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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1302 codice civile: Compensazione

Ciascuno dei debitori in solido può opporre in compensazione il credito di un condebitore solo fino alla concorrenza della parte di quest’ultimo (1).

A uno dei creditori in solido il debitore può opporre in compensazione ciò che gli è dovuto da un altro dei creditori, ma solo per la parte di questo.


Commento

Compensazione: [v. 1241]; Debitore: [v. 1175]; In solido: [v. 1292]; Creditore in solido: [v. 1174].

 

Opporre in compensazione: far valere la compensazione.

 

(1) Ad esempio, Tizio e Caio sono condebitori per 100 nei confronti del creditore Sempronio, il quale è a sua volta debitore di 100 nei confronti di Caio. Se Sempronio chiede il pagamento a Tizio, questi potrà opporre in compensazione il credito di Caio verso Sempronio, ma solo per 50, dovendo pagare gli altri 50. Se invece Sempronio chiede il pagamento a Caio, questi potrà opporre in compensazione l’intero proprio credito, e cioè 100.


Giurisprudenza annotata

Avvocato

Nel procedimento instaurato, in tema di liquidazione dei compensi spettante ad un avvocato, ai sensi degli art. 29 e 30 della l. n. 794 del 1942, il rito camerale e la conseguente decisione del tribunale, resa con ordinanza non impugnabile (e, perciò, ricorribile in Cassazione ex art. 111 cost.), costituiscono istituti processuali di "ius singulare" (attesi la non appellabilità del provvedimento terminale del giudizio e l'eccezionale deroga al principio del doppio grado di giurisdizione), applicabili, per l'effetto, sol che l'oggetto della controversia rimanga rigorosamente limitato alla determinazione (alla stregua delle tariffe) della misura del compenso spettante al legale, con la conseguenza che l'introduzione, da parte del cliente, di altro e parzialmente diverso thema decidendum, quale quello conseguente ad una eccezione di compensazione, impedisce la prosecuzione del procedimento con il detto rito semplificato, mentre la eventuale pronuncia (ciononostante) resa dal tribunale riveste, a tutti gli effetti, carattere di sentenza, impugnabile con i mezzi di gravame ordinari, e non più con il ricorso straordinario di cui all'art. 111 cost.

Cassazione civile sez. II  03 settembre 1997 n. 8446  

 

 

Società di persone

Quando il debito personale del socio deriva da accollo di un debito sociale è possibile far valere in compensazione il credito vantato dalla società. Nel caso di accollo cumulativo, infatti, l'accollante, nella sua qualità di condebitore in solido dell'accollato, è legittimato ad opporre in compensazione all'accollatario - in forza del combinato disposto degli art. 1273 e 1302 c.c. - i crediti dell'accollato medesimo.

Cassazione civile sez. II  02 dicembre 1993 n. 11956  

 

 

Obbligazioni e contratti

In forza del coordinato disposto degli art. 1302 e 1273 c.c., l'accollante, nella sua qualità di condebitore in solido dell'accollato, è legittimato ad apporre in compensazione all'accollatario i crediti dell'accollato medesimo.

Cassazione civile sez. I  02 dicembre 1993 n. 11956

 

 

Lavoro subordinato

L'interpretazione dei contratti collettivi di lavoro post-corporativi da parte del giudice del merito è incensurabile in Cassazione ove conforme alle regole di ermeneutica contrattuale e priva di errori logico-giuridici. (Nella specie la Suprema Corte con riferimento alla contrattazione collettiva per i dipendenti da aziende di gestione delle autostrade ha confermato la pronuncia del giudice del merito che aveva escluso che i lavoratori addetti al servizio di esazione del pedaggio autostradale avessero diritto ad una maggiorazione di retribuzione per il lavoro domenicale prestato, con riposo compensativo in altra giornata, ritenendolo compensato dall'attribuzione - che la stessa normativa prevede in favore di tali lavoratori - di un maggior numero di riposi rispetto al personale non turnista e di una pausa retribuita giornaliera di venti minuti).

Cassazione civile sez. lav.  29 luglio 1986 n. 4867

 

 

Compensazione

La compensazione legale, pur avendo a necessario presupposto la reciprocità delle obbligazioni, per cui i due soggetti debbono essere debitori l'uno dell'altro, opera anche quando i debiti contrapposti non siano esclusivamente propri dei due soggetti, nel senso che in uno dei due rapporti obbligatori siano intervenuti altri soggetti (in posizione attiva o passiva) - che non partecipano al secondo rapporto - comportando l'estinzione dei rispettivi debiti fra quei soggetti dei due rapporti rispetto ai quali concorrano gli estremi legali richiesti.

Cassazione civile sez. III  13 marzo 1982 n. 1655  

 



 
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