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Art. 1321 codice civile: Nozione

Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale (1).


Commento

Accordo (contrattuale): reciproco consenso delle parti in ordine all’operazione economica.

 

Parte: per (—) non s’intende la persona, bensì il centro di interessi o il destinatario degli effetti contrattuali; la (—) può essere costituita da una o più persone (parte plurisoggettiva).

 

Rapporto giuridico: relazione tra due o più soggetti regolata dal diritto. Costituire un (—) significa incidere sulla situazione e sugli interessi delle parti, introducendo per esse un nuovo rapporto; regolare significa introdurre una qualsiasi modificazione di un rapporto già esistente; estinguere significa porre fine ad un rapporto preesistente.

 

(1) Il contratto è l’accordo di due o più parti che perseguono il fine di realizzare un’operazione economica giuridicamente rilevante.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

La qualificazione del contratto come preliminare o definitivo (nella specie, relativo alla cessione di un pacchetto azionario) si risolve in un accertamento di fatto, rimesso al giudice di merito, il quale, nell'interpretazione del contratto, ove il dato letterale sia equivoco, può ricorrere al criterio di cui all'art. 1362, secondo comma, cod. civ. (comune intenzione delle parti), assegnando rilievo anche all'avvenuta esecuzione delle prestazioni (nella specie, immediata, sì da rendere evidente che le parti avessero inteso concludere un contratto definitivo e non preliminare). Rigetta, App. Milano, 20/10/2010

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23142  

 

L'acquisto di un notebook non obbliga ad accettare il sistema operativo preinstallato e qualora l'acquirente, all'avvio dell'hardware, manifesti il suo rifiuto alla licenza d'uso del predetto sistema e del suo software applicativo, il mancato consenso si ripercuote unicamente sul contratto di licenza d'uso e non sul negozio di compravendita del computer, dovendosi ritenere che, tra la vendita del prodotto hardware e la licenza d'uso del sistema operativo, non sussista un collegamento negoziale ove manchino elementi idonei a dimostrare la volontà delle parti di concludere entrambi i negozi allo scopo di realizzare un ulteriore interesse pratico, causa concreta dell'intera operazione negoziale, unitario ed autonomo rispetto a quello proprio di ciascuno di essi. Ne consegue che l'acquirente del notebook, qualora non aderisca alle condizioni predisposte unilateralmente per l'accesso al sistema operativo e al software applicativo, rifiuta il perfezionamento del contratto di licenza d'uso ad essi relativo, senza che ciò incida sulla già perfezionata compravendita del computer. Rigetta, Trib. Firenze, 30/07/2010

Cassazione civile sez. III  11 settembre 2014 n. 19161  

 

La ricognizione di debito, anche se titolata, non costituisce un'autonoma fonte di obbligazione ma ha il solo effetto di sollevare il promissario dall'onere di provare l'esistenza del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria e deve essere - oltre che esistente - valido.

Cassazione civile sez. II  17 giugno 2014 n. 13776  

 

Il collegamento negoziale è fenomeno incidente direttamente sulla causa della operazione contrattuale che viene posta in essere, risolvendosi in una interdipendenza funzionale dei diversi atti negoziali rivolta a realizzare una finalità pratica unitaria. Al fine di acquisire autonoma rilevanza giuridica, specie nel caso in cui le parti contrattuali siano diverse e laddove la connessione rifletta l'interesse soltanto di uno dei contraenti, è necessario - tuttavia - che il nesso teleologico tra i negozi o si traduca nell'inserimento di appropriate clausole di salvaguardia della parte che vi ha interesse, ovvero venga quantomeno esplicitato e accettato dagli altri contraenti, in guisa da poter pretendere da essi una condotta orientata al conseguimento della utilità pratica cui mira l'intera operazione. In altri termini la fattispecie del collegamento negoziale se, da un lato, è configurabile anche quando i singoli atti siano stipulati tra soggetti diversi, richiede - dall'altro - pur sempre che i negozi siano concepiti e accettati come funzionalmente connessi e tra loro interdipendenti.

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2014 n. 6879  

 

L'avere svolto delle prestazioni professionali nell'interesse (recte: in favore) di una determinata persona non è di per sé sufficiente a dare fondamento alla domanda del pagamento del corrispettivo nei confronti di questa, posto che la fonte dell'obbligazione va individuata nell'accordo delle parti (artt. 1321, 1325 e 1326 c.c.) anche quanto alla identificazione dei rispettivi contraenti.

Cassazione civile sez. II  27 febbraio 2014 n. 4750  

 

Dal vincolo negoziale sorto a seguito dell'accoglimento della domanda di iscrizione all'istituto scolastico e dalla conseguente ammissione dell'allievo alla scuola sorge, a carico del medesimo istituto, l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso. Nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche l'insegnante assume quindi uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona.

Tribunale Milano sez. X  12 febbraio 2014 n. 2084  

 

 

Pubblica amministrazione

La volontà di obbligarsi della Pa non può dedursi per implicito da singoli atti, dovendo essere manifestata nelle forme, necessariamente rigide, richieste dalla legge, tra cui la forma scritta ad substantiam, anche in caso di rinnovo o di proroga del contratto). Deriva da quanto precede, pertanto, che, qualora non sopravvenga la formale stipulazione, il privato non può far valere alcuna responsabilità per colpe della controparte, derivando l'invalidità del negozio da disposizioni generali, da presumersi note agli interessati, che escludono l'affidamento incolpevole della parte adempiente, fatta salva, ovviamente, l'azione di arricchimento in caso di provata utilitas della prestazione in favore della p.a.

Cassazione civile sez. I  05 marzo 2014 n. 5106  

 

Gli accordi tra enti pubblici stipulati ai sensi dell'art. 15, l. n. 241 del 1990, anche denominati contratti "a oggetto pubblico", differiscono dal contratto privatistico di cui all'art. 1321 c.c. del quale condividono solo l'elemento strutturale dell'accordo, senza che a esso si accompagni l'ulteriore elemento del carattere patrimoniale del rapporto regolato. Le amministrazioni pubbliche stipulanti partecipano all'accordo in posizione di equiordinazione, ma non già al fine di comporre un conflitto di interessi di carattere patrimoniale, bensì di coordinare i rispettivi ambiti di intervento su oggetti di interesse comune. Essi, pertanto, accomunati sotto il profilo funzionale al provvedimento amministrativo (contrassegnato, in questo caso, dall'essere di interesse comune di più amministrazioni), ne subiscono l'identica sorte.

T.A.R. Napoli (Campania) sez. III  14 febbraio 2014 n. 1039 



 
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