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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1290 codice civile: Impossibilità sopravvenuta di entrambe le prestazioni

Qualora entrambe le prestazioni siano divenute impossibili e il debitore debba rispondere riguardo a una di esse (1), egli deve pagare l’equivalente (2) di quella che è divenuta impossibile per l’ultima (3), se la scelta spettava a lui. Se la scelta spettava al creditore, questi può domandare l’equivalente dell’una o dell’altra.


Commento

Prestazione: [v. 1174]; Impossibilità sopravvenuta: [v. 1207]; Debitore: [v. 1175]; Creditore: [v. 1174].

 

(1) E quindi una prestazione è divenuta impossibile per causa non imputabile [v. 1256], e l’altra per causa imputabile al debitore [v. 1218].

 

(2) L’«equivalente» è l’integrale risarcimento del danno calcolato ai sensi dell’art. 1223 (lucro cessante e danno emergente).

 

(3) Il debitore deve pagare l’equivalente della prestazione divenuta impossibile per ultima a prescindere dal fatto che l’impossibilità imputabile si verifichi prima o dopo di quella non imputabile.

 

La norma non prevede tutte le combinazioni possibili di impossibilità delle prestazioni alternative, ma la relativa disciplina è ricavabile dai principi in materia di facoltà di scelta ed estinzione delle obbligazioni per impossibilità sopravvenuta, imputabile o non.


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

In caso di licenziamento illegittimo, ove il lavoratore, nel regime della cosiddetta tutela reale (nella specie, quello, applicabile "ratione temporis", previsto dall'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nel testo anteriore alle modifiche introdotte con la legge 28 giugno 2012, n. 92), opti per l'indennità sostitutiva della reintegrazione, avvalendosi della facoltà prevista dall'art. 18, quinto comma, cit., il rapporto di lavoro, con la comunicazione al datore di lavoro di tale scelta, si estingue senza che debba intervenire il pagamento dell'indennità stessa e senza che permanga - per il periodo successivo in cui la prestazione lavorativa non è dovuta dal lavoratore né può essere pretesa dal datore di lavoro - alcun obbligo retributivo. Ne consegue che l'obbligo avente ad oggetto il pagamento della suddetta indennità è soggetto alla disciplina della "mora debendi" in caso di inadempimento, o ritardo nell'adempimento, delle obbligazioni pecuniarie del datore di lavoro, con applicazione dell'art. 429, terzo comma, cod. proc. civ., salva la prova, di cui è onerato il lavoratore, di un danno ulteriore. Rigetta, App. Roma, 14/07/2010

Cassazione civile sez. un.  27 agosto 2014 n. 18353

 

 

Locazione di cose

L'inesigibilità dell'obbligazione di restituzione dell'immobile locato per mancata corresponsione dell'indennità di avviamento ovvero, in caso di rifiuto da parte del conduttore a riceverla, la mancanza di offerta reale, comporta che la mora deve ritenersi insussistente per tutto il periodo per il quale l'occupazione è legittima e giustificata "ex lege", per cui è configurabile la responsabilità ai sensi dell'art. 1591 c.c. solo quando sussista, oltre alla cessazione "de iure" del rapporto, l'esigibilità dell'obbligazione di rilascio del bene locato, sia per il decorso del termine ex art. 56 l. 27 luglio 1978 n. 392 che per l'avvenuta corresponsione dell'indennità.

Pretura Salerno  04 febbraio 1994

 

 

Obbligazioni e contratti

Con riguardo alle obbligazioni alternative, nelle quali due o più prestazioni vengono poste su una posizione di reciproca parità, restando rimessa alla volontà del debitore o del creditore la scelta di una di esse, questa diventa irrevocabile a norma dell'art. 1286 c.c. con l'esecuzione di una delle prestazioni ovvero con la dichiarazione di scelta comunicata all'altra parte, salvo che, ove la scelta spetti al debitore, la possibilità della prestazione scelta sia legata o condizionata ad un'attività o collaborazione del creditore e, per essere venuta meno questa, la prestazione non possa essere eseguita, essendo in tal caso il debitore liberato dall'obbligazione qualora non preferisca eseguire (od offrire di eseguire) l'altra prestazione. (Nella specie, il giudice d'appello aveva ritenuto che al promissario acquirente, obbligato a saldare il prezzo previa accensione di nuovo mutuo a suo nome ovvero ad accollarsi il mutuo intestato al venditore, non fosse precluso, pur avendo scelto la prima alternativa, di optare successivamente per l'altra dopo aver constatato la mancanza dell'indispensabile collaborazione del venditore ad estinguere il suo mutuo ed a cancellare l'ipoteca; la S.C. ha confermato la pronuncia, enunciando i principi di cui alla massima).

Cassazione civile sez. II  28 marzo 1988 n. 2616

 

L'offerta della prestazione corrispettiva, cui l'art. 2932 c.c. subordina l'accoglimento della domanda di esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto di trasferimento di una cosa determinata, non deve essere necessariamente fatta nelle forme di cui agli art. 1208 e 1209 c.c., ma può avvenire in qualsiasi modo idoneo a manifestare l'intento di adempiere all'obbligazione.

Cassazione civile sez. III  21 gennaio 1980 n. 465  

 

 



 
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