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Art. 1329 codice civile: Proposta irrevocabile

Se il proponente si è obbligato a mantenere ferma la proposta per un certo tempo, la revoca è senza effetto (1).

Nell’ipotesi prevista dal comma precedente, la morte o la sopravvenuta incapacità del proponente non toglie efficacia alla proposta, salvo che la natura dell’affare o altre circostanze escludano tale efficacia (2).


Commento

Proposta: [v. 1326]; Revoca: [v. 1328].

 

Proposta irrevocabile: proposta che il proponente s’impegna a non ritirare per un certo tempo, rinunciando preventivamente al diritto di revoca per tutta la durata del termine. Ove il proponente ritiri la proposta, la revoca non avrà effetto.

 

(2) Si tratta di un’eccezione alla regola generale secondo cui, in caso di morte o di sopravvenuta incapacità di contrattare del proponente prima che questi giunga a conoscenza dell’accettazione, la proposta perde efficacia.

 

Scopo dell’istituto è quello di agevolare colui che riceve la proposta contrattuale. Essendo infatti la proposta irrevocabile, colui che ha ricevuto la proposta godrà di un certo tempo per accettare (potendosi attivare ad esempio, per trovare i mezzi finanziari per concludere l’operazione) senza rischiare di vedersi revocata la proposta fattagli.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Il termine entro il quale il proponente si obbliga a mantenere ferma la proposta, ai sensi dell'art. 1329, primo comma, cod. civ., costituisce elemento essenziale della proposta irrevocabile sicché, deve essere fissato dallo stesso proponente. In mancanza di tale determinazione la proposta va considerata pura e semplice, ed è revocabile, a norma dell'art. 1328, primo comma, cod. civ., finché il contratto non sia concluso. Rigetta, App. Brescia, 13/05/2008

Cassazione civile sez. II  02 ottobre 2014 n. 20853  

 

Il mancato esercizio, entro la scadenza del termine all'uopo fissato, della facoltà di accettare l'altrui proposta irrevocabile, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 1331 cod. civ., facendo venir meno la soggezione dell'offerente al diritto potestativo del contraente cui è stata concessa l'opzione, libera definitivamente il primo, con la conseguenza che la manifestazione della volontà del secondo di aderire all'offerta, se sopravviene tardivamente, equivale ad una nuova proposta che non vincola l'originario offerente se non in caso di accettazione da parte del medesimo. Pertanto, è ininfluente che il ritardo nell'accettazione della proposta sia solo "lieve", considerato che nella fattispecie non viene in rilievo una questione di inadempimento, ma un'ipotesi di decorrenza di un termine. Rigetta, App. Caltanissetta, 28/04/2006

Cassazione civile sez. II  19 giugno 2013 n. 15411

 

In tema di clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore, la previsione dell'art. 33 comma 2 lett. e) d.lg. 6 settembre 2005 n. 206, (cd. codice del consumo) - diretta a sanzionare la lesione inferta all'equilibrio negoziale che si concretizza nel trattenimento di una somma di denaro ricevuta prima dell'esecuzione delle prestazioni contrattuali, qualora non si ponga a carico dell'"accipiens" un obbligo restitutorio e un ulteriore obbligo sanzionatorio qualora sia egli stesso a non concludere o a recedere - è applicabile in presenza non solo di un contratto già concluso ed impegnativo per entrambi i contraenti, ma anche di un negozio preparatorio vincolante per il consumatore, quale quello discendente da una proposta irrevocabile, tutte le volte che il consumatore stesso - nel versare, contestualmente all'impegno assunto, una somma di denaro destinata ad essere incamerata dal beneficiario in caso di mancata sottoscrizione del successivo preliminare "chiuso" o del definitivo da parte del proponente - abbia aderito ad un testo, contenente la detta clausola vessatoria, predisposto o, comunque, utilizzato dal professionista oblato.

Cassazione civile sez. II  30 aprile 2012 n. 6639  

 

Nella proposta irrevocabile, disciplinata dall'art. 1329 c.c., l'elemento normativamente richiesto per l'irrevocabilità è la determinazione del tempo fino alla consumazione del quale il proponente è obbligato a mantenere ferma la proposta ragione per cui, l'essenzialità e la funzione di tale termine escludono che la limitazione della facoltà di revoca possa risolversi nella negazione definitiva di essa e nella subordinazione dell'efficacia della proposta esclusivamente alla volontà del suo destinatario. Ne consegue che, ove si pattuisca che il termine entro il quale la proposta deve rimanere ferma, coincida (come nella specie) con la sottoscrizione del contratto preliminare di compravendita o, in difetto, con il rogito notarile di trasferimento della proprietà, deve negarsi l'esistenza stessa di una proposta irrevocabile perché tale fattispecie presuppone che alla scadenza del termine il proponente riacquisti la possibilità di esercitare la facoltà di facoltà di revoca.

Cassazione civile sez. II  02 agosto 2010 n. 18001  

 

L’irrevocabilità della proposta contrattuale (cd. "a fermo" o "ferma"), disciplinata dall'art. 1329, c.c., consiste nella temporanea privazione degli effetti di una eventuale revoca voluta dal proponente ed ha lo scopo di accordare al destinatario per l'accettazione della proposta uno "spatium deliberandi" maggiore di quello ordinariamente necessario secondo la natura dell'affare o secondo gli usi (cfr. art. 1226, comma 2, c.c.). Elemento normativamente richiesto per l'irrevocabilità è la determinazione del tempo per il quale il proponente è obbligato a mantenere ferma la proposta e l'essenzialità e la funzione del termine escludono che la limitazione della facoltà di revoca della proposta, riconosciuta in via generale al proponente sino alla sua accettazione dall'art. 1328, c.c., possa risolversi nella negazione di tale facoltà e nella subordinazione dell'efficacia della proposta esclusivamente alla volontà del suo destinatario. Laddove, quindi, il tempo di irrevocabilità venga fatto cessare, come nella specie, con la sottoscrizione del contratto preliminare o, in difetto di questa, con il rogito notarile di trasferimento della proprietà, che con la creazione di un vincolo contrattuale esauriscono la funzione della proposta, deve negarsi che all'irrevocabilità sia stato previsto un termine, poiché la necessaria temporaneità della stessa presuppone che alla scadenza di esso il proponente riacquisti la possibilità di esercitare la facoltà di revoca.

Cassazione civile sez. II  02 agosto 2010 n. 18001  

 

Il contratto (o, come più comunemente chiamato, patto) di opzione, per poter conseguire le finalità tipiche per cui è configurato dalla legge, deve, innanzitutto, essere concluso bilateralmente e a differenza della proposta irrevocabile (art. 1329 c.c.), costituisce un negozio giuridico bilaterale, la cui causa consiste nell'assunzione dell'obbligo per una delle parti di mantenere ferma per il tempo pattuito la proposta relativamente alla conclusione di un ulteriore contratto, con correlativa attribuzione all'altra parte del diritto di determinarsi in merito alla conclusione del contratto entro quel medesimo tempo.

T.A.R. Milano (Lombardia) sez. I  11 febbraio 2010 n. 374  

 

Il contratto in virtù del quale le parti si obblighino a stipulare un successivo contratto ad effetti obbligatori (ovvero un contratto preliminare di preliminare) è nullo per difetto di causa, non essendo meritevole di tutela l'interesse di obbligarsi ad obbligarsi, in quanto produttivo di una inutile complicazione. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che - in relazione ad una proposta irrevocabile di acquisto di un immobile, con la quale il proponente si era obbligato alla stipulazione di un successivo contratto preliminare - aveva ritenuto che tale proposta fosse priva di effetti giuridici vincolanti).

Cassazione civile sez. II  02 aprile 2009 n. 8038  



 
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