codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 1327 codice civile: Esecuzione prima della risposta dell’accettante

Qualora, su richiesta del proponente o per la natura dell’affare o secondo gli usi, la prestazione debba eseguirsi senza una preventiva risposta, il contratto è concluso nel tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio l’esecuzione.

L’accettante deve dare prontamente avviso all’altra parte dell’iniziata esecuzione e, in mancanza, è tenuto al risarcimento del danno (1).


Commento

Prestazione: [v. 1174]; Contratto: [v. Libro IV, Titolo II]; Risarcimento del danno: [v. 1218].

 

Esecuzione della prestazione: attuazione ed adempimento degli obblighi previsti dal contratto (es.: il versamento del prezzo da parte dell’acquirente e la consegna del bene da parte del venditore).

 

(1) La norma si discosta dalla regola secondo la quale il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta giunge a conoscenza dell’accettazione dell’altra parte [v. 1326]. Infatti, nel caso in cui vi sia l’esigenza di prontezza della prestazione, il destinatario della proposta contrattuale può eseguire la prestazione prima di comunicare la sua accettazione al proponente. Si pensi al caso in cui Tizio ha interesse a ricevere molto presto un libro per cui ordina al libraio di spedirglielo senza attendere la risposta. In tal caso, il contratto è concluso nel tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio l’esecuzione.

 


Giurisprudenza annotata

Pubblica amministrazione

Visto che i contratti di cui sia parte una p.a. richiedono la forma scritta ad substantiam, non può ritenersi sufficiente che tale forma scritta riguardi la sola dichiarazione negoziale della p.a., sicché deve escludersi la conclusione di tali contratti per “ facta concludentia”, ossia mediante inizio dell’esecuzione della prestazione da parte del privato,secondo lo schema dell’art.1327 c.c..

Tribunale Salerno  11 settembre 2014 n. 4219

 

Per il contratto di opera professionale, quando ne sia parte committente una P.A., e pur ove questa agisca "iure privatorum", è richiesta, in ottemperanza al disposto del r.d. 18 novembre 1923 n. 2440, art. 16 e 17, la forma scritta "ad substantiam". Il contratto deve, quindi, tradursi a pena di nullità nella redazione di un apposito documento, recante la sottoscrizione del contraente e del titolare dell'organo con potere di rappresentare l'Ente nei confronti dei terzi, dal quale possa desumersi la concreta instaurazione del rapporto. Pertanto, deve escludersi la possibilità di concludere contratti "per facta concludentia", ossia mediante inizio dell'esecuzione o prosecuzione della stessa, in caso di contratto scaduto, secondo il modello di cui all'art. 1327 c.c.

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. III  05 maggio 2014 n. 1152  

 

La volontà di obbligarsi della Pa non può dedursi per implicito da singoli atti, dovendo essere manifestata nelle forme, necessariamente rigide, richieste dalla legge, tra cui la forma scritta ad substantiam, anche in caso di rinnovo o di proroga del contratto). Deriva da quanto precede, pertanto, che, qualora non sopravvenga la formale stipulazione, il privato non può far valere alcuna responsabilità per colpe della controparte, derivando l'invalidità del negozio da disposizioni generali, da presumersi note agli interessati, che escludono l'affidamento incolpevole della parte adempiente, fatta salva, ovviamente, l'azione di arricchimento in caso di provata utilitas della prestazione in favore della p.a.

Cassazione civile sez. I  05 marzo 2014 n. 5106  

 

 

Vendita

Nella compravendita di merce da piazza a piazza, la conclusione del contratto - per il caso in cui non ricorra alcuna delle ipotesi di esecuzione senza preventiva accettazione contemplate dall'art. 1327 del Cc - resta soggetta ai principi generali fissati dall'art. 1326 c.c. con la conseguenza che ove vi sia spedizione senza preventiva risposta di accettazione, detta conclusione si verifica nel momento e nel luogo in cui la merce stessa è recapitata al proponente, non in quella in cui è consegnata al vettore, dato che solo detto recapito porta a conoscenza del proponente la accettazione dell'altra parte.

Cassazione civile sez. II  13 gennaio 2014 n. 462  

 

Nelle vendite da piazza a piazza stipulate fra commercianti ed aventi per oggetto merce per sua natura destinata al commercio, la semplice consegna di questa dal preteso venditore al vettore, in difetto di qualsiasi idonea prova dell'esistenza di una preventiva proposta del preteso acquirente, non comporta conclusione del contratto ai sensi dell'art. 1327, primo comma, cod. civ., mancando la configurazione dell'elemento essenziale di una valida richiesta del proponente affinché l'esecuzione possa tener luogo dell'accettazione espressa, ai fini della conclusione dell'accordo delle parti, elemento imposto dalla norma generale di cui all'art. 1325, n. 1, cod. civ. Cassa e decide nel merito, App. Ancona, 29/04/2006

Cassazione civile sez. II  26 giugno 2013 n. 16182  

 

 

Deposito

L'istituzione da parte dei Comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell'art. 7, comma 1, lettera f), del d.lg. 30 aprile 1992, n. 285, non comporta l'assunzione dell'obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l'avviso "parcheggio incustodito" è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (art. 1326, comma 1, e 1327 c.c.), perché l'esclusione attiene all'oggetto dell'offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l'approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell'art. 1341, comma 2, c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), che l'utente può non accettare non essendo privo di alternative, sì che l'univoca qualificazione contrattuale del servizio - e della prestazione che lo caratterizza: parcheggio senza custodia - reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l'obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell'affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l'adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all'organizzazione della sosta, che peraltro, per disposizione normativa innanzi citata, deve esser predisposta in zona esclusa dalla viabilità ed in relazione alla quale infatti la scheda metallica, che consente di immettervi il veicolo, è predisposta per misurare il tempo dell'utilizzazione dello spazio, non l'identificazione di colui che ritira l'auto.

Cassazione civile sez. III  19 novembre 2013 n. 25894  

 

L'istituzione da parte dei comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell'art. 7 comma 1 lett. f) d.lg. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada), non comporta l'assunzione dell'obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l'avviso "parcheggio incustodito" è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (art. 1326 comma 1 e 1327 c.c.), perché l'esclusione attiene all'oggetto dell'offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l'approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell'art. 1341 comma 2 c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l'univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l'obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell'affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso, potendo queste ascriversi all'organizzazione della sosta che peraltro, per disposizione normativa innanzi citata, deve esser predisposta in zona esclusa dalla viabilità sì che la scheda metallica, che consente di immettervi il veicolo, in tal caso è predisposta per misurare il tempo dell'utilizzazione dello spazio, e non il controllo di colui che ritira l'auto, cosi potendone assicurare la custodia. (Nella fattispecie la S.C. ha cassato la sentenza con rinvio alla corte di appello per l'accertamento della sussistenza o meno dell'avviso di "parcheggio non custodito", rilevante al fine di stabilire l'eventuale responsabilità del gestore del parcheggio per furto di veicolo).

Cassazione civile sez. III  24 settembre 2013 n. 21831  

 

L'istituzione da parte dei comuni, previa deliberazione della giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell'art. 7, comma 1, lett. f), del vigente cod. strada, non comporta l'assunzione dell'obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l'avviso “parcheggio incustodito” è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto perché l'esclusione attiene all'oggetto dell'offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l'approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell'art. 1341, comma 2, c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l'univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l'obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell'affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l'adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso e uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all'organizzazione della sosta. Deriva da quanto precede, pertanto, che il gestore concessionario del comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell'area all'uopo predisposta.

Cassazione civile sez. III  16 maggio 2013 n. 11931

 

L'istituzione da parte dei comuni di aree di sosta a pagamento, ai sensi dell'art. 7 comma 1 lett. f) c.strad., non comporta l'assunzione dell'obbligo del gestore dell'area di custodire i veicoli su di esse parcheggiati, se l'avviso "parcheggio incustodito" sia esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (art. 1326 comma 1 e 1327 c.c.). Ne consegue che il gestore, concessionario del comune di un parcheggio senza custodia, non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell'area all'uopo predisposta. Cassa e decide nel merito, App. Milano, 25/01/2007

Cassazione civile sez. III  16 maggio 2013 n. 11931  

 



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti