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Art. 1291 codice civile: Obbligazione con alternativa multipla

Le regole stabilite in questa sezione si osservano anche quando le prestazioni dedotte in obbligazione sono più di due.


Commento

Prestazione: [v. 1174].

 

Obbligazione con alternativa multipla: obbligazione alternativa [v. 1285] in cui le prestazioni possibili previste sono più di due (fermo restando l’obbligo del debitore di adempiere una sola di esse) liberandosi completamente dal vincolo.

 

Nell’obbligazione alternativa multipla l’impossibilità di una delle prestazioni non fa venir meno l’alternatività delle prestazioni residue: in altri termini, l’obbligazione rimane alternativa.


Giurisprudenza annotata

Lavoro subordinato

In caso di licenziamento illegittimo, ove il lavoratore, nel regime della cosiddetta tutela reale (nella specie, quello, applicabile "ratione temporis", previsto dall'art. 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, nel testo anteriore alle modifiche introdotte con la legge 28 giugno 2012, n. 92), opti per l'indennità sostitutiva della reintegrazione, avvalendosi della facoltà prevista dall'art. 18, quinto comma, cit., il rapporto di lavoro, con la comunicazione al datore di lavoro di tale scelta, si estingue senza che debba intervenire il pagamento dell'indennità stessa e senza che permanga - per il periodo successivo in cui la prestazione lavorativa non è dovuta dal lavoratore né può essere pretesa dal datore di lavoro - alcun obbligo retributivo. Ne consegue che l'obbligo avente ad oggetto il pagamento della suddetta indennità è soggetto alla disciplina della "mora debendi" in caso di inadempimento, o ritardo nell'adempimento, delle obbligazioni pecuniarie del datore di lavoro, con applicazione dell'art. 429, terzo comma, cod. proc. civ., salva la prova, di cui è onerato il lavoratore, di un danno ulteriore. Rigetta, App. Roma, 14/07/2010

Cassazione civile sez. un.  27 agosto 2014 n. 18353  

 

Le obbligazioni scaturenti dalla domanda del lavoratore illegittimamente licenziato, volta al riconoscimento della indennità sostitutiva della reintegra nel posto di lavoro, con la correlata domanda di risarcimento dei danni, sono compiutamente disciplinate dall'art. 18, comma 5, l. 20 maggio 1970 n. 300, la quale, in ragione della specificità e delle esigenze del rapporto lavorativo, ha carattere di una norma speciale ed osta, oltre che alla qualificazione delle suddette obbligazioni in termini di obbligazioni alternative o facoltative, anche all'applicazione dei generali principi codicistici correlati alla suddetta qualificazione. Ne consegue che, alla stregua di un'interpretazione letterale della disposizione statutaria, per il periodo antecedente all'esercizio del diritto di opzione, il risarcimento dei danni va liquidato in conformità alle regole dettate dall'art. 18, comma 4, citato, e l'esercizio del diritto di opzione comporta la risoluzione del rapporto lavorativo, mentre, per il periodo successivo, il mancato pagamento della indennità sostitutiva non è risarcibile in tali termini, dovendo trovare applicazione, in seguito alla risoluzione definitiva del rapporto lavorativo, i principi codicistici in materia di inadempimento delle obbligazioni pecuniarie, restando perciò indifferenti, per la parametrazione del danno, l'ammontare della retribuzione globale già riconosciuta al lavoratore, ovvero quella determinata in forza della successiva normativa contrattuale intervenuta.

Cassazione civile sez. lav.  20 settembre 2012 n. 15869  

 

 

Revocatoria

Nel caso di solidarietà passiva si configura una pluralità di rapporti giuridici di credito- debito tra loro distinti ed autonomi, correnti tra il creditore ed ogni singolo debitore solidali ed aventi in comune solo l'oggetto della prestazione, sicché il creditore ha la facoltà, ex art. 1292 c.c., di scegliere il condebitore solidale a cui chiedere l'integrale adempimento, con la conseguenza che la garanzia patrimoniale generica di cui all'art. 2740 c.c. grava sul patrimonio di ciascun coobbligato, separatamente e per l'intero credito.Pertanto, qualora un condebitore solidale compia atti di disposizione patrimoniale che diminuiscano la detta garanzia generica gravante sul suo patrimonio in modo da renderla insufficiente in relazione all'entità del credito, il creditore può esercitare nei confronti suoi e dell'acquirente, in presenza degli altri requisiti, l'azione revocatoria ex art. 2901 c.c., ancorché i rispettivi patrimoni degli altri coobbligati siano sufficienti a fornire - ciascuno di essi - la garanzia ex art. 2740 c.c.

Cassazione civile sez. II  22 marzo 2011 n. 6486

 

 

Danni patrimoniali

Le prestazioni dell'assicuratore sociale indennizzano l'assistito per un pregiudizio, conseguenza della menomazione psico - fisica, che è affatto diverso da quello biologico, sicché il diritto dell'assicuratore sociale di recuperare il costo delle prestazioni erogate, come non può esercitarsi sul risarcimento del danno morale soggettivo nemmeno può esercitarsi sul risarcimento del danno biologico; può esercitarsi, bensì, sul risarcimento del danno patrimoniale, che spetti in concreto al danneggiato nell'ambito del rapporto di responsabilità civile. La reciproca estraneità delle due forme di ristoro esclude che il medesimo pregiudizio riceva riparazione due volte; l'applicazione di adeguati criteri di liquidazione del danno biologico, cui sia estranea la considerazione del profilo dell'attitudine al lavoro assicura che un tale eccesso riparatorio non si verifichi; resta salvaguardato il principio di unitaria considerazione del danno biologico.

Cassazione civile sez. III  22 gennaio 1998 n. 605

 



 
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