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Art. 129 codice civile: Diritti dei coniugi in buona fede

Quando le condizioni del matrimonio putativo si verificano rispetto ad ambedue i coniugi (1), il giudice può disporre a carico di uno di essi e per un periodo non superiore a tre anni l’obbligo di corrispondere somme periodiche di denaro (2), in proporzione alle sue sostanze, a favore dell’altro, ove questi non abbia adeguati redditi propri e non sia passato a nuove nozze (3).

Per i provvedimenti che il giudice adotta riguardo ai figli, si applica l’articolo 155.


Commento

Matrimonio putativo: [v. 128].

 

 

(1) La norma è applicabile anche nel caso in cui il solo coniuge economicamente più debole sia stato in buona fede. Se la norma venisse applicata soltanto al caso in cui entrambi i coniugi siano in buona fede, si avrebbe l’inaccettabile conseguenza che il coniuge in malafede — cui non sia imputabile la nullità del matrimonio — non risponderebbe né in base all’articolo in esame né in base all’art. 129bis.

(2) Si tratta di un assegno di mantenimento.

(3) La determinazione dell’entità dell’assegno va fatta tenendo conto del tenore di vita goduto dal coniuge prima dell’annullamento del matrimonio e delle sostanze del coniuge obbligato. Queste ultime comprendono non solo il reddito ma anche le rendite derivanti dal patrimonio.

 

 

Lo scopo della norma è quello di garantire al coniuge dotato di minori possibilità economiche la conservazione del tenore di vita precedente all’annullamento del matrimonio. L’assegno è dovuto nonostante il fatto che il coniuge obbligato fosse in buona fede, cioè ignorasse la causa di invalidità del matrimonio. Ciò dimostra che, in questo caso, la funzione dell’assegno è esclusivamente di mantenimento e non sanzionatoria, a differenza del caso disciplinato dall’art. 129bis.


Giurisprudenza annotata

Matrimonio

In tema di riconoscimento dell'obbligazione indennitaria ex art. 129 bis cod. civ., solo il positivo accertamento della derivazione causale della nullità dall'incapacità d'intendere e volere al momento della celebrazione del matrimonio determina in via generale l'applicabilità dell'articolo richiamato, in quanto produttivo di una condizione soggettiva incolpevole d'incapacità, temporanea o definitiva, di prestare il consenso, mentre le altre cause, riconosciute in sede ecclesiastica e delibate positivamente, o direttamente accertate dal giudice italiano, devono essere valutate concretamente. Ne consegue che, ai fini del riconoscimento della relativa indennità, va accertata non solo la riferibilità oggettiva della causa d'invalidità al coniuge e la sua consapevolezza certa o probabile di essa, ma anche la circostanza che egli abbia posto in essere un comportamento, commissivo od omissivo, contrario al generale dovere di correttezza, il quale abbia contribuito alla celebrazione del matrimonio nullo. Rigetta, App. Firenze, 03/05/2007

Cassazione civile sez. I  18 aprile 2013 n. 9484  

 

Dopo la pronuncia di nullità del matrimonio si producono ugualmente gli effetti del matrimonio valido (art. 128, commi 2 e 4 c.c.) rispetto ai figli nati o concepiti durante il matrimonio e non si modifica sostanzialmente il regime giuridico per quanto concerne i provvedimenti che il giudice adotta nei loro riguardi, poiché l'art. 129, comma 2, c.c. richiama espressamente l'art. 155 c.c. Ne consegue che, resa esecutiva la sentenza della giurisdizione ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio, in pendenza della causa di cessazione degli effetti civili del matrimonio (o di separazione dei coniugi), per un verso non viene meno il potere-dovere del giudice di adottare i provvedimenti riguardo ai figli; per altro verso rimane ferma la possibilità per i coniugi di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti la misura e le modalità del contributo.

Cassazione civile sez. I  14 luglio 2011 n. 15558  

 

La pronunzia di nullità del matrimonio ecclesiastico sopravvenuta in pendenza del procedimento di separazione personale dei coniugi non comporta la cessazione della materia del contendere in ordine alla domanda di accertamento del diritto al mantenimento e/o agli alimenti, la quale ha la sua causa nel matrimonio e conserva la sua attualità anche a seguito della dichiarazione di nullità del matrimonio ecclesiastico, trovando applicazione la disciplina del matrimonio putativo. Tuttavia, nel caso in cui il giudice investito della delibazione della sentenza ecclesiastica abbia provveduto, seppure in via provvisoria, in ordine al mantenimento, ai sensi dell'art. 8 l. 25 marzo 1985 n. 121, nel procedimento di separazione non vi è più spazio per una pronunzia in ordine alla corresponsione dell'assegno di cui all'art. 129 c.c. al coniuge in buona fede.

Cassazione civile sez. I  11 settembre 2008 n. 23402

 

 

Delibazione

A seguito di una sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità di un matrimonio religioso, la richiesta di misure economiche provvisorie a favore del coniuge ai sensi dell'art. 8, comma 2, dell'Accordo di revisione del Concordato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 18 febbraio 1884 non consente di provvedere ai sensi dell'art. 129 c.c..

Cassazione civile sez. I  31 marzo 2014 n. 7481  

 

Affinché ci si possa opporre alla delibazione, in Italia, di un matrimonio concordatario dichiarato ritualmente nullo dai giudici canonici, è necessario, ai sensi e per gli effetti dell'art. 123 c.c., che dopo la stipula delle nozze e, più ancora, dopo la sentenza di nullità, tra i coniugi si sia instaurato per lungo tempo un vero consorzio familiare ed affettivo, con il superamento implicito della causa originaria di invalidità: non è, quindi, sufficiente una mera coabitazione materiale, che nulla aggiungerebbe ad una situazione di mera apparenza, occorrendo, all'uopo, la prova di una vera e propria convivenza prolungata e caratterizzata dalla persistenza di una reciproca, profonda affectio familiae e dalla piena osservanza, da parte di entrambe le parti, dei doveri e dei diritti coniugali, entrambe attestanti l'instaurazione ed il mantenimento di un matrimonio-rapporto duraturo e radicato, nonostante l'originario vizio genetico del matrimonio-atto.

Cassazione civile sez. I  08 febbraio 2012 n. 1780  



 
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