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Art. 1301 codice civile: Remissione

La remissione a favore di uno dei debitori in solido libera anche gli altri debitori (1), salvo che il creditore abbia riservato il suo diritto verso gli altri, nel qual caso il creditore non può esigere il credito da questi, se non detratta la parte del debitore a favore del quale ha consentito la remissione (2).

Se la remissione è fatta da uno dei creditori in solido, essa libera il debitore verso gli altri creditori solo per la parte spettante al primo.


Commento

Remissione: [v. 1236]; Debitore: [v. 1175]; Creditore: [v. 1174]; In solido: [v. 1292].

 

(1) La norma porta al singolare risultato che la remissione fatta ad un condebitore fideiussore [v. 1936] libera anche il debitore principale. Occorre però accertare l’effettiva volontà del creditore remittente.

 

(2) In altri termini, il creditore può anche rimettere il debito ad un solo condebitore, liberando gli altri solo per la quota del debitore liberato (i condebitori non sono tenuti per le parti di debito estinte).


Giurisprudenza annotata

Assicurazione

In tema di danni derivanti dalla circolazione stradale, la circostanza che la persona trasportata a bordo di uno dei mezzi coinvolti nel sinistro abbia proposto l'azione giudiziaria per l'intero risarcimento contro il conducente di uno solo dei due veicoli scontratisi non implica né la remissione tacita del debito nei confronti del corresponsabile del danno non citato in giudizio, né la rinuncia alla solidarietà.

Cassazione civile sez. III  02 luglio 2010 n. 15737

 

 

Responsabilità civile

In tema di risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione stradale, l'azione giudiziaria per il conseguimento dell'intero risarcimento, proposta dal trasportato danneggiato nei confronti del conducente di uno solo dei veicoli coinvolti in uno scontro, non implica di per sé una remissione tacita del debito nei confronti del corresponsabile del danno, né una rinuncia alla solidarietà, presupponendo la prima un comportamento inequivoco che riveli la volontà del creditore di non avvalersi del credito, e la seconda che il creditore agisca nei confronti di uno dei condebitori solidali solo per la parte del debito gravante su quest'ultimo.

Cassazione civile sez. III  02 luglio 2010 n. 15737

 

Nel caso di scontro tra veicoli, la proposizione dell'azione giudiziaria per il conseguimento dell'intero risarcimento da parte del danneggiato unitamente ad uno dei conducenti coinvolti nel sinistro, con unico difensore, contro il conducente dell'altro veicolo, non implica una remissione tacita del debito nei riguardi del corresponsabile del danno (con derivante impossibilità di esigere dal secondo conducente obbligato l'intero credito, dovendosi da questo detrarre la quota corrispondente al debito rimesso all'altro condebitore ai sensi dell'art. 1301 c.c.), poiché la volontà di rimettere il debito non può presumersi, ma deve emergere da un comportamento concludente che riveli in modo univoco l'intenzione del creditore di non avvalersi del credito. (Nella specie, la S.C., rigettando il relativo motivo di ricorso e confermando la sentenza di merito impugnata enunciando il riportato principio, ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di appello che aveva ravvisato l'insussistenza della remissione dei debito, rilevante agli effetti di cui all'art. 1301 c.c., nella intervenuta rinuncia agli atti del giudizio - o, comunque, ad una domanda - nei confronti di uno dei possibili corresponsabili del sinistro).

Cassazione civile sez. III  12 settembre 2005 n. 18090  

 

 

Fallimento

In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, qualora l'impresa insolvente sia ammessa al concordato, non trova applicazione l'art. 135 comma 2 l. fall., che, in tema di concordato fallimentare, assicura ai creditori la conservazione dell'azione per l'intero credito contro i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso, escludendo che l'adempimento del concordato estingua la fideiussione prestata in favore del creditore. L'art. 214 l. fall., non contiene alcun riferimento a detta disposizione, mentre nel sistema della l. fall. la disciplina del fallimento si applica alle altre procedure concorsuali solo quando specificamente richiamata, e delinea un istituto completamente diverso da quello definito dall'art. 124 ss. l. fall. perché diversa è la “ratio” e perché non richiede alcuna percentuale minima di pagamento dei crediti concorsuali, né la necessaria prestazione di garanzie, oltre a non presupporre il consenso dei creditori. L'art. 135 comma 2 neppure è applicabile in via analogica, trattandosi di una norma eccezionale che deroga alla regola generale secondo la quale l'estinzione dell'obbligazione principale determina l'estinzione anche di quelle accessorie. Detta estinzione non è preclusa neppure dalla disciplina dell'art. 1306 c.c., che ribadisce nel comma 2 il principio di accessorietà, contemperandolo con il riconoscimento dei limiti soggettivi del giudicato, in modo da consentire che la sentenza pronunziata tra il creditore e il debitore principale, qualora non sia fondata su ragioni proprie di quest'ultimo, possa giovare al condebitore rimasto estraneo al giudizio, che può opporre al creditore l'estinzione del credito principale accertata.

Cassazione civile sez. I  27 ottobre 2006 n. 23275  

 

In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, qualora l'impresa insolvente sia ammessa al concordato, non trova applicazione l'art. 135 comma 2 l. fall., che, in tema di concordato fallimentare, assicura ai creditori la conservazione dell'azione per l'intero credito contro i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso, escludendo che l'adempimento del concordato estingua la fideiussione prestata in favore del creditore. (Conferma App. Torino 30 maggio 2002).

Cassazione civile sez. I  27 ottobre 2006 n. 23275  

 

In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi, qualora l'impresa insolvente sia ammessa al concordato, non trova applicazione l'art. 135, comma 2, della l. fall., che, in tema di concordato fallimentare, assicura ai creditori la conservazione dell'azione per l'intero credito contro i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso. L'art. 214 l. fall., al quale rinvia l'art. 78 d.lg. 8 luglio 1999 n. 270, oltre a non contenere alcun riferimento a detta disposizione, delinea infatti una disciplina integrale del concordato, tale da escludere, nonostante l'identità della terminologia usata e della funzione sostanziale attribuita all'istituto, un implicito rinvio alle norme che regolano il concordato fallimentare. Nè l'art. 135, comma 2, è applicabile in via analogica, trattandosi di una norma eccezionale che, al fine di favorire l'accettazione della proposta concordataria da parte dei creditori, introduce una deroga ai principi generali stabiliti dagli art. 1301 e 1239 c.c. in tema di remissione del debito nelle obbligazioni solidali; detta eccezione non trova giustificazione alla luce dell'interesse pubblico sotteso all'amministrazione straordinaria, che prevale sull'interesse del ceto creditorio, e che comporta l'applicazione di una disciplina peculiare, in cui l'eliminazione dell'impresa dal mercato o il suo recupero sono gestiti direttamente in sede amministrativa, in considerazione della particolare rilevanza della sua attività sotto il profilo collettivo. In tale contesto, la preclusione delle azioni nei confronti dei fideiussori non costituisce l'effetto di un accordo remissivo o di un pactum de non petendo, la cui configurabilità è esclusa dall'efficacia non vincolante delle opposizioni sollevate dai creditori in ordine alla proposta di concordato, ma si produce "ex lege" in virtù dei principi citati, secondo cui l'estinzione del debito principale comporta anche l'estinzione della garanzia.

Cassazione civile sez. I  27 dicembre 2005 n. 28774  

 



 
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