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Art. 1298 codice civile: Rapporti interni tra debitori o creditori solidali

Nei rapporti interni l’obbligazione in solido si divide tra i diversi debitori o tra i diversi creditori (1), salvo che sia stata contratta nell’interesse esclusivo di alcuno di essi (2).

Le parti di ciascuno si presumono uguali, se non risulta diversamente (3).


Commento

Obbligazione in solido: [v. 1292].

 

(1)  Un condebitore che abbia adempiuto l’intero potrà chiedere agli altri condebitori, con azione di regresso, il rimborso di quanto pagato.

 

(2) Ad esempio, il fideiussore è obbligato in solido con il debitore principale, nel cui esclusivo interesse è stata contratta l’obbligazione. Ma nei rapporti interni, il debitore principale dovrà rimborsare per l’intero il fideiussore che ha pagato.

 

(3) Si veda, ad esempio, nella fattispecie dell’illecito extracontrattuale, ove le quote che i condebitori danneggianti devono al condebitore che ha pagato l’intero debito non sono uguali, ma variano in relazione alla gravità della colpa e all’entità del danno cagionato [v. 2055].

 


Giurisprudenza annotata

Coniugi

Nei confronti dei beni cointestai ai coniugi vige la presunzione di comproprietà ai sensi dell'art. 1298 c.c.. Per cui non potrà chiedere il recupero di tali beni il marito che non dimostri di esserne l'esclusivo proprietario (nella specie, una donna aveva presentato ricorso per la separazione personale con addebito al marito; quest'ultimo, nelle more del processo di separazione, aveva sottratto tutti i beni costituenti il patrimonio mobiliare comune - titoli di credito e depositi bancari - , perciò la donna aveva chiesto la condanna del marito alla restituzione dell'importo del capitale sottratto).

Cassazione civile sez. I  29 ottobre 2014 n. 23002

 

 

Obbligazioni e contratti

Colui che non abbia proposto alcuna domanda di rivalsa nei confronti dei pretesi condebitori solidali, non ha interesse a impugnare la sentenza che lo condanni all'integrale risarcimento del danno, al fine dell'accertamento del riparto interno della responsabilità tra i condebitori, perché una tale pronuncia non aggrava la sua posizione di debitore dell'intero, né pregiudica in alcun modo il suo eventuale diritto di rivalsa, non essendo stato dedotto in giudizio il rapporto interno che lo lega agli altri debitori.

Cassazione civile sez. III  09 giugno 2014 n. 12898

 

 

Contratti bancari

Nel conto corrente bancario intestato a più persone, i rapporti interni tra correntisti, anche aventi facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, sono regolati non dall'art. 1854 c.c., riguardante i rapporti con la banca, bensì dal comma 2 dell'art. 1298 c.c., in virtù del quale debito e credito solidale si dividono in quote uguali solo se non risulti diversamente; ne consegue che, ove il saldo attivo risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno solo dei correntisti, si deve escludere che l'altro possa, nel rapporto interno, avanzare diritti sul saldo medesimo. Ed il medesimo principio trova applicazione in caso di deposito bancario di titoli in amministrazione cointestato. Tale indirizzo, tuttavia, è espressivo di una disciplina, non dedicata ad un particolare fenomeno simulatorio (visto, peraltro, che la cointestazione resta integralmente operante nei rapporti tra i correntisti e la banca ai sensi del cit. art. 1854 c.c.), bensì preposta a stabilire entro quali limiti può operare nei rapporti interni tra i correntisti cointestatari la presunzione juris tantum di cui all'art. 1298, comma 2, cit.

Tribunale Bari sez. I  02 maggio 2014 n. 2152  

 

Il cointestatario di un conto corrente bancario, anche se abilitato a compiere operazioni autonomamente, nei rapporti interni non può disporre in proprio favore, senza il consenso espresso o tacito degli altri cointestatari, della somma depositata in misura eccedente la quota parte di sua spettanza.

Cassazione civile sez. II  02 dicembre 2013 n. 26991  

 

L'art. 1298 c.c. stabilisce una presunzione di solidarietà attiva dei cointestatari del conto corrente bancario, salvo prova contraria. L'inversione dell'onere della prova può essere fornita anche per presunzioni.

Cassazione civile sez. I  02 agosto 2013 n. 18540  

 

La controversia insorta tra cittadini italiani residenti in Italia, ed avente ad oggetto l'appartenenza, totale o parziale, ad uno di essi delle somme depositate su di un conto corrente bancario cointestato presso un istituto di credito austriaco, appartiene alla giurisdizione del giudice italiano alla stregua di quanto sancito dall'art. 2 del reg. Consiglio CE n. 44/2001 del 22 dicembre 2000. Rigetta, App. Venezia, 21/01/2011

Cassazione civile sez. un.  23 luglio 2013 n. 17863  

 

In caso di cointestazione del deposito bancario di titoli (nella specie, appartenenti a coniugi), ove non vi sia, o non sia provata, una clausola contrattuale che dia facoltà al singolo di operare separatamente sul conto, è chi invoca gli effetti dell'atto individuale di disposizione ad avere l'onere di dimostrare che esso è riferibile anche agli altri intestatari o che, comunque, costoro lo hanno approvato, trattandosi altrimenti di un atto di per sé privo della possibilità di produrre effetti; infatti, il disposto dell'art. 1854 c.c., riguardante il conto corrente, ma analogicamente applicabile anche ai conti di deposito titoli, considera i relativi contitolari creditori o debitori solidali dei saldi, se è prevista la facoltà per i medesimi di compiere operazioni anche separatamente, facoltà che non può essere però presunta per il sol fatto che il conto risulti intestato a più persone, anche perché il titolo per fondare una solidarietà attiva deve essere inequivocamente convenzionale e quindi, in mancanza, le singole operazioni individuali non risultano efficaci se non attuate con il consenso, che non può essere presunto, di tutti i cointestatari; inoltre, l'esigenza formale che caratterizza i contratti bancari, ai sensi dell'art. 117 d.lg. 1º settembre 1993 n. 385, preclude il rinvenimento della menzionata clausola dal mero comportamento, processuale o extraprocessuale, delle parti.

Cassazione civile sez. I  01 ottobre 2012 n. 16671  

 

Nel conto corrente bancario cointestato a più persone, con facoltà di compiere operazioni anche separatamente, i rapporti interni tra i correntisti sono regolati non dall'art. 1854 c.c., che riguarda i rapporti tra i medesimi e la banca, ma dall'art. 1298 c.c., comma 2, in base al quale il debito od il credito solidale si dividono in quote uguali solo se non risulti diversamente. Pertanto, ove il saldo attivo del conto cointestato risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno soltanto dei contitolari si deve escludere che l'altro, nel rapporto interno, possa avanzare diritti sul saldo medesimo ed a fortiori, non possono tali diritti accampare i creditori del co-intestario del conto.

Tribunale Bari sez. II  20 marzo 2012 n. 1032  

 

 

Società di capitali

Nell'ambito dell'organizzazione sociale, la centralità del ruolo spettante agli amministratori (ai quali non è soltanto demandata l'esecuzione delle delibere dell'assemblea, svolgendo essi anche una funzione propulsiva dell'attività di quest'ultima, oltre ad avere la gestione dell'attività sociale e a poter compiere, nello svolgimento della stessa, tutte le operazioni che rientrano nell'oggetto della società) fonda la riconducibilità alla loro condotta dell'esercizio di un'attività non autorizzata, non essendo ipotizzabile che una così vistosa deviazione dai limiti segnati dalla disciplina di settore possa verificarsi senza l'apporto o al di fuori del controllo dell'organo cui compete la gestione dell'attività sociale. Né ha alcun rilievo il difetto di delega, permanendo il dovere di vigilare sul generale andamento della società, posto a carico degli amministratori dal comma 2 dell'art. 2392 c.c., anche in caso di attribuzioni di funzioni al comitato esecutivo o a singoli amministratori delegati, salva la prova che gli altri consiglieri, pur essendosi diligentemente attivati, non abbiano potuto in concreto esercitare detta vigilanza a causa del comportamento ostativo degli altri componenti del consiglio. Neppure vale ad escludere la responsabilità degli amministratori sprovvisti di delega la circostanza che essi abbiano ricoperto detta carica per breve tempo, stante la natura solidale della responsabilità di cui alla norma citata, sicché l'entità del contributo causale fornito da ciascun amministratore e la graduazione delle rispettive colpe possono assumere rilievo esclusivamente ai fini della commisurazione dell'eventuale sanzione amministrativa nonché ai fini dell'azione di regresso. (Fattispecie - cui, "ratione temporis", é applicabile l'art. 2392 c.c. nel testo anteriore alle modifiche introdotte dal d.lg. 17 gennaio 2003 n. 6 - relativa ad azione di responsabilità proposta da una società nei confronti degli amministratori e dei sindaci della stessa e di rivalsa di quanto da essa dovuto all'Isvap per le sanzioni irrogate a causa dell'esercizio non autorizzato di attività assicurativa nel ramo "auto rischi diversi").

Cassazione civile sez. I  27 aprile 2011 n. 9384  

 



 
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