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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1306 codice civile: Sentenza

La sentenza pronunziata tra il creditore e uno dei debitori in solido, o tra il debitore e uno dei creditori in solido, non ha effetto contro gli altri debitori o contro gli altri creditori (1).

Gli altri debitori possono opporla al creditore, salvo che sia fondata sopra ragioni personali al condebitore; gli altri creditori possono farla valere contro il debitore, salve le eccezioni personali che questi può opporre a ciascuno di essi.


Commento

Creditore: [v. 1174]; Debitore: [v. 1175]; In solido: [v. 1292].

 

Sentenza: provvedimento col quale il giudice assolve alla sua funzione giurisdizionale decisoria.

 

Opporre: contestare una situazione, di diritto o di fatto (un contratto, un’eccezione etc.) nei confronti di qualcuno (un terzo, il creditore etc.).

 

Eccezione: deduzione volta a paralizzare o a ritardare le pretese di chi, in forza di un determinato titolo, vanti il diritto ad una data prestazione.

 

(1) Ad esempio, il creditore Tizio cita in giudizio Caio, uno dei suoi debitori solidali, che viene condannato al pagamento del debito. A tale sentenza è però estraneo Sempronio, l’altro condebitore, per la cui condanna sarà necessaria un’altra causa.

 

(2) Nell’esempio della nota precedente, si supponga che la sentenza abbia accertato l’invalidità del patto sugli interessi extralegali [v. 1284, comma 3], riducendo, quindi, la pretesa del creditore. Sempronio, estraneo alla sentenza, potrà nondimeno giovarsi di tale aspetto di essa e opporre al creditore questo accertamento senza che occorra un nuovo giudizio.

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

La regola di cui all'art. 1306, secondo comma, cod. civ., secondo cui i condebitori in solido hanno facoltà di opporre al creditore la sentenza pronunciata tra questi ed uno degli altri condebitori, trova applicazione soltanto nel caso in cui la sentenza suddetta sia stata resa in un giudizio cui non abbiano partecipato i condebitori che intendano opporla. Se, invece, costoro hanno partecipato al medesimo giudizio, operano le preclusioni proprie del giudicato, con la conseguenza che la mancata impugnazione da parte di uno o di alcuni dei debitori solidali, soccombenti in un rapporto obbligatorio scindibile, qual è quello derivante dalla solidarietà, determina il passaggio in giudicato della sentenza nei loro confronti, ancorché altri condebitori solidali l'abbiano impugnata e ne abbiano ottenuto l'annullamento o la riforma. Dichiara estinto il processo e cassa, App. L'Aquila, 23/04/2012

Cassazione civile sez. III  30 settembre 2014 n. 20559

 

In tema di solidarietà tributaria, la facoltà per il coobbligato d'imposta di avvalersi del giudicato favorevole emesso in un giudizio promosso da un altro coobbligato, secondo la regola generale stabilita dall'art. 1306 c.c., opera, come riflesso dell'unicità dell'accertamento e della citata estensibilità del giudicato, sempre che non si sia già formato un giudicato contrario sul medesimo punto. Pertanto, il coobbligato non può invocare a proprio vantaggio la diversa successiva pronuncia emessa nei riguardi di altro debitore in solido, nel caso in cui egli non sia rimasto inerte, ma abbia a propria volta promosso un giudizio già conclusosi (in modo a lui sfavorevole) con una decisione avente autonoma efficacia nei suoi confronti.

Cassazione civile sez. III  26 giugno 2013 n. 16117  

 

L'art. 1306 c.c. si applica nei soli rapporti tra creditore e coobbligato solidale, e non ai rapporti di regresso tra i vari condebitori. Ne consegue che il condebitore il quale, pagato il debito, agisca in regresso nei confronti dell'altro coobbligato, non può invocare nei confronti di questi il giudicato che lo abbia condannato al pagamento; né il coobbligato convenuto può a lui opporre altro e contrastante giudicato, col quale invece sia stata rigettata la pretesa creditoria nei suoi confronti. Rigetta, Trib. Siena, 09/01/2007

Cassazione civile sez. III  26 giugno 2013 n. 16117

 

 

Imposte

In tema di solidarietà tributaria, la facoltà per il coobbligato, destinatario di un atto impositivo (nella specie sostituito d'imposta), di avvalersi del giudicato favorevole formatosi in un giudizio promosso da altro coobbligato (nella specie sostituto d'imposta), secondo la regola generale stabilita dall'art. 1306 cod. civ., non è preclusa per il solo fatto di non essere rimasto inerte e di avere autonomamente impugnato l'avviso di accertamento, essendo di ostacolo al suo esercizio solo la definitiva conclusione del giudizio da lui instaurato con sentenza sfavorevole passata in giudicato. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Lombardia, 28/12/2007

Cassazione civile sez. trib.  17 settembre 2014 n. 19580  

 

Il rapporto che si costituisce tra il sostituto d'imposta e il sostituito è quello dell'obbligazione solidale passiva con il fisco, con conseguente applicabilità della relativa disciplina, ivi compreso l'art. 1306 cod. civ., riguardante l'estensione del giudicato, che non è preclusa né dalla diversità della fonte normativa delle obbligazioni facente capo al sostituto o al sostituito, né dal carattere meramente strumentale di quella del sostituto rispetto all'altra, operando nella specie la presunzione, stabilita dall'art. 1294 cod. civ., secondo la quale i condebitori sono ritenuti obbligati in solido, in ragione dell'unicità della prestazione, se dalla legge o dal titolo non risulta diversamente. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale aveva negato che la definizione agevolata operata dal sostituto d'imposta, con riferimento al mancato versamento della ritenuta d'acconto per compensi da lavoro dipendente, spiegasse i propri effetti anche nei confronti del dipendente sostituito). Cassa e decide nel merito, Comm. Trib. Reg. Friuli Venezia Giulia, 11/12/2008

Cassazione civile sez. trib.  10 settembre 2014 n. 19034

 

In tema di solidarietà tributaria, il condebitore solidale può opporre all'ufficio creditore il giudicato di annullamento dell'atto irrogativo di sanzione pecuniaria formatosi nel diverso giudizio tra detto ufficio e l'altro condebitore, trovando applicazione l'art. 1306, secondo comma, cod. civ. anche in ipotesi di pluralità di obbligazioni unificate dal medesimo scopo in quanto assunte nell'interesse esclusivo di uno dei condebitori. Dichiara inammissibile, Milano, 31/05/2010

Cassazione civile sez. trib.  20 novembre 2013 n. 26008  

 

 

Borsa

In tema di sanzioni amministrative per violazione delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, qualora l'opposizione sia stata proposta dal solo esponente aziendale ritenuto autore materiale dell'illecito, il provvedimento sanzionatorio diviene inoppugnabile nei confronti dell'istituto di credito solidalmente responsabile. Ne consegue che, ove il giudice di appello abbia ritenuto sussistente un rapporto di dipendenza tra la posizione della banca, destinataria dell'ingiunzione di pagamento, e quella dell'autore della violazione, destinatario dell'azione di regresso, può ordinare, con valutazione discrezionale non soggetta a sindacato in sede di gravame, la chiamata in causa del terzo (nella specie, l'istituto bancario), ai sensi dell'art. 107 cod. proc. civ., senza che ciò determini l'effetto di riattribuire alla parte il potere di opposizione non tempestivamente esercitato. Rigetta, App. Milano, 17/12/2007

Cassazione civile sez. II  04 settembre 2014 n. 18682  

 

 

Intervento in causa

In caso di litisconsorzio facoltativo e, quindi, di cause scindibili, la nullità, la tardività o l'assoluta mancanza dell'atto di riassunzione del processo nei confronti di alcuni coobbligati non si estende ai rapporti processuali relativi agli altri, nei cui riguardi la riassunzione sia stata validamente e tempestivamente eseguita, estinguendosi il giudizio, in applicazione del principio previsto dall'art. 1306 cod. civ., esclusivamente con riferimento ai primi, nei cui confronti la conseguente declaratoria di estinzione ha natura di sentenza definitiva. Rigetta, App. Genova, 22/03/2008

Cassazione civile sez. II  08 luglio 2014 n. 15539  

 

 

Compromesso ed arbitrato

In tema di arbitrato, anche prima dell'introduzione dell'art. 824 bis c.p.c. da parte d.lg. 2 febbraio 2006 n. 40, gli effetti tra le parti del lodo arbitrale rituale erano equiparabili a quelli della sentenza, avendo l'attività degli arbitri natura giurisdizionale e sostitutiva della funzione del g.o.. Ne consegue che degli effetti favorevoli al condebitore del lodo reso tra il creditore ed uno dei condebitori solidali prima dell'entrata in vigore d.lg. n. 40 del 2006 può giovarsi altro condebitore solidale che non sia stato parte del giudizio arbitrale, applicandosi pure al lodo non impugnabile l'effetto espansivo della sentenza previsto dall'art. 1306 comma 2 c.c. Rigetta, App. Brescia, 16/04/2007

Cassazione civile sez. III  26 maggio 2014 n. 11634  

 

 

Tributi

In tema di INVIM, la omessa impugnazione da parte del venditore dell'avviso di liquidazione, comportando la definitiva determinazione dell'imposta, esclude che la stessa possa essere rideterminata in base al valore dell'immobile, definito per condono dall'acquirente (nella specie, in base all'art. 9-bis del d.l. 28 marzo 1997, n. 79, convertito nella legge 28 maggio 1997, n. 140), ai fini della imposta di registro. Infatti, diversamente dall'ipotesi di accertamento giudiziale del valore del cespite, sede nella quale può essere invocato l'effetto estensivo del giudicato, di cui all'art. 1306 cod. civ. e con riferimento al principio della solidarietà tributaria, il valore fissato per effetto del condono - in forza del quale, al fine di eliminare le liti e far conseguire al fisco entrate in tempi brevi, opera una riduzione degli imponibili accertati - è solo fittizio, e non reale, sicché di esso non può giovarsi l'altro contribuente. Cassa con rinvio, Comm. Trib. Reg. Bologna, 09/11/2005

Cassazione civile sez. trib.  09 ottobre 2013 n. 22926  

 

 

Procedimento tributario

Anche se in materia tributaria trova applicazione il principio del giudicato riflesso di cui all'art. 1306 c.c., la facoltà, per il coobbligato di imposta di avvalersi del giudicato favorevole emesso in un giudizio promosso da altro coobbligato opera unicamente se non si sia già formato un giudicato contrario sul medesimo punto. Il coobbligato, pertanto, non può invocare a proprio vantaggio la diversa pronuncia - non rilevando che sia precedente o successiva - emessa nei riguardi di altro debitore in solido, nel caso in cui egli non sia rimasto inerte ma abbia a propria volta promosso un giudizio già conclusosi (in modo a lui sfavorevole) con una decisione avente autonoma efficacia nei suoi confronti.

Cassazione civile sez. trib.  13 marzo 2013 n. 6260  

 



 
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