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Art. 1326 codice civile: Conclusione del contratto

Il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte (1) (2).

L’accettazione deve giungere al proponente nel termine da lui stabilito o in quello ordinariamente necessario secondo la natura dell’affare o secondo gli usi (3).

Il proponente può ritenere efficace l’accettazione tardiva, purchè ne dia immediatamente avviso all’altra parte.

Qualora il proponente richieda per l’accettazione una forma determinata, l’accettazione non ha effetto se è data in forma diversa (4).

Un’accettazione non conforme alla proposta equivale a nuova proposta (5).


Commento

Contratto: [v. Libro IV, Titolo II].

 

Proposta: dichiarazione mediante la quale una parte manifesta all’altra l’intenzione di vincolarsi ad un contratto, indicandone tutti gli elementi essenziali.

 

Accettazione: dichiarazione mediante la quale la parte (oblato) cui è diretta la proposta manifesta l’intenzione di accoglierla in tutti i suoi elementi.

 

(1) Proposta e accettazione sono le dichiarazioni che permettono alle parti di raggiungere l’accordo sul contratto. Di regola, i contratti si perfezionano (sono conclusi e vincolano le parti) nel momento in cui si forma l’accordo tra le parti (principio consensualistico). Quando la contrattazione avviene tra persone presenti nel medesimo luogo, il contratto è concluso nel momento e nel luogo in cui la proposta è accettata; quando, invece, le parti contrattuali non si trovano nel medesimo luogo (es.: contratti che si formano mediante lettera, telegramma, messaggero o nuncio) l’accordo è raggiunto nel momento in cui la parte che ha fatto la proposta giunge a conoscenza dell’accettazione. Costituiscono un’eccezione alla regola del principio consensualistico i contratti reali, per i quali è richiesto, oltre al consenso, la consegna della cosa, oggetto del contratto, alla controparte (es.: il comodato [v. 1803]).

 

(2) Sui contratti negoziati fuori dei locali commerciali e sui contratti a distanza, cfr. artt. 45-67, d.lgs. 6-9-2005, n. 206 (Codice del consumo). Particolari disposizioni vigono per la conclusione dei contratti stipulati attraverso internet e per posta elettronica. Di solito si ricorre al sistema dell’offerta al pubblico, attraverso una proposta su internet alla quale il cliente aderisce, premendo un tasto di conferma. Il d.lgs. 9-4-2003, n. 70, con riferimento al commercio elettronico, nell’intento di assicurare una maggiore tutela del cliente, dispone che, oltre agli obblighi informativi previsti per specifici beni e servizi, chi pubblicizza un’offerta deve fornire in modo chiaro, comprensibile ed inequivocabile, prima dell’inoltro dell’ordine da parte del destinatario del servizio, precise informazioni riguardanti, tra l’altro: le tecniche da seguire per la conclusione del contratto; il modo in cui il contratto concluso sarà archiviato e le relative modalità di accesso; i mezzi tecnici messi a disposizione del destinatario per individuare e correggere gli errori di inserimento dei dati prima di inoltrare l’ordine al prestatore. Inoltre, le clausole e le condizioni generali del contratto proposte al destinatario devono essere messe a sua disposizione in modo che gli sia consentita la memorizzazione e la riproduzione.

 

(3) È previsto un termine di efficacia della proposta: questo viene stabilito dal proponente, oppure è quello richiesto dalla natura dell’affare o dagli usi. L’accettazione deve pervenire entro tale termine, altrimenti non ha effetti giuridici.

 

(4) L’accettazione deve avere la forma richiesta dal proponente e non ha effetto se è data in forma diversa.

 

(5) L’accettazione dev’essere totalmente corrispondente alla proposta. Le modifiche apportate, alla proposta, anche se secondarie, non valgono come accettazione bensì come controproposta, ossia come nuova proposta.

 

È discusso se il silenzio di una parte di fronte ad una proposta contrattuale abbia valore positivo di accettazione o negativo di diniego.

Di norma, il silenzio non ha alcun valore negoziale. Si ritiene, però, che il silenzio valga come accettazione della proposta, quando sia accompagnato da particolari circostanze, oggettive e soggettive, che inducano ad escludere una volontà diversa da quella dell’adesione alla proposta (silenzio circostanziato).

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

L'art. 1326, primo comma, c.c. deroga in parte all'art. 1335 c.c., nel senso che, fermo restando che l'accettazione, ove diretta al proponente si reputa conosciuta nel momento cui giunge all'indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato, senza sua colpa, nell'impossibilità di averne notizia, il contratto si deve ritenere ugualmente concluso quando, pur non essendo stata l'accettazione indirizzata al proponente, questi ne abbia comunque avuto conoscenza (fattispecie relativa alla compravendita di un immobile in cui il venditore aveva accettato la proposta dell'acquirente comunicando la sua adesione all'agenzia immobiliare).

Cassazione civile sez. II  09 dicembre 2014 n. 25923  

 

Ai sensi dell'art. 1326 c.c., il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell'accettazione dell'altra parte. Ogni tentativo successivo all'accordo di modificarne alcune condizioni sono tentativi di rinegoziazione che non inficiano – eccetto nel caso vi sia un successivo accordo - l'accordo già sottoscritto.

Tribunale Salerno  28 ottobre 2014 n. 5051  

 

La presunzione di conoscibilità di un atto giuridico recettizio richiede la prova, anche presuntiva, ma avente i requisiti di cui all'art. 2729 cod. civ. (gravità, univocità e concordanza), che esso sia giunto all'indirizzo del destinatario, sicché, in caso di contestazione, la prova della spedizione non è in sé sufficiente a fondare la presunzione di conoscenza, salvo il caso in cui, per le modalità di trasmissione dell'atto (raccomandata, anche senza avviso di ricevimento o telegramma), e per i particolari doveri di consegna dell'agente postale, si possa presumere l'arrivo nel luogo di destinazione. Ne consegue che, laddove l'invio dell'atto sia avvenuto per posta semplice, tale presunzione non opera, in quanto sarebbe eccessivamente gravoso per il destinatario l'onere della prova della impossibilità incolpevole di averne avuto cognizione. Rigetta, App. Catania, 04/05/2007

Cassazione civile sez. III  25 settembre 2014 n. 20167

 

L'acquisto di un notebook non obbliga ad accettare il sistema operativo preinstallato e qualora l'acquirente, all'avvio dell'hardware, manifesti il suo rifiuto alla licenza d'uso del predetto sistema e del suo software applicativo, il mancato consenso si ripercuote unicamente sul contratto di licenza d'uso e non sul negozio di compravendita del computer, dovendosi ritenere che, tra la vendita del prodotto hardware e la licenza d'uso del sistema operativo, non sussista un collegamento negoziale ove manchino elementi idonei a dimostrare la volontà delle parti di concludere entrambi i negozi allo scopo di realizzare un ulteriore interesse pratico, causa concreta dell'intera operazione negoziale, unitario ed autonomo rispetto a quello proprio di ciascuno di essi. Ne consegue che l'acquirente del notebook, qualora non aderisca alle condizioni predisposte unilateralmente per l'accesso al sistema operativo e al software applicativo, rifiuta il perfezionamento del contratto di licenza d'uso ad essi relativo, senza che ciò incida sulla già perfezionata compravendita del computer. Rigetta, Trib. Firenze, 30/07/2010

Cassazione civile sez. III  11 settembre 2014 n. 19161  

 

In tema di formazione del contratto, l'art. 1326 cod. civ. non prevede che la proposta, ove formulata per iscritto, debba essere necessariamente contenuta in un solo documento. (Nella specie la S.C. ha ritenuto corretta la ricostruzione della volontà delle parti operata dalla corte territoriale, che tenuto conto del criterio letterale, del comportamento complessivo delle parti e dell'analisi economica del rapporto, aveva ravvisato tra tre proposte contrattuali, succedutesi nell'arco di pochi giorni, un rapporto di integrazione e di interdipendenza, pervenendo alla conclusione che il contratto stipulato avesse ad oggetto l'integrale realizzazione di un sistema informatico e non solo la fornitura dell'hardware e del software e la relativa manutenzione). Cassa con rinvio, App. Roma, 20/05/2010

Cassazione civile sez. III  25 agosto 2014 n. 18185  

 

In tema di formazione del contratto, l'accettazione non può essere desunta dal mero silenzio serbato su una proposta, pur quando questa faccia seguito a precedenti trattative intercorse tra le parti, delle quali mostri di aver tenuto conto, assumendo il silenzio valore negoziale soltanto se, in date circostanze, il comune modo di agire o la buona fede, nei rapporti instauratisi tra le parti, impongano l'onere o il dovere di parlare, ovvero se, in un dato momento storico e sociale, avuto riguardo alla qualità dei contraenti e alle loro relazioni di affari, il tacere di uno possa intendersi come adesione alla volontà dell'altro. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, si è ritenuto che il silenzio di un istituto di credito, seguito ad una proposta transattiva formulata da un correntista mediante una missiva, non avesse i caratteri di accettazione della proposta, di cui agli artt. 1326, primo comma, e 1335 c.c.). Rigetta, App. Lecce, 28/03/2007

Cassazione civile sez. III  14 maggio 2014 n. 10533  

 

 

Pubblica amministrazione

I contratti con la P.A. devono essere redatti, a pena di nullità, in forma scritta e - salva la deroga prevista dall'art. 17 del r.d. 18 novembre 1923, n. 2440 per i contratti con le ditte commerciali, che possono essere conclusi a distanza, a mezzo di corrispondenza "secondo l'uso del commercio" - con la sottoscrizione, ad opera dell'organo rappresentativo esterno dell'ente, in quanto munito dei poteri necessari per vincolare l'amministrazione, e della controparte, di un unico documento, in cui siano specificamente indicate le clausole disciplinanti il rapporto. Tali regole formali sono funzionali all'attuazione del principio costituzionale di buona amministrazione in quanto agevolano l'esercizio dei controlli e rispondono all'esigenza di tutela delle risorse degli enti pubblici contro il pericolo di impegni finanziari assunti senza l'adeguata copertura e senza la valutazione dell'entità delle obbligazioni da adempiere. (Nella specie, la S.C. ha escluso la valida conclusione di un contratto d'opera professionale nel caso in cui l'intendimento del comune conferente l'incarico non era desumibile da un contratto sottoscritto dal sindaco ma da una delibera comunale, deputata ad altra funzione e priva del relativo impegno di spesa, nonché dell'indicazione dei mezzi per far fronte al compenso del professionista, mentre la determinazione del contenuto specifico del rapporto era rinviata ad un momento successivo alla sua avvenuta esecuzione). Rigetta, App. Napoli, 29/05/2006

Cassazione civile sez. I  20 marzo 2014 n. 6555 



 
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