delle esigenze del rapporto lavorativo, ha carattere di una norma speciale ed osta, oltre che alla qualificazione delle suddette obbligazioni in termini di obbligazioni alternative o facoltative, anche all'applicazione dei generali principi codicistici correlati alla suddetta qualificazione. Ne consegue che, alla stregua di un'interpretazione letterale della disposizione statutaria, per il periodo antecedente all'esercizio del diritto di opzione, il risarcimento dei danni va liquidato in conformità alle regole dettate dall'art. 18, comma 4, citato, e l'esercizio del diritto di opzione comporta la risoluzione del rapporto lavorativo, mentre, per il periodo successivo, il mancato pagamento della indennità sostitutiva non è risarcibile in tali termini, dovendo trovare applicazione, in seguito alla risoluzione definitiva del rapporto lavorativo, i principi codicistici in materia di inadempimento delle obbligazioni pecuniarie, restando perciò indifferenti, per la parametrazione del danno, l'ammontare della retribuzione globale già riconosciuta al lavoratore, ovvero quella determinata in forza della successiva normativa contrattuale intervenuta.

Cassazione civile sez. lav.  20 settembre 2012 n. 15869  

 

In caso di licenziamento e di successiva declaratoria giurisdizionale di illegittimità del medesimo, con condanna del datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, ove la funzionalità di fatto del rapporto sia stata ripristinata già prima della sentenza che dichiari l'illegittimità del recesso, ancorché in forza di provvedimento reso ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 700 c.p.c., non può essere riconosciuto il diritto del lavoratore stesso alla indennità pari a quindici mensilità di retribuzione, che ai sensi del comma 5 dell'art. 18 l. 20 maggio 1970 n. 300 (nel testo introdotto dall'art. 1 l. 11 maggio 1990 n. 108) questi ha la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione, in quanto tale richiesta, correlandosi con una obbligazione con facoltà alternativa, della quale l'unico oggetto è costituito dalla reintegrazione, presuppone necessariamente l'attuale difetto di siffatta prestazione e non è possibile quando il lavoratore abbia già ripreso sevizio, manifestando in tal modo (e confermando con la prosecuzione dell'attività lavorativa) una volontà incompatibile con la rinuncia alla prosecuzione del rapporto in quella richiesta.

Cassazione civile sez. lav.  13 agosto 1997 n. 7581  

 

 

Obbligazioni e contratti

L'obbligazione alternativa, ai sensi dell'art. 1285 ss. c.c., presuppone l'originario concorso di due o più prestazioni, poste in posizione di reciproca parità e dedotte in modo disgiuntivo, nessuna delle quali può essere adempiuta prima dell'indispensabile scelta di una di esse, scelta rimessa alla volontà di una delle parti e che diventa irrevocabile con la dichiarazione comunicata alla controparte. L'obbligazione cosiddetta facoltativa, invece, postula un'obbligazione semplice, avente ad oggetto una prestazione principale, unica e determinata fin dall'origine, nonché, accanto a questa, una prestazione facoltativa — della cui effettiva ed attuale esigibilità il creditore optante abbia piena consapevolezza — dovuta solo in via subordinata e secondaria, qualora venga preferita dal creditore stesso e costituisca, quindi l'oggetto di una sua specifica ed univoca opzione, esercitabile, peraltro, solo fino al momento in cui non vi sia stato l'adempimento della prestazione principale. (Nella specie, la S.C. ha negato la ravvisabilità di un'obbligazione alternativa in relazione a contratto di deposito irregolare avente ad oggetto la consegna di una determinata quantità di pistacchio, con facoltà del depositario di acquistarne la proprietà pagandone il prezzo, ovvero di riconsegnare la merce entro il termine convenuto, posto che il negozio concluso tra le parti non prevedeva affatto che con l'obbligazione restitutoria a favore del depositante concorresse la previsione disgiuntiva di altra prestazione con effetto solutorio).

Cassazione civile sez. III  23 agosto 2011 n. 17512  

 

L'obbligazione alternativa, ai sensi dell'art. 1285 ss. c.c., presuppone l'originario concorso di due o più prestazioni, poste in posizione di reciproca parità e dedotte in modo disgiuntivo, nessuna delle quali può essere adempiuta prima dell'indispensabile scelta di una di esse, scelta rimessa alla volontà di una delle parti e che diventa irrevocabile con la dichiarazione comunicata alla controparte. L'obbligazione cosiddetta facoltativa, invece, postula un'obbligazione semplice, avente ad oggetto una prestazione principale, unica e determinata fin dall'origine, nonché, accanto a questa, una prestazione facoltativa - della cui effettiva ed attuale esigibilità il creditore optante abbia piena consapevolezza dovuta solo in via subordinata e secondaria qualora venga preferita dal creditore stesso e costituisca quindi l'oggetto di una sua specifica ed univoca opzione, opzione che, peraltro, può essere esercitata solo fino al momento in cui non vi sia stato l'adempimento della prestazione principale. (Fattispecie relativa ad un contratto di agenzia con una società di assicurazioni che in una clausola prevedeva una obbligazione nella sentenza impugnata - confermata dalla S.C. - qualificata come facoltativa secondo la quale, allo scioglimento del contratto l'agente aveva diritto all'indennità di scioglimento e la facoltà di scegliere la diversa prestazione della liberalizzazione del portafoglio).

Cassazione civile sez. lav.  16 agosto 2000 n. 10853  

 

Il patto commissorio, vietato dall'art. 2744 c.c., è configurabile solo quando il debitore sia costretto al trasferimento di un bene, a tacitazione dell'obbligazione, non anche, pertanto, ove tale trasferimento sia frutto di una scelta, come nel caso in cui venga liberamente concordato quale datio in solutum (art. 1197 c.c.), ovvero esprima esercizio di una facoltà che si sia riservata all'atto della costituzione dell'obbligazione medesima (art. 1286 c.c.).

Cassazione civile sez. I  03 febbraio 1999 n. 893  



 
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