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Art. 1295 codice civile: Divisibilità tra gli eredi

Salvo patto contrario, l’obbligazione si divide tra gli eredi di uno dei condebitori o di uno dei creditori in solido, in proporzione delle rispettive quote.


Commento

Erede: [v. 457]; (Obbligazione) in solido: [v. 1292].

 

Ad esempio, al defunto Tizio, che era condebitore di 100 insieme a Caio, succedono due eredi (Mevio e Sempronio) in parti uguali, ciascuno dei quali è tenuto per soli 50; Caio, da parte sua, continua ad essere obbligato per 100.

E così per la solidarietà attiva: al defunto Tizio, concreditore di 100 insieme a Caio, succedono Mevio e Sempronio in parti uguali, ciascuno dei quali potrà esigere dal debitore solo 50, mentre Caio continua a poter esigere 100. È salvo in entrambi i casi il patto contrario


Giurisprudenza annotata

Imposte

In tema di responsabilità per i debiti ereditari tributari, in mancanza di norme speciali che vi deroghino, si applica la disciplina comune di cui agli artt. 752 e 1295 cod. civ., in base alla quale gli eredi rispondono dei debiti in proporzione delle loro rispettive quote ereditarie. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha affermato la responsabilità dei coeredi, in proporzione delle rispettive quote ereditarie, per l'imposta di registro, caduta in successione, escludendo l'applicabilità a tale fattispecie dell'art. 65 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, che prevede la responsabilità solidale dei coeredi soltanto relativamente ai debiti del "de cuius" per il mancato pagamento delle imposte sui redditi, dell'art. 36 del d.lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, che stabilisce la solidarietà dei coeredi con riferimento alla sola imposta di successione, nonché dell'art. 57 del d.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, che non riguarda i coeredi del debitore solidale dell'imposta di registro). Cassa e decide nel merito, Comm. Trib. Reg. Lazio, Sez. Dist. Latina, 22/10/2007

Cassazione civile sez. trib.  22 ottobre 2014 n. 22426  

 

 

Divisione

I crediti del "de cuius", a differenza dei debiti, non si ripartiscono tra i coeredi in modo automatico in ragione delle rispettive quote, ma entrano a far parte della comunione ereditaria in conformità all'art. 727 cod. civ., che, nel prevedere la formazione delle porzioni con inclusione dei crediti, presuppone che gli stessi facciano parte della comunione, nonché al successivo art. 757 cod. civ., in forza del quale i crediti ricadono nella comunione poiché il coerede vi succede al momento dell'apertura della successione, trovando tale soluzione conferma nell'art. 760, cod. civ., che, escludendo la garanzia per insolvenza del debitore di un credito assegnato a un coerede, presuppone necessariamente l'inclusione dei crediti nella comunione. Né, in contrario, può argomentarsi dagli artt. 1295 e 1314 dello stesso codice, concernendo il primo la diversa ipotesi del credito solidale tra il "de cuius" ed altri soggetti e il secondo la divisibilità del credito in generale. Ne deriva che ciascuno dei partecipanti alla comunione ereditaria può agire singolarmente per far valere l'intero credito comune, o la sola parte proporzionale alla quota ereditaria, senza necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di tutti gli altri coeredi, ferma la possibilità che il convenuto debitore chieda l'intervento di questi ultimi in presenza dell'interesse all'accertamento nei confronti di tutti della sussistenza o meno del credito. Rigetta, App. Firenze, 08/06/2007

Cassazione civile sez. III  11 luglio 2014 n. 15894  

 

 

Comunione e condominio

Le obbligazioni condominiali in quanto pecuniarie sono naturalmente divisibili per cui, in difetto di un’espressa previsione normativa che stabilisca il principio della solidarietà, la responsabilità dei condomini non è soggetta al regime della solidarietà bensì a quello della parziarietà e di conseguenza le obbligazioni assunte nell’interesse del condominio vanno imputate ai singoli componenti solo in proporzione delle rispettive quote secondo i criteri simili a quelli dettati dagli art. 752 e 1295 c.c. per le obbligazioni ereditarie.

Tribunale Milano sez. III  08 ottobre 2013 n. 12446  

 

In riferimento alle obbligazioni assunte dall'amministratore del condominio, o comunque, nell'interesse del medesimo condominio, nei confronti di terzi - in difetto di un'espressa previsione normativa che stabilisca il principio della solidarietà, ove trattasi di un'obbligazione avente ad oggetto una somma di denaro, e perciò divisibile, vincolando l'amministratore dei singoli condomini nei limiti delle sue attribuzioni e del mandato conferitogli in ragione delle quote, in conformità con il difetto di struttura unitaria del condominio - la responsabilità dei singoli condomini è retta dal criterio della parziarietà, per cui le obbligazioni assunte nell'interesse del condominio si imputano ai singoli componenti soltanto in proporzione delle rispettive quote, secondo criteri simili a quelli dettati dagli art.752 e 1295, c.c., per le obbligazioni ereditarie.

Tribunale Bari sez. II  11 gennaio 2010 n. 99

 

In tema di condominio, la natura parziaria delle obbligazioni contratte dall'amministratore nei confronti dei terzi non esclude la validità dell'accordo transattivo stipulato con l'impresa esecutrice di opere di rifacimento dello stabile condominiale, in forza del quale quest'ultima si sia impegnata ad eseguire eventuali pignoramenti esclusivamente nei confronti dei condomini morosi e ad agire nei confronti degli altri soltanto in caso di accertata incapienza dei primi, avuto riguardo alla derogabilità della disciplina legale, rispetto alla quale la regolamentazione pattizia in questione si pone come clausola limitativa della parziarietà dell'obbligazione. (Nell'affermare l'anzidetto principio, la S.C. ha precisato che l'intervenuto mutamento del diritto vivente in ordine alla natura, solidale o parziaria, di tali obbligazioni assumeva rilievo esclusivamente ai fini dell'interpretazione di tale accordo, che nel precedente assetto interpretativo si prestava ad essere qualificato come limitativo della solidarietà).

Cassazione civile sez. III  21 luglio 2009 n. 16920  

 

In riferimento alle obbligazioni assunte dall'amministratore, o comunque, nell'interesse del condominio, nei confronti di terzi - in difetto di un'espressa previsione normativa che stabilisca il principio della solidarietà, trattandosi di un'obbligazione avente ad oggetto una somma di denaro, e perciò divisibile, vincolando l'amministratore i singoli condomini nei limiti delle sue attribuzioni e del mandato conferitogli in ragione delle quote, in conformità con il difetto di struttura unitaria del condominio - la responsabilità dei condomini è retta dal criterio della parziarietà, per cui le obbligazioni assunte nell'interesse del condominio si imputano ai singoli componenti soltanto in proporzione delle rispettive quote, secondo criteri simili a quelli dettati dagli art. 752 e 1295 c.c. per le obbligazioni ereditarie.

Cassazione civile sez. un.  08 aprile 2008 n. 9148  

 

La solidarietà passiva richiede non soltanto la pluralità dei debitori e l'identica causa dell'obbligazione, ma anche l'indivisibilità della prestazione comune, in mancanza della quale e in difetto di una espressa disposizione di legge, prevale l'intrinseca parziarietà. Pertanto, considerato che l'obbligazione ascritta a tutti i condomini, ancorché comune, è divisibile trattandosi di somma di danaro e che la solidarietà nel condominio non è contemplata da alcuna disposizione di legge, prevale l'intrinseca parziarietà dell'obbligazione, di talché, conseguita la condanna dell'amministratore, quale rappresentante dei condomini, il creditore può procedere all'esecuzione individualmente nei confronti dei singoli condomini, secondo la quota di ciascuno e non per l'intero. (Conferma App. Bologna 19 febbraio 2003).

Cassazione civile sez. un.  08 aprile 2008 n. 9148  



 
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