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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 1324 codice civile: Norme applicabili agli atti unilaterali

Salvo diverse disposizioni di legge, le norme che regolano i contratti si osservano, in quanto compatibili, per gli atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale.


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].

 

Atto unilaterale: negozio giuridico [v. Libro IV, Titolo II] che si perfeziona con la manifestazione di volontà di una sola parte (es.: procura). L’atto (o negozio) unilaterale può essere unipersonale, quando la parte è costituita da un solo soggetto (es.: testamento) oppure pluripersonale, quando l’unica parte negoziale è composta da più persone fisiche.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

 

Documento e prova documentale

La dichiarazione di quietanza indirizzata al solvens ha efficacia di piena prova del fatto del ricevuto pagamento dalla stessa attestato, con la conseguenza che, se la quietanza viene prodotta in giudizio, il creditore quietanzante non può essere ammesso a provare per testi il contrario, e cioè che il pagamento non è in effetti avvenuto, a meno che dimostri, in applicazione analogica della disciplina dettata per la confessione dall'art. 2732 c.c., che la quietanza è stata rilasciata nella convinzione, fondata su errore di fatto, che la dichiarazione rispondesse al vero ovvero a seguito di violenza. Tale efficacia di piena prova della quietanza "tipica" non ricorre nel caso in cui l'asseverazione di ricevuto pagamento sia contenuta nella dichiarazione unilaterale di cui all'art. 13 r.d. 29 luglio 1927 n. 1814, firmata dal venditore e debitamente autenticata, la quale, in caso di vendita di autoveicolo avvenuta verbalmente, supplisce all'atto scritto ai fini dell'annotazione nel pubblico registro automobilistico, e ciò trattandosi di quietanza indirizzata a un terzo, ossia al conservatore di quel registro, per escludere che, in sede di formalità rivolte a dare pubblicità al trasferimento, si debba procedere all'iscrizione del privilegio legale; con la conseguenza che essa è, al pari della confessione stragiudiziale fatta a un terzo, liberamente apprezzata dal giudice e non soggiace al solo mezzo della "revoca" di cui al citato art. 2732 c.c.

Cassazione civile sez. un.  22 settembre 2014 n. 19888

 

 

Pubblica amministrazione

Nei casi di avvalimento infra-gruppo, l'art. 49, comma 2, lett. g), d.lg. 12 aprile 2006 n. 163 (“Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE"), consente, bensì, all'impresa concorrente di presentare "in luogo del contratto di cui alla lett. f) (...) una dichiarazione sostitutiva attestante il legame giuridico ed economico esistente nel gruppo, dal quale discendono i medesimi obblighi previsti dal comma 5 (ossia, gli obblighi previsti dalla normativa antimafia; n.d.e.)", ma non la esonera affatto dagli altri obblighi dichiarativi previsti nello stesso comma 2, in particolare dall'allegazione della "dichiarazione sottoscritta dall'impresa ausiliaria con cui quest'ultima si obbliga verso il concorrente e verso la stazione appaltante a mettere a disposizione per tutta la durata dell'appalto le risorse necessarie di cui è carente il concorrente", di cui alla precedente lettera d). In altri termini, l'art. 49, comma 2, lett. g) cit., nel caso di avvalimento nei confronti di un'impresa che appartenga al medesimo gruppo, pur esonerando dalla presentazione del contratto di cui alla lettera f), in virtù del quale l'impresa ausiliaria si obbliga nei confronti del concorrente a fornire i requisiti e a mettere a disposizione le risorse necessarie per tutta la durata dell'appalto, non esclude tuttavia la necessità di presentare la dichiarazione sottoscritta dall'impresa ausiliaria prevista dalla lett. d), con cui quest'ultima si obbliga, verso il concorrente e verso la stazione committente, di mettere a disposizione per tutta la durata dell'appalto le risorse necessarie di cui è carente il concorrente. Quanto al contenuto delle dichiarazioni unilaterali in questione, devono ritenersi applicabili gli stessi criteri dettati dall'art. 88 d.P.R. 5 ottobre 2010 n. 207 (Regolamento di esecuzione ed attuazione del d.lg. 12 aprile 2006 n. 163, recante "Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE"), per il contratto di avvalimento, secondo cui devono essere specificati, in modo compiuto, esplicito ed esauriente, oltre alla durata, le risorse e i mezzi prestati in modo determinato e specifico dall'impresa ausiliaria in favore dell'impresa ausiliata, in applicazione del generale principio civilistico della determinatezza o determinabilità dell'oggetto del contratto (art. 1346 c.c.), applicabile anche agli atti unilaterali (art. 1324 c.c.). (RiformaTrga, Bolzano, n. 103/2014).

Consiglio di Stato sez. VI  02 luglio 2014 n. 3336  

 

L'errore di calcolo nell'ordinamento civile ha specifica disciplina che è applicabile analogicamente, in quanto espressivo di un principio generale, all'offerta presentata nel procedimento d'evidenza pubblica; con un norma materiale, e non di fattispecie, l'art. 1430 c.c., anziché comminare l'annullabilità del contratto affetto da errore di calcolo, prescrive la rettifica, eccettuando il caso dell'errore (di calcolo) sulla quantità che sia stato determinante del consenso. Quindi, la disciplina richiamata trasposta (ex art. 1324 c.c.) nell'ambito in esame, ossia alla dichiarazione negoziale contenuta nell'offerta offre, iure positivo, ulteriore e decisivo indice della legittimità della correzione (recte rettifica), effettuata dalla stazione appaltante, della percentuale complessiva di ribasso, sempre che l'esatta quantificazione (in numerario) del prezzo offerto non sia in discussione.

T.A.R. Genova (Liguria) sez. II  22 gennaio 2014 n. 101  

 

 

Lavoro subordinato

L'impugnativa del licenziamento, ove sia proposta dal legale del lavoratore e in applicazione delle norme generali sulla rappresentanza, in particolare della necessità che la procura abbia forma scritta, richiede che colui che si dichiara e agisce come rappresentante sia munito di specifica preventiva procura scritta o successiva ratifica scritta, e che questi atti (procura o ratifica) siano portati a conoscenza del datore di lavoro entro il termine di decadenza di sessanta giorni dalla comunicazione del licenziamento.

Cassazione civile sez. lav.  23 aprile 2014 n. 9182  

 

Nell'interpretazione della lettera di dimissioni, che è un atto unilaterale, è necessario accertare esclusivamente l'intento proprio del soggetto che ha posto in essere il negozio, ferma l'applicabilità, per il rinvio operato dall'art. 1324 cod. civ., degli ulteriori criteri ermeneutici generali del senso letterale delle parole, dell'interpretazione complessiva delle clausole le une per mezzo delle altre, nonché del prevalente rilievo da attribuire al contenuto sostanziale dell'atto rispetto al "nomen juris" utilizzato. A tal riguardo, il giudice, assumendo rilievo beni giuridici primari oggetto di particolare tutela da parte dell'ordinamento, è tenuto a svolgere un'indagine rigorosa al fine di accertare che, da parte del lavoratore, sia stata effettivamente manifestata in modo univoco l'incondizionata volontà di porre fine al rapporto di lavoro, dovendosi considerare che l'esistenza di una dichiarazione del lavoratore di essere pronto a continuare a svolgere la propria attività, per un periodo più o meno lungo, esclude che egli intenda realmente manifestare l'intento di dimettersi. Cassa con rinvio, App. Roma, 03/04/2009

Cassazione civile sez. lav.  09 aprile 2014 n. 8361  

 

Posto che l'impugnativa del licenziamento è atto giuridico unilaterale tra vivi a carattere patrimoniale, al quale si applicano le norme sui contratti in quanto compatibili, è ammissibile l'impugnativa proposta dal difensore sfornito di procura, purché la successiva ratifica sia portata a conoscenza del datore di lavoro entro il termine di decadenza applicabile all'impugnativa. Conferma App. Roma 7 luglio 2011

Cassazione civile sez. lav.  08 aprile 2014 n. 8197  

 

 

Corte dei conti

La deliberazione di incarico esterno di un addetto stampa di un Istituto autonomo case popolari in relazione al criterio di coerenza stabilito dall’art. 7, co. 6 lett. a), d.lgs. n. 165/2001 rispetto alle funzioni dell’ente, deve ritenersi illegittima per eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento dalla funzione/causa tipica, poiché il provvedimento di incarico non è coerente con i fini istituzionali dell’ente attribuitigli dalle citate norme di legge, in violazione dell’art.1, l. n. 241/1990 nonché della l.r. n. 10/1991, per quanto concerne i fini dell’attività amministrativa. Ed in questo caso è irrilevante che l’atto possa essere definito paritetico/privatistico piuttosto che autoritativo, in quanto come da tempo affermato dal giudice di legittimità, anche nell’ambito dei rapporti di lavoro pubblico privatizzati possono sussistere interessi legittimi di diritto privato, come anche in materia di deliberazioni privatistiche, ove si configuri una illiceità della causa.

Corte Conti reg. (Sicilia) sez. giurisd.  25 giugno 2013 n. 2489  



 
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